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  • La Venere di Morgantina cambia residenza?

    Pubblicato il dicembre 8th, 2008 Max Nessun commento

    di Massimo Greco
    Dal rapporto del Censis per l’anno 2008 emerge una società complessa ed oligarchica. Una società – secondo il Presidente De Rita – “…in cui prevalgono nuovi modelli d’intervento sistemici per la risoluzione dei problemi e nuovi soggetti che sappiano agire volta per volta sull’argomento. Questi soggetti possono essere sia pubblici che privati, ma la loro forza sta nel fare sistema. – Per De Rita -la massima espressione dello Stato in questo momento è Gianni Letta, che opera tipicamente con interventi sistemici: c’è un problema e interviene lui, perché sa stare nella storia e fare sistema”.
    Dalle nostre parti i problemi sono tanti ed i Gianni Letta non esistono. Uno dei tanti problemi che meriterebbe un approccio sistemico è sicuramente quello della gestione e valorizzazione dei beni culturali della provincia di Enna. In tanti dicono che la cultura può diventare un efficace strumento di rilancio dell’economia ennese, ma nessuno è in grado di tramutare in fatti operativi e funzionali le numerose parole che vengono pronunciate in convegni e tavoli tematici. Ad esempio, qualcuno si sta ponendo il problema di come preparare l’accoglienza della Venere di Morgantina? E che dire della Villa Romana del Casale a lavori di restauro ultimati? Cosa si aspetta ad affrontare questi due eventi culturali in modo sistemico? Ogni soggetto pubblico e privato continua a tirare dritto per la propria strada propria strada senza chiedersi nulla. La Regione Siciliana mantiene in vita una Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali, a cui demanda la sola funzione di tutela del patrimonio archeologico, e un Museo Archeologico, denominato addirittura “Villa del Casale”, –

    di cui si sconosce anche l’esistenza. Il Comune di Piazza Armerina continua a ricevere una percentuale dei fondi per l’accesso turistico alla Villa Romana, ma non riesce a fare un credibile progetto per i servizi di assistenza ed accoglienza. L’Alto Commissario Sgarbi, delegato dal legislatore regionale, per coordinare gli interventi progettuali sulla Villa, dopo essere riuscito ad appaltare il progetto di restauro, non si è più visto. La Provincia rischia di perdere i fondi del PIT, relativi ai lavori in corso di esecuzione sull’area archeologica della Villa, per non essere riuscita a garantire la procedura di rendicontazione della spesa entro il 31 dicembre 2008. I commercianti, più o meno abusivi, continuano a regnare sul sito per garantire il quotidiano ritorno economico. Tutto all’insegna dell’anarchia perché nessuno è in grado di fare sistema e proporre formule innovative (e non tanto) per la valorizzazione integrata del patrimonio archeologico di Piazza Armerina ed Aidone. Sorprende infatti come nessuno abbia pensato alla istituzione di un Parco Archeologico che razionalizzi le competenze istituzionali disordinatamente coinvolte a vario titolo e rediga un progetto di valorizzazione delle due aree archeologiche. In mancanza di una struttura siffatta chi o quale Istituzione Pubblica potrà accogliere la Venere di Morgantina. E poi per farne cosa? Come ha recentemente dichiarato Alessandro Laterza, Presidente della Commissione Cultura di Confindustria, “La cultura, nei momenti difficili, può dare risposte concrete e favorire lo sviluppo di un’area se viene legata, con un occhio allo sviluppo economico, a eventi efficaci sia nell’attirare pubblico sia dal punto di vista del marketing”. Senza interlocutori istituzionali unici ed autorevoli e senza idee chiare sulle azioni da porre in essere immediatamente, la Venere di Morgantina rischia di sostare per pochi giorni, solo il tempo per comprendere che la classe dirigente della provincia di Enna non è degna della sua permanenza. Dopo l’Università, ottenuta nel contesto di tentazioni politiche e patriarcali dure a morire, è questa la sfida a cui è chiamata la classe dirigente di questo territorio. Solo un grande progetto dotato di grande cultura e, di conseguenza, di grandi numeri, potrà arrestare il fenomeno della crisi sociale ed economica che caratterizza inequivocabilmente la provincia di Enna. La realizzazione del Parco Archeologico di Venere non rappresenta quindi un’opportunità di sviluppo, ma l’ancora di salvezza per un territorio ricco di storia ma povero di idee.

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