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  • La Provincia Regionale di Enna tra istituzione e territorio

    Pubblicato il aprile 30th, 2011 Max Nessun commento

    di Massimo Greco

    Il bilancio di previsione per l’anno 2011
    Lo schema di bilancio di previsione dell’Ente Provincia per l’esercizio finanziario 2011 è stato approvato dalla Giunta provinciale e nei prossimi giorni sarà sottoposto all’attenzione del Consiglio Provinciale. Purtroppo come accade oramai da qualche anno lo strumento finanziario si è ridotto ad una previsione scontata di spese essenziali. Anzi, dopo le contrazioni ai trasferimenti decise dallo Stato e dalla Regione è diventato quasi impossibile far pareggiare il bilancio. Non ha più senso mantenere un organo assembleare se l’unica occasione per esercitare la funzione d’indirizzo politico e di programmazione della spesa si traduce in una sterile presa d’atto di ciò che non si può fare per mancanza di fondi. L’Ente Provincia a differenza dei Comuni che possono fare leva sulla fiscalità locale, vive di luce riflessa. Né può avere alcuna rilevanza la riscossione della tassa di circolazione degli autoveicoli, attesa l’aleatorietà del sistema di ripartizione curato dalla Regione. Infatti l’assegnazione di detta tassa deriva da un sistema di calcolo su base regionale su cui non si può fare alcuna programmazione. La qualità della spesa è stata raggiunta attraverso dolorose politiche di contenimento ma questo non può bastare per giustificare la permanenza in vita di una Istituzione locale importate come la Provincia. Né può passare il principio che la Provincia deve continuare ad esistere per garantire i livelli occupazionali dei dipendenti attualmente in servizio. Infatti per fare ciò basterebbe un semplice Commissario governativo in luogo sia della Giunta che del Consiglio.

     Il contenimento della spesa in tempo di federalismo

     Il federalismo fiscale potrebbe essere l’occasione per riequilibrare i rapporti tra costi e servizi in un contesto di responsabilizzazione della classe dirigente, tuttavia la Regione Siciliana su questo fronte parla una lingua biforcuta. Da una parte critica il Governo centrale che non riconosce quanto dovuto alla Sicilia in forza dello statuto autonomo, ma dall’altra non perde occasione per indebolire il sistema delle autonomie locali. Basti pensare alle riforme del sistema dei rifiuti e quello, ancora in corso, del sistema di gestione delle risorse idriche. Il legislatore regionale ha avuto l’occasione per sopprimere le società d’ambito ed affidare le competenze alle Province, come fatto dalla Regione Campania, ed invece ha preferito mantenere ulteriori enti pubblici con insopportabili costi per la collettività. Ha poi soppresso le aziende provinciali per l’incremento turistico, notoriamente orbitanti attorno alle Province, ed ha preferito centralizzare il sistema turistico attraverso i non ancora attivati servizi turistici regionali. In coerenza con tale politica di accentramento regionale ha predisposto un disegno di legge per la soppressione delle Aree di Sviluppo Industriale e l’affidamento delle relative competenze ad Uffici regionali periferici dell’Assessorato alle attività produttive. Dello stesso tenore sembra essere la linea per la riforma degli Istituti Autonomi delle Case Popolari. In sostanza la Regione strappa quote di sovranità al territorio per accentrare competenze gestionali, tutto il contrario di quello che dovrebbe fare una Regione in tempi di federalismo.     

     Nuovi modelli di sviluppo locale

     In attesa che il sistema istituzionale si riassetti è necessario che la Provincia Reg.le di Enna si doti di nuovi modelli di sviluppo, attraverso il coinvolgimento delle parti sociali, delle associazioni di categoria e dei corpi intermedi. In tale contesto, la partecipazione non è sinonimo di appesantimento dei processi decisionali, ma momento permanente di valorizzazione delle idee e delle politiche innovative per il territorio. Se la mancanza di risorse finanziarie per spese d’investimento porta a non lavorare sui tradizionali sistemi di capitalizzazione dell’economia locale, la valorizzazione del capitale umano e di quello sociale diventa la via obbligata per concepire nuovi modelli di sviluppo fondati sulla valorizzazione delle risorse materiali connesse alle vocazioni ambientali e culturali ma anche sulle risorse immateriali di cui è dotato il territorio ennese. Non tutti i territori siciliani hanno la fortuna di avere una Villa Romana Imperiale a Piazza Armerina, un tesoro archeologico invidiato in tutto il mondo a partire dalla rincasata Venere di Morgantina, un sistema monumentale presente in modo diffuso per tutti i comuni e un patrimonio naturalistico ed ambientale ampiamente riconosciuto.

