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  • La sindrome tako-tsubo: quando l’amore uccide

    Pubblicato il marzo 22nd, 2017 Max Nessun commento

    Beatrice Pecora, criminologa

    La sindrome tako-tsubo nota agli anglosassoni con il nome “Broken Heart” Syndrome deve il suo nome alla forma a palloncino che assumono l’apice del cuore e la porzione media del ventricolo sinistro durante la sistole, assumendo una forma simile a quella di una trappola per polpi usata dai pescatori giapponesi chiamata appunto tako-tsubo.

    E’ una entità clinica caratterizzata da una disfunzione del ventricolo sinistro, di solito transitoria, che si manifesta con sintomi che possono simulare una sindrome coronarica acuta: dolore toracico, dispnea, alterazioni elettrocardiografiche e alterazioni degli enzimi di necrosi. La sindrome fu descritta per la prima volta in Giappone nel 1991. La caratteristica di questa forma è la transitoria modificazione balloniforme dell’apice ventricolare sinistro, verosimilmente dovuta a stimoli di origine neurogena, originati da prolungati stress fisici o emotivi. Questa deformazione, visibile con le tecniche di imaging come l’ecocardiografia o la risonanza magnetica, fa assumere al ventricolo sinistro la forma di un cestello (tsubo) usato dai pescatori giapponesi per la pesca del polpo (tako), di qui il nome. Le tecniche di indagine per immagini permettono anche di individuare in questi pazienti un’ipoperfusione subepicardica. La sopravvivenza ad un attacco di sindrome tako-tsubo è solitamente alta (96 % dei pazienti), più bassa dove ci siano problemi cardiaci pregressi, aggravati dallo stress e da questa sindrome. Complicanze ed esiti pericolosi della sindrome sono arresto cardiaco, insufficienza cardiaca, aritmia cardiaca ventricolare letale e rottura del miocardio con infarto cardiaco acuto. I soggetti più frequentemente colpiti sono donne in post-menopasa con sindrome depressiva o che hanno da poco subito uno stress acuto (come potrebbe essere la morte del coniuge, da cui anche il nome di “sindrome del cuone spezzato”). Descritti anche casi di insorgenza dopo procedure mediche invasive, perfino l’intubazione. Secondo alcuni ricercatori giustificherebbe una gran parte dei decessi dei soggetti che hanno da poco perduto il coniuge; descritti anche casi insorti successivamente ad acuzie di gravi patologie organiche. L’intenso carico emotivo, triste o gioiso che sia, crea le condizioni che poi provocano la disfunzione metabolica cardiaca alla base dell’insorgenza della Sindrome. La sindrome si manifesta con un tipico dolore anginoso, spesso prolungato, che può insorgere durante uno sforzo o, nel 40% dei casi, anche a riposo. L’elettrocardiogramma mostra un sopraslivellamento del tratto ST in numerose derivazioni, mentre la coronarografia non evidenzia stenosi significative. Gli esami di laboratorio rivelano un’alterazione degli indici di necrosi miocardica, ma i valori non raggiungono mai livelli molto elevati. Quello che fa sospettare la sindrome è la discrepanza tra il grado severo di disfunzione del ventricolo sinistro e i modesti livelli sierici degli enzimi. In alcuni casi si possono documentare rallentamenti del flusso coronarico a livello epicardico. La scintigrafia miocardica con 99mTc può mostrare una diminuita captazione del radionuclide a livello del ventricolo sinistro.

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