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  • La Politica scomparsa

    Pubblicato il Dicembre 24th, 2017 Max Nessun commento

    Paolo Di Marco

    Le scelte politiche di questi ultimi giorni destano senz’altro tanta curiosità. In particolare negli ultimi mesi la diaspora interna al Pd ha occupato i titoli delle prime pagine della carta stampata e dei giornali on line.

    E questo è giusto considerato che hanno scritto dell’unico partito politico rimasto in Italia. Hanno scritto…….. perchè oggi non è più un partito ma una “cosa personale” di Matteo Renzi. Insomma l’involuzione, questa però è una valutazione del tutto personale, ha departitificato anche quest’ultimo ostinato baluardo. Prima le altre formazioni politiche si erano inginocchiate al verbo saccente del leader-padrone, adesso anche il Pd. Tanto è vero che ormai qualsiasi forma di democrazia interna a questo soggetto politico è sparita, è tutto commissariato. Un virus che si è addentrato anche nelle viscere dei Comuni dove vige la stessa legge dell’involuzione, del macchiavellismo e di politica neppure l’ombra. In alcuni casi la giunta ha addirittura perso del tutto la sua filosofia interna, che è sempre stata di scelta fra le varie opzioni di governo, per trasformare la sua attività nella concreta espressione di uno sterile Consiglio di Amministrazione senza grandi prospettive ma con l’unico obiettivo di offrire risposte al di là e al di sopra di un progetto politico. Per Alcide De Gasperi, politico vero e statista di lungo corso, il politicante era interessato alle elezioni più vicine, lo statista invece alle nuove generazioni. Il territorio ha perfino perso di vista anche il politicante. Siamo quindi al piccolo cabotaggio, all’assenza di scelte strategiche, di identità. Insomma nessuna meraviglia.

    Meraviglia continua a destare invece che i cambi di casacca che avvengono di continuo a livello nazionale non portano come bagaglio incluso alcuna analisi interna al soggetto che svolazza. Quest’ultimo non sente forte il bisogno di dire grazie al partito o alla componente che lo ha eletto ed ha poi lasciato o a chi ha voltato le spalle. Non lo sente neppure per aver ricoperto importantissime cariche ai vertici dello Stato. Sembra quasi che tale “poltrona” fosse dovuta per decisione divina. Un atto di arroganza, di supponenza quasi di onnipotenza cieca che, purtroppo per lui, deve essere però scontata, prima o poi, dal voto popolare. Un atto ancora meno giustificabile in un momento in cui tutte le componenti politiche si preparano al voto nazionale.

    Nessuno chiede che gli eletti al cambio di casacca abbandonino il parlamento, sarebbe troppo, visti i tempi, in fatto di coerenza, ma almeno un passo indietro dagli incarichi questo si. Nuovo impegno di parte da semplice deputato. E invece un presidente rimane presidente al di là e al di sopra di qualunque casacca che indossi alla faccia di chi lo ha eletto.

    E’ Natale, la festa della bontà e della serenità, quindi un augurio a tutti anche a chi immagina di essere il necessario mestolo di ogni minestra e invece, grazie a Dio, non lo è. E’ sempre e comunque un mestolo temporaneo.

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