La comunità virtuale più libera del web
Icona RSS Icona email Icona home
  • La Bella e la Bestia una favola antropologica

    Pubblicato il marzo 18th, 2017 Max Nessun commento

    Beatrice Pecora, criminologa

    “C’era una volta in un paese lontano della Francia, un giovane principe che viveva nel suo splendido castello.

    Era viziato ed egoista.Durante una fredda notte d’inverno una vecchia mendicante si presentò al castello e chiese al giovane riparo dal freddo. La vecchia offrì al principe una rosa, ma lui la cacciò. Lei, allora, si trasformò in una bella fata e per punizione gettò un incantesimo sul castello trasformando il principe in una orribile bestia”. Inizia così la favola della Bella e la Bestia che ha fatto sognare ed emozionare grandi e piccini, di ogni tempo e di ogni luogo del mondo. Non tutti sanno che alla base della favola vi è una storia vera, una storia antropologica. Nel lontano 1537 nacque a Tenerife Petrus, affetto da ipertricosi, e all’età di circa dieci anni fu portato in Francia, come regalo di compleanno del Re Enrico II, conosciuto anche come “Salvaje Gentilhombre de Tenerife” e “Hombre Lobo Canario” . In Francia apprese le discipline umanistiche e la lingua latina. Gli fu concesso di utilizzare l’appellativo onorifico “Don”, essendo discendente di un re Guanchi (discendente dei mencey i re degli aborigeni delle Canarie) egli si chiamò Don Petrus Gonsalvus. La moglie del Re, la storica Caterina de’Medici, moglie del re, era una persona molto curiosa e bizzarra. Data la malattia della quale era affetto Petrus, era incuriosita di come fossero nati dei bimbi dal connubio tra Petrus e un essere “normale”. Nel 1573 sposò la bellissima Catherine, ritenuta damigella d’onore della regina Caterina de’ Medici. Si narra che appena la sposa vide lo sposo svenne.

    Di certo Petrus non raffigurava l’immaginario del Principe Azzurro ma era dotato di una corporatura imponente, con carnagione chiara e capelli biondi. Catherine sposò forzatamente la “bestia”, la loro pian piano divenne un’unione felice. Petrus la conquisto, giorno dopo giorno, con la sensibilità, la dolcezza e la cultura. Dalla loro unione nacquero sei figli, quattro dei quali affetti da ipertricosi, tra cui Antonietta Gonsalvus. Tra il 1580 e il 1590 Petrus Gonsalvus si recò con la famiglia in Italia, dove soggiornò alla corte di Margherita di Parma. Si stabilì in seguito a Capodimonte, dove morì nel 1618 all’età di 81 anni. . La famiglia venne studiata da Ulisse Aldrovandi, naturalista del ‘500, pubblicando le immagini in un volume “De Monstris”, Monstrorum historia cum paralipomenis historiae omnium animalium – Bartholomaeus Ambrosinus.. labore et studoi volumen composuit (Bononiae 1642), indicando Petrus non come un mostro ma come essere particolare nell’accezione positiva del termine. Nel Castello di Ambras in Austria è conservata una serie di quattro dipinti di autore ignoto in cui Petrus Gonsalvus è ritratto con molti dei suoi figli. Questi dipinti hanno dato origine al nome con cui è conosciuta anche ipertricosi: sindrome di Ambras.I quadri sono nella cosiddetta Camera dell’arte e delle curiosità creato da Ferdinando II d’Austria. In questo spazio è anche il famoso ritratto di Vlad Tepes. È considerato uno dei personaggi più noti dell’Europa del suo tempo. Particolari della sua vita si trovano tra l’altro nell’Archivio Vaticano e in archivi di Roma e Napoli. Si ritiene che Petrus Gonsalvus e la sua famiglia siano i più antichi casi di ipertricosi descritti in Europa.

    Lascia un commento