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  • La sinistra genera la crisi dello Stato

    Pubblicato il agosto 22nd, 2007 Max Nessun commento

    di Alessandro Giammona
    Il limbo italiano. Non vi sono altre parole per definire lo stato di salute del nostro paese. Dopo più di un anno di governo Prodi l’Italia appare come un paese chiuso in se stesso che a stento riesce a governarsi. La violenza egemonica della sinistra con cui ha tentato di inglobare le pulsioni del nostro tessuto socio-economico ha generato uno scollamento tra Stato e società italiana. La sistemica occupazione della Cosa pubblica e la pervasività del potere clientelare del ceto politico di sinistra hanno imbrigliato la società plurale ed indebolito l’autorità dello Stato, spesso ridotto ad una mera cabina di comando le cui leve sono in gestione all’ala più estrema del governo Prodi.


    Il limbo italiano si forma quindi da un’eccezione, quella di un governo occidentale, aperto all’economia globale e condizionato dalla sinistra comunista, antagonista, anticapitalista. Un paradosso che si regge sul conflitto permanente tra le forze politiche che sostengono il governo e sulla doppiezza dell’azione politica della sinistra, sia radicale che moderata, che opera una dissociazione tra idealità di intenti e realtà dei fatti per conservare il potere.

    Conflitto e doppiezza quindi divengono le parole del comando della prassi politica della coalizione di Prodi. L’ambiguità della sinistra radicale di essere al tempo stesso formazione di lotta e di governo ha contributo alla delegittimazione dei corpi dello Stato che garantiscono l’ordine nei confronti dei conflitti creati da egoismi particolari locali di comunità o individui e da ideologismi volti a privilegiare gli interessi di una parte minoritaria degli italiani. Con la sinistra radicale la piazza diviene il veicolo della pressione ideologica sul governo, poiché essa possiede il linguaggio che da significato alla coalizione della sinistra. Il suo potere di ricatto nei confronti dell’ala moderata fa sì che la sua visione del mondo divenga il fulcro del dibattito e delle scelte del governo Prodi che si declinano o come il caso della rimozione per motivi ideologici dei vertici della polizia, a causa della manifestazione di Genova contro il G8, o nella scelta filoislamica, antioccidentale della politica estera del governo o nella resistenza a qualsiasi riforma dello Stato sociale privilegiando interessi di minoranze a discapito del bene comune. Questo assetto viene supportato da una cornice di intesa ideale tra la sinistra radicale e quella moderata ed i corpi sociali accreditati ad essa, attraverso il sigillo della Carta costituzionale, piattaforma che li ha legittimati come fondatori della repubblica italiana. La pratica di governo della sinistra crea, quindi, una scissone tra Stato ideale, che ha nella Costituzione la legittimazione delle forze politiche e sociali provenienti dalla Prima Repubblica, e lo Stato reale, un aggregato di branche e corpi pubblici legittimati dal loro potere precostituito e soggiogati all’occupazione del ceto politico della sinistra.

    Tale discrasia fa si che le forme di autorità legittimata dello Stato siano quelle che rientrano nell’interesse del ceto politico della sinistra. Se lo Stato diviene il luogo istituzionale di esercizio di una minoranza del paese, considerato il basso consenso in favore della coalizione di Prodi sia nel paese che nei numeri risicati della sua maggioranza al Senato, ciò che è in gioco è la democrazia. E se la crisi politica e culturale della sinistra la rende incapace di governare la quotidianità, come dimostra ad esempio il fatto dell’aumento del 50% dell’evasione fiscale ripetto all’anno scorso, il rischio maggiore è che la sua involuzione acuisca la distanza tra Stato e società italiana generando una vera propria crisi dello Stato.

    Il paradosso italiano è difficile da gestire poiché l’imprevedibilità dei fattori esterni e lo sviluppo della società globale impongono stili di governo in controtendenza all’espansione della Cosa pubblica e della sua conseguente spesa economica.Tutti i nodi del malgoverno della sinistra vengono al pettine nel momento in cui essa è costretta a tenere la barra all’estrema sinistra per non perdere il consenso della sua base. Dal vulnus del titolo V che fa si che si creino continui conflitti in materia di competenza tra lo Stato e gli enti locali, limitando il potere di quest’ultimo nel contenimento della spesa pubblica, fino alla controriforma previdenziale e possibile revisione della legge Biagi sul lavoro, che discriminano le nuove generazioni, ossia il futuro del paese. Problemi che la sinistra crea ed ha creato pensando di poter controllare contando su di una organizzazione capillare inserita nell’amministrazione pubblica locale e nazionale. Ma la cultura rivoluzionaria della base sogna mondi diversi dalla classe dirigente e più è ravvicinato il rapporto tra elettore ed amministratore tanto più il ceto politico locale cercherà di intercettare gli umori della base distanziandosi dal progetto nazionale di una sinistra che nella cosa pubblica ha fondato la sua ambizione di potere di governo della società italiana.

    La debolezza della sinistra mostra, quindi, la sua incapacità di avere un progetto unitario per l’Italia: lo dimostra la costruzione del Partito Democratico come insieme di istanze regionali. Essa vive di espedienti sia nelle scelte di governo che nel dibattito politico in Parlamento, dove i senatori a vita votano proni al piano d’intesa della Carta Costituzionale per evitare crisi di governo. La doppiezza patina le crisi quotidiane della coalizione ma non stempera i conflitti che si generano all’interno nei confronti degli enti locali e dei corpi sociali ed economico-finanziari amici. Tutto ciò riduce la pratica di governo ad una tenuta forzata della coalizione che mira a risolvere il problema contingente in favore di una o dell’altra fazione politica della coalizione piuttosto avere una visione d’insieme di governo dell’Italia. Il limbo italiano assume quindi le sembianze di una crisi di Stato che la sinistra dopo più di un anno di governo sta acuendo relegando il nostro paese ad un destino incerto, dove l’unico sbocco possibile e che essa imploda ma all’opposizione e non al governo dell’Italia.

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