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L’affidamento del servizio d’igiene ambientale a Sicilia Ambiente S.p.A. (aggiornamento)
Pubblicato il ottobre 10th, 2007 9 commentidi Massimo Greco
Accanto all’affidamento mediante gara, che la riforma attuata dall’art. 35 della L. n. 448/2001 aveva configurato come unico strumento per la gestione esternalizzata dei servizi pubblici, l’art. 14 del D.L n. 269/2003 ha previsto altri due modelli dei quali l’uno risponde allo schema dell’affidamento diretto in house di estrazione comunitaria, mentre l’altro reintroduce lo strumento della società mista, prevedendo l’affidamento diretto del servizio a fronte della selezione mediante procedura ad evidenza pubblica del socio privato.La società Enna-Euno, meglio conosciuta come ATO rifiuti, ha optato per la prima soluzione affidando in house il servizio di gestione dell’intero ciclo dei rifiuti alla Società Sicilia-Ambiente, dopo una mirata modifica statutaria finalizzata a rendere totalmente pubblica la partecipazione azionaria dei soci. Senza entrare nel merito della operazione di acquisto delle quote del precedente socio privato a cura dell’ATO rifiuti, questione che richiederebbe uno specifico approfondimento, proviamo a riflettere su ciò che prevede la normativa attuale per rendere conforme al diritto comunitario l’affidamento in questione. La Corte di Giustizia Europea dopo aver affermato l’obbligatorietà della procedura ad evidenza pubblica per la scelta del contraente di una fornitura all’ente pubblico, ha stabilito che “Può avvenire diversamente solo nel caso in cui, nel contempo, l’ente locale eserciti su tale soggetto un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e quest’ultimo realizzi la parte più importante della propria attività, con l’ente o con gli enti locali detentori” (sent. Teckal 18/11/99 causa C-107/98). La Corte di Giustizia ha riaffrontato il problema del “controllo analogo” (sent. 11/01/2005, causa C-26/03) affermando che “la partecipazione, anche minoritaria, di una impresa privata al capitale di una società alla quale partecipi anche l’amministrazione aggiudicatrice in questione, esclude in ogni caso che tale amministrazione possa esercitare sulle detta società un controllo analogo a quello che essa esercita sui propri servizi”. Infine, con la decisione 13/10/2005, nella causa C-458/03, la Corte comunitaria ha stabilito per un verso che, il possesso dell’intero capitale sociale da parte dell’ente pubblico, pur astrattamente idoneo a garantire il controllo analogo a quello esercitato sui sevizi interni, perde tale qualità se lo statuto della società consente che una quota di esso, anche minoritaria, possa essere alienata a terzi e, per l’altro che, se il consiglio di amministrazione “dispone della facoltà di adottare tutti gli atti ritenuti necessari per il conseguimento dell’oggetto sociale”, i poteri attribuiti alla maggioranza dei soci dal diritto societario non sono sufficienti a consentire all’ente di esercitare un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi.
“Segnatamente, il controllo analogo deve essere inteso come un rapporto equivalente, ai fini degli effetti pratici, ad una relazione di subordinazione gerarchica; tale situazione si verifica quando sussiste sussiste un controllo gestionale e finanziario stringente dell’ente pubblico sull’ente societario” Giuseppe Mullano, “Affidamento in house tra normativa nazionale e normativa comunitaria”, Diritto.it, 21/06/2007. Anche la giurisprudenza amministrativa ha ormai recepito le indicazioni della Corte di Giustizia, infatti il Consiglio di Giustizia Amministrativa (sent. n. 719 del 4/09/2007) ha così argomentato: “La sussistenza del cosiddetto controllo analogo, che secondo giurisprudenza comunitaria è necessario per l’affidamento diretto di un servizio pubblico ad una società appositamente, richiede: a) il possesso dell’intero capitale azionario (che tuttavia da solo è condizione necessaria, ma non sufficiente a determinare il controllo analogo): b) il controllo del bilancio; c) il controllo sulla qualità dell’amministrazione; d) la spettanza di poteri ispettivi diretti e concreti, sino a giungere al potere del controllante di visitare i luoghi di produzione; e) la totale dipendenza dell’affidatario diretto in tema di strategie e politiche aziendali. E’ quindi necessario a tal fine che si realizzi quello che è definito <<controllo strutturale>>, e questo non può limitarsi agli aspetti formali relativi alla nomina degli organi societari ed al possesso della totalità del capitale azionario”. “Peraltro, la Corte di Giustizia ha affermato che i requisiti dell’in house providing, costituendo un’eccezione alle regole generali del diritto comunitario, devono essere interpretati restrittivamente (Corte di Giustizia, 6 aprile 2006, C-410/04). Ciò significa che l’in house providing non costituisce un principio generale, prevalente sulla normativa interna, ma è un principio derogatorio di carattere eccezionale che