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  • La cultura si combatte con la cultura

    Pubblicato il marzo 11th, 2008 Max 1 commento

    di esprimity
    Aprendo il dizionario, scorrendo le lettere dell’alfabeto, alla lettera “C” alla voce “cultura” troviamo esattamente questa definizione: “l’insieme della tradizione e del sapere scientifico, letterario e artistico di un popolo o dell’umanità intera”.
    La cultura di un popolo, la cultura di una nazione, la cultura di una singola regione.
    Si racchiudono in una parola tradizioni, usi, costumi, dialetti, atteggiamenti, modi di fare, modi di dire …
    Scorrendo le pagine del dizionario e andando avanti con le lettere dell’alfabeto, si arriva alla lettera “M” e non si può non leggere il significato della parola “mafia”.
    La definizione esatta è: “associazione a carattere criminale che usa metodi di repressione e di intimidazione in difesa di interessi particolaristici, facendo leva sulla paura e sui pregiudizi della popolazione”.
    Noi siciliani sappiamo bene cosa è la mafia. Non abbiamo bisogno di leggerlo sul dizionario, sui libri o di apprenderlo dalle tante, forse troppe, fiction televisive che prendono spunto da questo triste fenomeno per sollevare l’audience di talune emittenti televisive.
    La conosciamo “cosa nostra”, perché il dolore straziante che negli anni ha portato alla nostra gente è indelebile, perché è indelebile il ricordo di uomini come i giudici Falcone e Borsellino e dei tanti siciliani più o  meno illustri vittime di questa piaga.
    Sappiano bene che la mafia prima ancora che una organizzazione criminale è una “organizzazione di potere” e sappiamo soprattutto che la mafia è prima di tutto “cultura mafiosa”, ed è grazie a questa forma di cultura che centinaia di mafiosi vivono la loro latitanza senza mai aver cambiato casa. E’ grazie a questa cultura che la mafia ha raggiunto un potere abnorme, è diventata uno stato nello stato.
    E’ inutile nascondere che nella nostra cultura, nelle nostre tradizioni, negli usi, nei costumi della nostra splendida terra, trova radici profondissime il fenomeno mafioso. E’ inutile nascondere che dentro ognuno di noi, in fondo, la cultura mafiosa esiste, si manifesta … a volte anche in senso positivo.
    E’ grazie alla cultura mafiosa che il giudice Giovanni Falcone è riuscito ad infliggere alla mafia un colpo quasi mortale. Ha usato la sua cultura mafiosa per capire i meccanismi dell’organizzazione ed è riuscito ad incepparli.
    Parlare di questo fenomeno non è cosa facile a farsi, non lo è per sua stessa natura dell’argomento, non è facile farlo senza cadere nella banalità, nelle frasi fatte.
    Allora è meglio continuare a sbirciare tra le pagine del nostro dizionario.
    Dopo la lettera C di cultura, dopo la M di mafia, la lettera O ci porta a leggere attentamente il significato di due parole … la prima è “onestà” la cui definizione è: “virtù di essere onesto, colui che agisce con rettitudine, con lealtà, con giustizia, astenendosi da cattive azioni, specialmente ai danni del prossimo”.
    Il secondo termine è “omertà” e leggiamo esattamente “forma di solidarietà specialmente della malavita, per cui si ostacola la ricerca e la punizione dell’autore di un reato”.
    L’omertà, altro elemento radicato nella nostra cultura. Altro elemento fondamentale della “cultura mafiosa”. L’onestà, anche questa radicata fortemente nella cultura siciliana. Tantissimi i siciliani onesti, che lottano, lavorano, orgogliosi di essere nati e di vivere nella loro splendida isola.
    Scorrono le pagine del dizionario, si arriva alla lettera P. Sono due i termini che ci colpiscono, il primo è “politica”. Le definizioni date per questo termine sono molteplici, le leggiamo tutte, esattamente come indicate nel dizionario “arte di governare uno Stato, insieme dei fini cui tende uno Stato e dei mezzi impiegati per raggiungerli – il modo di governare –  tutto ciò che riguarda la vita pubblica – [in senso figurato] abile e astuto comportamento per raggiungere un determinato fine”.
    Il secondo termine è “prevaricare” termine per cui le definizioni sono due: “uscire dai limiti dell’onesto e del giusto – trarre illeciti guadagni abusando della propria carica”.
    Cultura, mafia, onestà, omertà, politica, prevaricare …
    Termini le cui fredde definizioni di un dizionario ci portano a riflettere e ci conducono verso tante interpretazioni, verso tante più o meno affrettate conclusioni. Ognuno di noi può intrecciare questi termini ed i loro significati come meglio crede.
    Ma alla base di tutto ci sta una constatazione … molto forte. La mafia esiste soprattutto grazie alla cultura mafiosa di cui si alimenta.
    Poco potrà fare il duro, ammirevole e incessante lavoro di investigatori, forze di polizia, reparti speciali fin quando la cultura mafiosa non svanirà nel nulla, lasciando “cosa nostra” senza la principale fonte di alimentazione.
    E se è vero che la cultura si combatte con la cultura, allora combattiamo la cultura mafiosa con la cultura della legalità, la cultura dell’onestà, la cultura del rispetto.
    Sensibilizziamo i giovani, i ragazzini, facciamolo nelle scuole, nei centri di incontro, nei luoghi di aggregazione.
    Non aspettiamo che sia la politica a farlo, non lo farà mai, la politica vive in stretto connubio con la mafia, non ha nessun interesse ad eliminarla.
    La mafia in fondo per la politica è uno dei mezzi impiegati per raggiungere i suoi fini. E la mafia si serve della politica per raggiungere i propri.
    I tantissimi uomini politici coinvolti in processi per associazione mafiosa ne sono testimoni.
    La cultura si combatte con la cultura … proviamoci.

