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  • La malarazza

    Pubblicato il novembre 9th, 2007 Max 4 commenti

    di Esprimity

    Un servo tempu fa rinta ‘na chiazza,
    pregava Cristu in cruci e ci ricia:
    “Cristu, lu me patruni mi strapazza,
    mi tratta comu un cani pi la via,
    si pigghia tuttu cu la so’ manazza,
    mancu la vita mia dici ch’è mia…
    Distruggila, Gesù, sta Malarazza!
    Distruggila, Gesù, fallo pi mmia!

    Recitava così il cantante siracusano Roy Paci in una delle sue canzoni più rappresentative. La “malarazza” … l’oppressore, il prepotente.

    Malarazza è chi ci toglie quello che pensiamo ci appartenga.

    Malarazza è anche chi non rispetta gli altri, chi non rispetta quanto appartiene alla collettività.

    Nella canzone Cristo risponde così al servo che chiede il suo aiuto:

    Forse si so spezzate li to vrazza?
    Cu voli la giustizia si la fazza
    nisciuno ormai ‘cchiù la farà pi ttia …

    Gli ennesi … gli abitanti della “provincia babba” … probabilmente meritiamo questo appellativo.

    Ci lamentiamo, critichiamo, non perdiamo occasione per far notare tutto quello che non va, che non funziona, ma siamo pronti a dare ad altri le colpe di tutto.

    Ma al di la delle critiche e delle lamentele sono pochi quelli che si adoperano per far andar meglio le cose. Di certo non lo fanno i nostri politici, ma forse non lo facciamo neppure noi comuni cittadini.

    La nostra città diventa sempre più invivibile … il traffico, la spazzatura, la mancanza di parcheggi. Non c’è un teatro, non c’è un cinema che si rispetti … i giovani vanno via verso città più accoglienti e soprattutto dove più alte sono le possibilità di un lavoro, di un futuro.

    I politici propongono soluzioni spesso fantasiose e probabilmente irrealizzabili (scale mobili, funivie, idroscali), ma è difficile per loro regolamentare anche le cose più banali come le affissioni pubblicitarie, gli orari di carico e scarico merci, la cura del verde pubblico, la semplice manutenzione ordinaria delle strade.

    Per non parlare di piano regolatore, occupazione, fruizione e valorizzazione dei beni culturali, interventi a favore di giovani coppie o di famiglie “realmente” bisognose.

    E noi cittadini cosa facciamo? Parcheggiamo le auto in doppia e tripla fila, occupiamo con le nostre macchine i parcheggi riservati ai disabili, portiamo a spasso i nostri cagnolini senza preoccuparci che sui loro escrementi spesso altri poggeranno le loro scarpe lucide, occupiamo il suolo pubblico davanti i nostri negozietti con fioriere spesso di sgradevole aspetto estetico, non esitiamo un attimo a buttare per terra la confezione della brioss appena mangiata dal nostro bambino, senza nemmeno verificare se vicino abbiamo un cestino per la spazzatura. Ci divertiamo ad imbrattare di vernice colorata i nostri monumenti nella convinzione che stiamo solo dando sfogo alla nostra natura artistica. Non rispettiamo i semafori tranquilli del fatto che nessun vigile urbano si accorgerà della nostra “furbizia”.

    A Enna ormai regna l’anarchia, e non da tre giorni come diceva il titolo di quel film girato di recente nella nostra cittadina, tutto è possibile perché nessuno ci controlla, nessuno ci spinge a rispettare le regole.

    Ma ci lamentiamo …. critichiamo i nostri politici a cui puntualmente alle prossime elezioni ridaremo i nostri voti, vorremmo tutti una città migliore ma in fondo nulla o poco facciamo per averla.

    Allora la domanda sorge spontanea: la “malarazza” … chi è … dove si nasconde?

    Forse ognuno di noi un po’ lo è … ma chi pensa di non esserlo nemmeno per un po’ e magari si lamenta, allora rilegga attentamente cosa rispose Cristo al servo nella canzone di Roy Paci …

     

    4 responses to “La malarazza” Icona RSS

    • Questo splendido testo è di Modugno. Roy Paci l’ha riproposto in chiave un po più moderna.

    • Hai ragione Luther, il testo è di Domenico Modugno, nella sua canzone Roy Paci lo ripropone con aggiunta una parte rap con testo scritto in collaborazione con Elisa, l’articolo comunque non cita gli autori del testo.

    • Comunque era solo una precisazione che nasceva sulla condivisione di quanto hai scritto nel post. Spesso l’ascolto e mi chiedo se davvero abbiamo la forza di dire basta senza delegare ad altri le nostre decisioni

    • Io sono uno di quelli che vuole reagire…ma ogni giorno che passa e conosco meglio “il sistema” e la sua forza, ho sempre un pizzico d’entusiasmo in meno… c’è un tarlo che rode…forse è la consapevolezza che è un sistema quasi impossibile da scardinare perchè radicato nella cultura siciliana..


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