     Partecipazione e sussidiarietà orizzontale

     Il coinvolgimento dei privati nella realizzazione di opere pubbliche attraverso mirati e trasparenti accordi di partenariato pubblico/privato non deve scoraggiare, così come non bisogna indugiare nel richiedere la collaborazione di tutti gli attori collettivi che ruotano attorno al “terzo settore” nella gestione quotidiana dei servizi pubblici locali. –


    Solo con un nuovo welfare locale si può pensare di superare indenni una crisi economica e finanziaria che ancora dalle nostre parti è tutt’altro che maturata. Per fare questo, bisogna pensare meno agli interessi di campanile e più a quelli provinciali, meno a quelli particolaristici e più a quelli comunitari, meno a quelli di riferimento partitico e più a quelli istituzionali. Il coinvolgimento della società civile e delle sue espressioni più illuminate presenti nell’Università, nei sindacati e negli ordini professionali, non rappresenta un opzione possibile ma un requisito fondamentale per perseguire fine in fondo una buona politica per il territorio. Se è infatti vero che per avere una buona politica è necessario avere una buona classe politica è altrettanto vero che per avere una buona classe politica è necessario avere una buona società civile in grado di promuovere autonomamente beni e servizi per la comunità. Quindi più partecipazione e più sussidiarietà orizzontale, prendendo altresì spunto da quanto detto recentemente dal Pontefice, secondo cui la missione degli operatori del “terzo settore” non consiste solo nella gestione dell’emergenza, ma in un contributo puntuale e meritorio alla realizzazione del bene comune, il quale rappresenta sempre l’orizzonte della convivenza umana anche, e soprattutto, nei momenti delle grandi prove.

     Investire sul capitale sociale conviene

    Il capitale sociale è l’insieme delle relazioni sociali di cui un soggetto collettivo dispone in un determinato momento. Attraverso il capitale di relazioni si rendono disponibili risorse cognitive, come le informazioni, o normative, come la fiducia, che permettono ai soggetti di realizzare obiettivi che non sarebbero altrimenti raggiungibili, o lo sarebbero a costi molto più elevati. La circolazione o l’erosione di capitale sociale – inteso come il frutto maturo di relazioni sociali improntate alla fiducia e alla collaborazione – rappresenta la cartina al tornasole della capacità educativa delle comunità locali. Il capitale sociale è dunque produttivo come altre forme di capitale: quello fisico (costituito da beni materiali o monetari) e quello umano (conoscenze e abilità acquisite dai soggetti). La nozione di capitale sociale fa perno, quindi, sull’idea che le scelte economiche siano influenzate dalla disponibilità di risorse non solo economiche, ma anche sociali, e in particolare dalle cosiddette reti di relazioni. Il capitale sociale ha effetti rilevanti sul funzionamento delle istituzioni democratiche. Un problema fondamentale, in tutte le democrazie, è come indurre i rappresentanti politici a perseguire l’interesse generale, anziché interessi personali o di parte. Ciò dipende anche dal comportamento degli elettori. E’ ormai dimostrato che dove vi è più capitalismo sociale, gli elettori sono più attenti e informati, e più disposti a mobilitarsi per punire gli abusi. Tutti questi fenomeni si rinforzano vicendevolemente. Usando il gergo degli economisti potremmo dire che in provincia di Enna ci troviamo in un “equilibrio inefficiente”, cioè una situazione in cui gli incentivi individuali e le aspettative circa i comportamenti altrui sono allineati e spingono i singoli ad agire in modo controproducente per la collettività. Questa situazione non è l’unica possibile. Vi è anche un equilibrio virtuoso, in cui al singolo conviene rispettare le regole perché tutti gli altri lo fanno. Per passare dall’equilibrio cattivo a quello buono, deve esservi una trasformazione collettiva, che induca un numero sufficientemente ampio di individui a cambiare il loro comportamento. Tipicamente questa trasformazione si accompagna a mutamenti negli atteggiamenti culturali, nelle norme sociali, a lungo andare anche nei valori. In questa prospettiva, la Provincia di Enna, quale ente locale rappresentativo ed esponenziale degli interessi generali della collettività ennese e l’Università Kore potrebbero svolgere in sintonia un ruolo rilevante. L’istruzione, la formazione e l’investimento sul capitale umano forse rappresentano l’unico strumento per incidere in modo duraturo sugli atteggiamenti culturali, e in particolare per facilitare la diffusione di sentimenti quali il rispetto per il prossimo, la fiducia generalizzata nelle istituzioni, il senso di appartenenza e di identificazione con l’intera collettività provinciale.

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