     

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    • I PENSIONATI DELLA POLITICA

      VELTRONI,
      si è voluto presentare come l’innovatore, come l’uomo del futuro, poi abbiamo scoperto che è un pensionato del Parlamento e che dal 2001, da quando aveva 52 anni, si becca anche 5.000 euro di pensione. E Veltroni fa il paio con l’altro pensionato:
      DI PIETRO che a 45 anni si è beccato la pensione pure lui. Questi parlano di innovare l’Italia e poi non si guardano nemmeno allo specchio la mattina».

      Ma le sorprese non sono finite.
      PRODI
      Il presidente del Consiglio (provvisorio, per fortuna) si supera, infatti, quando arriva ad affermare di possedere solo 4 case.
      dalla dichiarazione patrimoniale presentata alla Camera dei deputati risultano esattamente 10 proprietà,: un terreno e 8 fabbricati nel primo foglio, un altro fabbricato (la casa di Bruxelles) nel documento successivo depositato in ritardo di alcuni mesi. Dieci fabbricati in comproprietà. L’aveva scritto lui. Al Parlamento, mica sulla carta da salumiere.
      come mai nella prima dichiarazione al Parlamento Prodi non ha inserito la casa di Bruxelles? Come mai quest’ultima (posseduta fin dal 1999) viene registrata soltanto con un’integrazione successiva? Se ne era dimenticato? Ah, che strana dimenticanza. E come mai, sempre con un’integrazione successiva, Romano Prodi inserisce anche le azioni di proprietà della moglie, Flavia Franzoni? Si era dimenticato pure di quelle? E di cos’altro si sarà mai dimenticato?
      Nella dichiarazione presentata in Parlamento, il 27 luglio 2006, Prodi sostiene che la moglie non ha alcuna partecipazione azionaria. Il 5 ottobre 2006, rispondendo a un’interrogazione parlamentare, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Naccarato, dice viceversa che «la professoressa Flavia Franzoni, moglie del professor Romano Prodi possiede il 50 per cento di Aquitania Srl» (una società immobiliare bolognese). Nuova interrogazione parlamentare: come mai questa discordanza? Ed ecco che in Parlamento il 3 agosto 2007 arriva l’integrazione ufficiale. Con sorpresa al seguito: la signora Flavia Franzoni, infatti, possiede azioni non solo di Aquitania ma di nove diverse società (dicasi 9). Alcune per altro le possiede dal 1982, altre dal 1985: come mai non erano state dichiarate alla Camera nel luglio 2007? Un’altra dimenticanza? Ma non staremo un po’ esagerando con le dimenticanze? E perché se un normale cittadino sbaglia una virgola in un atto pubblico viene punito, e questi invece possono dimenticare e correggere tutto quello che vogliono in un atto presentato al Parlamento?
      E sarebbe questo il nuovo che avanza? Se vogliono essere nuovi davvero, dovrebbero provare a spiegare invece come ha fatto, per esempio, l’onorevole DI PIETRO, con uno stipendio da magistrato prima e da politico poi, a comprarsi nove case quando la gente normale fatica a metterne insieme mezza (con mutuo trentennale). Non è una grande impresa? Non è da ammirare? Quasi quasi vorremmo affidargli anche i nostri risparmi: evidentemente lui sa come spremerli. O meglio: sa rivoltarli.
      Ma a ben pensare, non è che si siano dimenticati di pagare le TASSE , VISTO CHE SOFFRONO DI AMNESIA? (QUESTA DOMANDA VA RIVOLTA A VISCO) suo compagno di cordata . . . .

      VOTATE GENTE, VOTATE.


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