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  • La Regione non può sostituirsi al Consiglio comunale di Piazza Armerina

    Pubblicato il giugno 5th, 2011 Max Nessun commento

    di Massimo Greco
    La vicenda riguarda l’elezione del Presidente del Consiglio Comunale di Piazza Armerina. Da una parte la mancata proclamazione a Presidente di un Consigliere comunale per insufficienza di voti utili, dall’altra la successiva elezione di un Presidente diverso da quello non proclamato tale. La Regione, interessata della questione ha trasmesso un parere articolato, ritenendo valida la prima elezione ed invitando l’organo consiliare a proclamarne il risultato. Il Consiglio comunale ha invece ritenuto autonomamente di non adeguarsi al parere della Regione e di eleggere un nuovo Presidente. A questo punto, in disparte ogni valutazione di merito sulla vicenda che verosimilmente sarà risolta dal Giudice amministrativo, si pone il problema dell’eventuale potere sostitutivo ad opera della Regione. Deve, infatti, rilevarsi che l’esercizio del controllo sostitutivo regionale sugli enti locali, ex art. 24 L.r. n. 44/91, sorge a causa dell’omissione o del ritardo nel compimento di “atti obbligatori per legge”, degli atti, cioè, la cui emanazione trova la sua fonte esclusiva in una disposizione normativa. Nel caso che ci occupa non si è in presenza di una –


    omissione di un atto obbligatorio, atteso che il Consiglio comunale ha provveduto ad eleggere il suo Presidente. Poco importa in questa sede se l’elezione risulta viziata nella legittimità, questione che, come già detto, può essere fatta valere solo in sede giurisdizionale.  La Regione potrà solo limitarsi ad invitare il Consiglio ad annullare in autotutela la delibera di elezione del Presidente ma non potrà sostituirsi all’organo consiliare per l’adozione di tale annullamento. Infatti, nella categoria concettuale dell’attività obbligatoria “per legge”, vanno esclusi tutti gli atti discrezionali nell’ “an” quali gli atti di revoca ed annullamento in autotutela. Ciò in quanto l’autotutela consiste nella speciale capacità riconosciuta dall’ordinamento alla Pubblica Amministrazione di attuare autoritativamente le proprie determinazioni anche attraverso un riesame critico della propria attività provvedimentale in vista della esigenza di assicurare il più efficace perseguimento dell’interesse pubblico generale affidato alle sue cure. Proprio nei giorni scorsi, il Tar Veneto si è pronunciato su una controversia analoga, confermando le argomentazioni su citate (Tar Veneto, sent. n. 866 del 19/05/2011).

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