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  • L’analisi del voto

    Pubblicato il maggio 6th, 2008 Max Nessun commento

    di Silvana Iannotta
    Se dovessimo tentare di fare un’analisi del voto dell’ultima campagna elettorale, che è stata definita da un illustre giornalista della Stampa “una delle più deprimenti che si siano mai viste”, dovremmo aggiustare il tiro, dati i risultati dell’affluenza alle urne, che nessun osservatore aveva preventivato così alta. Certamente l’invito all’astensione rivolto dal movimento dell’antipolitica, che sarebbe meglio definire dell’anticasta perché sicuramente propone cambiamenti e regole migliori di quelle offerte dall’attuale caravanserraglio, aveva sollevato preoccupazioni anche ai più alti livelli, tanto da far scendere in campo il Presidente Napolitano a difesa del Parlamento che, come ha detto, “non è composto di avidi fannulloni”. Ma, nello stesso tempo, il Presidente invitava “coloro che fanno politica, a qualsiasi schieramento appartengano, a comprendere le ragioni della disaffezione, del disincanto verso la politica e a gettare un ponte di comunicazione con le nuove generazioni”.
    Belle parole, ma a che servono? Basta chiedere agli italiani il motivo della disaffezione e non è necessario aspettare che si riuniscano i partiti vinti o vincitori ad elaborare complicate disamine di ciò che è avvenuto. Il popolo non si è spostato a destra, come qualcuno, preoccupato, denuncia: il popolo si è solo stancato di essere attirato con lusinghe, promesse, spot pubblicitari costosi, linguaggio vecchio, parole obsolete che la classe politica continua ad usare. Il popolo ha dimostrato d’essere molto più avanti dei suoi governanti e con il voto esprime un giudizio su ciò che è stato fatto, proprio come a scuola: –


    hai governato bene? Promosso. Hai governato male? Bocciato. È questa la nuova realtà del sistema bipolare, che gli italiani hanno scelto con un referendum, al di là e contro certe leggi elettorali, prodotte dal Parlamento a garanzia di presunte rappresentanze anche minime dell’elettorato. Democrazia non è garantire il rimborso elettorale anche ai nanetti che non hanno alcuna probabilità di eleggere parlamentari, democrazia è rispondere ai bisogni della gente.
    E il popolo vuole essere governato con una garantita stabilità e da persone che abbiano il coraggio di risolvere i problemi della barca Italia (e non solo Alitalia) che sta affondando; il popolo vuole gente perbene al Parlamento (anche se non tutti l’hanno ancora capito) perché è stanco di scandali, di latrocini, di interessi personali, di arricchimenti illeciti, di finanziamenti ai partiti e all’enorme indotto da essi stessi creato ( enti, associazioni, società-miste, e quant’altro), da cui proviene il progressivo indebitamento dello Stato, mentre i servizi (scuola, giustizia, sicurezza, sanità) vengono lasciti morire per mancanza di fondi.
    Caro Presidente Napolitano, non basta tagliare un po’ le spese enormi del Quirinale! Bisogna invitare con fermezza la classe politica a ridurre drasticamente le spese inutili, quelle che hanno trasformato una classe politica che non lo merita in “casta”, per ridare ai cittadini una parte dell’enormità delle tasse che pagano! Saremmo tutti più contenti di pagarle.
    Ma l’avvertimento più chiaro viene dall’elettorato: vinti e vincitori sono sulla stessa ruota che gira. Solo chi governa con impegno, con trasparenza, con lealtà, con capacità, determinazione e velocità nel dare risposte efficaci, potrà sperare di rimanere in sella; altrimenti, avanti il prossimo!
    – Vae victis- disse Brenno, dopo la sconfitta di Roma: certo, guai ai vinti (e non si capisce perché chi è stato sconfitto deve essere premiato con incarichi di prestigio!), ma guai anche ai vincitori, perché saranno sotto quella lente d’ingrandimento che la maturazione dell’elettorato ha prodotto. Sconti a nessuno!

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