consente, e non obblighi, i legislatori nazionali a prevedere tale forma di affidamento. Affinché possa esperirsi legittimamente un affidamento diretto occorre che vi sia una specifica previsione normativa derogatoria al principio di concorsualità e concorrenza, e che ricorrano tassativamente le condizioni dalla stessa previste”(TAR Lecce, 4/10/2007, n. 3436). Il Codice dell’ambiente non sembra prevedere una normativa derogatoria, anzi. L’art. 202, comma 1, del D.Lgs n. 152/2006, infatti, nello stabilire che l’Autorità d’Ambito aggiudica il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani mediante “gara”, precisa che la stessa deve essere disciplinata dai principi e dalle disposizioni comunitarie, in conformità ai criteri di cui all’art. 113, comma 7, del D.Lgs 267/2000. “E’ emersa fin da subito la scomparsa della possibilità di scelta tra diversi modelli di gestione come consentito dal comma 5 dell’art. 113 del TUEL sostituita dalla previsione della procedura ad evidenza pubblica per la scelta del gestore. Il Codice, dunque, ammette una sola modalità di affidamento del servizio, ritenendo che in questo settore esista un mercato dove operano soggetti economici ed è quindi intervenuto a tutela di quel mercato, e, in definitiva della concorrenza, creando per i rifiuti una disciplina di settore diversa rispetto a quella ordinaria. Lo stesso comma 1 dell’art. 202 contiene dei criteri di selezione del gestore (l’ammontare del corrispettivo offerto) che non sono pertinenti ad un rapporto in house, ma lo sono se si tratta di selezionare un soggetto terzo, pubblico o privato” (Carlo Rapicavoli, “La gestione dei rifiuti urbani nel codice ambientale”, LexItalia.it, n. 10/2007).
Il rapporto tra l’ATO rifiuti e Sicilia Ambiente è conforme alle novità del citato Codice dell’ambiente ed ai principi della giurisprudenza comunitaria ed amministrativa? Sarà il TAR di Catania a deciderlo nei prossimi mesi, a seguito del ricorso promosso dall’Assoutenti di Enna.9 responses to “L’affidamento del servizio d’igiene ambientale a Sicilia Ambiente S.p.A. (aggiornamento)”

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Secondo me al posto di internauta dovresti chiamarti superman, perchè hai almeno il coraggio(becero ma abnorme) di difendere la gestione dell’Ato rifiuti ad opera del centrosinistra ennese…Difendi l’indifendibile ma gli ennesi la conoscono la storia dell’ATO. 3 sono stati i presidenti dell’ATO: Cocuzza, Crisafulli e Costanza, tutti di centrosinistra.. e tre gli amministratori delegati…tutti di centrosinistra… per non parlare poi di quadri dirigenziali senza competenza messi lì solo perchè dirigenti di alcuni partiti..certamente non di AN.
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Sergio Trapani ottobre 12th, 2007 alle 09:58
Se Internauta, invece di soffermarsi alle impressioni, cercasse di scorgere anche le sfumature e i dettagli, avrebbe anche letto commenti di gente appartenente all’area di sinistra, quella LIBERA.
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internauta ottobre 13th, 2007 alle 16:15
FACCIO CHIAREZZA SUL MIO SFOGO.
Premessa
Sono un cittadino come tanti in questo periodo profondamente deluso da tutta la classe politica di destra, centro e sinistra.
Politici seri e dediti ad operare per il bene comune, a mio avviso, sono ormai in via di estinzione in tutti gli schieramenti. La cosa che oltretutto mi irrita in particolar modo è il fatto che nell’atto di amministrare l’intesa tra centro-destra e centro-sinistra la si trova esclusivamente quando si commettono errori mostruosi, come la nascita del carrozzone ATO frutto di clientelismo apparentemente di centro-sinistra ma nei fatti anche di centro-destra poichè in pratica non ha fatto niente per contrastare questa ed altre nefandezze!
Non riesco a capire perchè invece l’intesa tra schieramenti opposti non si trova quasi mai quando si dovrebbero portare a termine progetti che sono solo ad esclusivo vantaggio dei cittadini invece che dei politici!
La “casta” (termine che prendo a prestito) ormai traborda di arroganza e non a caso nascono un pò dappertutto movimenti spontanei di cittadini che in vari casi si oppongono con coraggio e determinazione alle vessazioni imposte dai politici alcuni addirittura irritati per tali comportamenti.
Prima delle elezioni dicono di essere al servizio dei cittadini, dopo dovrebbero essere i cittadini al loro servizio ….. bè un bel vaffa a mio avviso se lo meritano eccome!Rispondo ora rispettivamente a coloro che forse per non essermi espresso bene non hanno capito il mio pensiero.
Il giornalista-scrittore a cui mi riferisco non è asslutamente il signor Max e la persona diciamo “segnalata” non è un padre di famiglia che “aspirava” a diventare operatore ecologico, bensì un sigle che come tanti arrivati a quasi 50 anni reclamano un posto di lavoro dietro una scrivania pur non avendo nemmeno un diploma in modo poi da ottenere l’agognata pensione dopo una vita di affaticanti . . . . . sbadigli!
