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  • Intervista all’On. Buttiglione sulla beatificazione di Karol Wojtyla

    Pubblicato il Maggio 1st, 2011 Max 1 commento

    di Francesco Librizzi
    All’On. Rocco Buttiglione, un politico da sempre vicino alla Chiesa, abbiamo chiesto di esprimere un suo pensiero in occasione della beatificazione di Giovanni Paolo II.

    On. Buttiglione, cosa rappresenta la beatificazione di Giovanni Paolo II per la Chiesa?

    “Ogni santo è un nuovo inizio, è un testimone di Cristo che trasmette la Sua presenza come una forza che sconvolge la vita e che rende possibile quello che sembrava impossibile. Anche questo momento per la Chiesa è un nuovo inizio, attraverso i santi la Chiesa è più giovane”.

    In un momento in cui spirano sempre di più venti di guerra, oggi la Chiesa beatifica un uomo che è riuscito a sconfiggere le dittature, i regimi dell’Europa dell’Est senza spargimento di sangue ma con la forza della preghiera e della fede.

    “Il sangue è stato sparso, non il sangue degli oppressori ma quello dei nostri martiri. Certo, per ogni politico questa è sempre una grande domanda che lo deve sempre accompagnare. Non c’è una risposta che la politica possa dare facilmente. Spesso non c’è un altro modo che non sia la forza, che non sia la violenza, che non siamo le armi per ricondurre alla ragione i violenti della Terra. Usare la forza è meglio che cedere alla prepotenza. A volte però Dio mette il suo dito nella storia permettendo che i cambiamenti avvengano senza conflitti. Con Giovanni Paolo II tutto ciò stato possibile”.

     

    1 responses to “Intervista all’On. Buttiglione sulla beatificazione di Karol Wojtyla” Icona RSS

    • Buttiglione non è nuovo a simili perle di saggezza. Come quella volta che si trovò al cospetto della Commissione europea ed era in gioco il posto come rappresentante italiano nell’Ue e, alla domanda della deputata socialista olandese Edith Mastenbroek che le chiedeva cosa ne pensasse degli omosessuali, rispose: «Come cattolico considero l’omosessualità un peccato, non un crimine».
      Era il 5 ottobre del 2004 e con quella frase si giocò il posto. Il 2004 fu l’annus horribilis per il filosofo dell’Udc, tanto che qualche giorno dopo la sua bocciatura come commissario, non contento dell’exploit europeo, si presentò a un convegno a Saint Vincent e sentenziò: «I bambini che hanno solo una madre e non hanno padre, sono figli di una madre non molto buona. E i bambini che hanno solo un padre non sono bambini perché un uomo, da solo, può fare un robot. Ma non può fare bambini».Essere gay è moralmente sbagliato, come lo è l’adulterio, il non pagare le tasse o il non donare i soldi ai poveri».
      E questo sarebbe l’uomo vicino alla chiesa?


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