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  • La società d’ambito “EnnaEuno” non può sottrarsi alle proprie responsabilità

    Pubblicato il aprile 27th, 2011 Max Nessun commento

    di Massimo Greco
    Mentre posso comprendere le ragioni politiche sottese alla scelta del Collegio di liquidazione di censurare il comportamento dei Comuni soci della società “EnnaEuno”, ostinati a considerare congruo un costo del servizio per singolo Comune non coerente con il piano economico e finanziario approvato dalla medesima società d’ambito, non posso condividere, sotto il profilo tecnico e giuridico, quanto contenuto nella nota del 22/04/2011 in ordine alla restituzione del servizio a ciascun Comune nel contesto di un presunto, e premeditato, regime emergenziale.

    La partecipazione obbligatoria degli enti locali alle società d’ambito siciliane impedisce al singolo Comune di non aderire al modello associativo. Infatti, per i consorzi obbligatori la giurisprudenza amministrativa, chiamata a sindacare il comportamento di alcuni Comuni ostili ad aderire agli ambiti territoriali ottimali per la gestione integrata dei servizi ed ambientali, si è espressa in questi termini: “Il principio di leale collaborazione tra gli enti è stato enucleato dalla Corte costituzionale con riferimento allo svolgimento dei diversi rapporti di rango costituzionale tra Stato e regioni, pur tuttavia la relativa applicazione non può condurre a situazioni di stallo decisionale che possano compromettere gli interessi pubblici oggetto delle decisioni da assumere, ed il rispetto di detto principio non può legittimare comportamenti che tendono a paralizzare la costituzione degli A.t.o.[1]. Ancora, “Dal momento della costituzione dell’Ente di ambito tutte le funzioni in materia di servizi idrici dei comuni e delle province consorziati sono esercitati dall’ente di ambito medesimo, restando sottratta agli enti territoriali partecipanti al consorzio obbligatorio l’esercizio di un potere diretto sugli impianti e la possibilità di incidere, con propria autonoma delibera, sulla gestione del servizio[2].

    Né, tanto meno, è ipotizzabile una gestione autonoma del servizio di raccolta dei rifiuti ad opera del Comune socio della società d’ambito, ponendosi in manifesto contrasto col principio della unicità della gestione integrata dei rifiuti previsto dall’art. 200, comma primo, lettera a), del d.lgs. n. 152 del 2006, secondo cui la gestione dei rifiuti urbani è organizzata, fra l’altro, sulla base del criterio del superamento della frammentazione delle gestioni attraverso un servizio di gestione integrata dei rifiuti[3]. Peraltro, tale principio è stato recepito dal legislatore siciliano con la L.r. n. 9/2010.

    Nulla vieta al Comune di garantire il servizio attraverso mirate e provvisorie Ordinanze contingibili ed urgenti a tutela dell’igiene pubblica, ma siffatto provvedimento extra ordinem si giustifica solo in casi emergenziali, che certamente non possono essere programmati e pianificati in tutti i territori comunali così come sembra fare la società d’ambito. La società “EnnaEuno” (anche se in liquidazione) è quindi obbligata ad utilizzare gli strumenti intra ordinem che l’ordinamento prevede per i casi in questione, attivando i poteri regionali sostitutivi previsti dalle normative vigenti in materia a partire dalla citata L.r. n. 9/2010. L’uso di strumenti non propri dell’ordinamento, come quelli che i Sindaci adottano in regime emergenziale, non può essere invocato per giustificare la mancata tutela di importanti interessi pubblici (gestione integrata dei rifiuti in ambito territoriale ottimale) che il legislatore ha espressamente affidato alla cura delle medesime società d’ambito.


    [1] Tar Catania, sez. I°, sent. n. 1974/2003.

    [2] Tar Campania, Napoli, sez. I, 28/10/2008 n. 18797.

    [3] Tale principio è stato confermato dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 373/2010.

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