Sorvoliamo sulle persone e concentriamoci sui fatti: una volta quando a mio avviso si faceva la politica in modo serio era inconcepibile che una persona che contava di destra “segnalasse” un suo leccapiedi ad una persona di peso della sinistra, si sarebbe gridato allo scandalo!
Ora questa prassi di scambiarsi “piccoli favori” è diventata una vera e propria abitudine tra “avversari” politici anzi se l’avversario è “vittima” di qualche persecuzione, l’altro interviene lodandone l’operato pur non sapendo se veramente l’altro si è comportato correttamente, forse per spirito di contraddizione nei confronti della giustizia vista da tanti politici in modo ostile!
Ciò che rimprovero al signor Max è solo il fatto che di impeccabili articoli e belle parole sono stufo sia io che molti altri cittadini: è ora dei fatti concreti!
Secondo me un politico coraggioso non dovrebbe limitarsi a scrivere begli articoli, ma rivolgersi alla magistratura quando come nel caso dell’Ato sospetta che vi sia stata una gestione allegra e clientelare che ha creato un enorme danno alla collettività.
Isolare se ne è il caso gli amici di partito che hanno commistioni equivoche e tornacontistiche con avversari politici poco seri e opportunisti.
Finchè non ci sono fatti concreti la “casta” si stà autodistruggendo inconsapevolmente arroccata nelle torri d’avorio della politica.
Sono quindi contro l’Ato così concepito come stipendificio invece di modello di economia con la raccolta differenziata della spazzatura, se non si fosse capito.
Quello che invece non capisco io è il signor Trapani circa le sfumature della sinistra libera, poichè nei comuni, nella provincia ed in Sicilia tutta non vi è più a mio avviso tra la classe politica distinzione tra destra e sinistra tutti pronti in combutta a fare gli interessi comuni della “casta” e al diavoli i cittadini e la giustizia!
Fatti e non parole, isolare i personaggi arrivisti e disonesti e sopratutto pulizia dentro tutti i partiti per riacquistare un pò di credibilità!
Io mi ritengo ideologicamente di sinistra ed io per prima provo un grande senso di vergogna per alcuni capi politici della sinistra ennese che spadroneggiano come dei vecchi feudatari “ignoranti” di tutto!
L’Ato è solo la punta di un iceberg, sprechi e sperperi di denaro collettivo purtroppo non si contano più in tante amministrazioni pubbliche di destra e di sinistra.Chi è intelligente spero capisca per gli altri non replicherò più, sono abbastanza scocciato di sprecare del tempo a discutere di cose impensabili in paesi più evoluti e di persone che non meritano nemmeno di essere nominate talmente mi disgustano!
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Sergio Trapani ottobre 14th, 2007 alle 06:47
Caro sig. Internauta, parlavo di sinistra libera, per dirle che ci possono essere persone fuori da queste logiche becere di potere locale. Insomma qualcuno che dentro di sè, così come LEI mi sembra di intuire, si sente libero e non condizionato. Sono di sinistra anche io. E non quella dei colori tenui,sfuocati. Sono di sinistra e basta. E provo, più che vergogna, schifo.
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Giovanni ottobre 15th, 2007 alle 17:24
Rispondo al Sig. Internauta. Intanto perchè non cominciano gli elettori a fare la loro parte non votando più questa sinistra?
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NONNO LIBERO ottobre 15th, 2007 alle 22:33
sempre a propoito di ato, alcune mie considerazioni:
1) vero è che i lavoratori di tale società debbono e DEVONO errere pagati per il lavoro svolto! ma a tutelari questi diritti non dovrebbe essere L’Ispettorato del Lavoro, che ha uttele facoltà per mettere in mora il datore inadempiente? esercitando quei poteri di legge previsti in questi casi?
2) è normale che i “sindacati” svolgano attività di mediazione invece che con il datore di lavoro con i cittadini che non hanno pagato le bollette?
3) visto e considerato che oltre a non pagare i salari e gli stipendi la Società inadempiente verso sarosanti “doveri” non ha neanche pagato i contributi INAIL, INPS, ed altri, non viene perseguita per legge?
4) se si trattasse di una qualsiasi altra impresa, si accetterebbe una cosa del genere?
Sarebbero tantissimi gli altri interrogaivi che mi assillano; ma sono sicuro che se finalmente si dipanasse questa incarbugliata matassa, tutti i cittadini sarebbero ben consapevoli di pagare il GIUSTO, sgravato da balzelli (IVA) ed aumenti ingiustifitati ed ingiustificabili, solo per salvaguardare i lavoratori e non una allegra gestione della cosa pubblica. Io, tra questi, sarei il primo.
Meglio agitarsi nel dubbio che riposare nell’errore.
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Internauta ottobre 12th, 2007 alle 08:48