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  • Intervento a gamba tesa di Monti sulle Province

    Pubblicato il Dicembre 7th, 2011 Max Nessun commento

    di Massimo Greco
    A caldo, e riservandomi una puntuale riflessione, il mio pensiero è che le disposizioni relative alle Province contenute nell’art. 23 del d.l. n. 201 approvato dal Governo Monti il 6 dicembre scorso non sono immediatamente applicabili nell’ordinamento siciliano per le medesime argomentazioni fatte, e condivise dai più, nel precedente approfondimento[1] animato dall’art. 15, comma 1, del d.l. n. 138 del 13/08/2011 poi stralciato dal Parlamento in sede di conversione. La presenza, infatti, di un apparato normativo completo e funzionale, quale attuazione dell’art. 15 dello Statuto, attraverso la nota l.r. n. 9/86, esclude che le disposizioni in argomento possano trovare “ospitalità” nell’ordinamento di una Regione a Statuto speciale come la Sicilia.

    Inoltre, interventi di portata così invasiva come quelli del previsto esproprio di funzioni a favore di Comuni e Regione di riferimento, ovvero di una programmata decadenza di organi elettivi di un ente locale a valenza statutaria (rectius costituzionale) come la Provincia Regionale, ad opera del legislatore statale, anche se inseriti nel contesto di una norma finanziaria, non sembrano riconducibili né a principi fondamentali dell’ordinamento giuridico, né a norme fondamentali di riforma economico-sociale della Repubblica.

    Per la Corte Costituzionale “quest’ultima Regione, infatti, secondo l’art. 15, terzo comma, del suo statuto, è titolare della potestà legislativa esclusiva <<in materia di circoscrizione, ordinamento (e controllo) degli enti locali>> e in tale potestà è pacificamente compresa quella di istituire, con proprie leggi (v. art. 6 della legge regionale 6 marzo 1986, n. 9, e art. 1 della legge regionale 12 agosto 1989, n. 17), i <<liberi consorzi comunali>> che, nella Regione siciliana, sotto la denominazione <<province regionali>> (art. 3 della medesima legge regionale n. 9 del 1986), hanno preso il posto delle province (art. 15, primo e secondo comma, dello statuto siciliano)[2].

    In via cautelativa, non potendolo fare autonomamente le Province, è però necessario che il Governo regionale, annunci l’impugnativa delle disposizioni in questione presso la Corte Costituzionale. In tale contesto, è verosimile che l’Avvocatura dello Stato possa in sede dibattimentale precisare che l’interpretazione data delle censurate norme, che nel frattempo saranno già state convertite in legge, risulti conforme a quella della Regione Siciliana così facendo cadere il motivo del contendere, tuttavia è meglio sentirsi dichiarare dalla Corte Costituzionale l’inammissibilità del ricorso che rischiare un corto circuito istituzionale.


    [1] Si consenta il rinvio a Massimo Greco “La soppressione delle Province in territorio siciliano”, su AmbienteDiritto.it – Rivista giuridica  pubblicata sul web all’indirizzo www.ambientediritto.it, 24/08/2011; su “Persona e Danno” – Rivista giuridica elettronica, pubblicata sul web all’indirizzo www.personaedanno.it, 24/08/2011; su Lexambiente – Rivista giuridica sull’ambiente pubblicata su internet all’indirizzo www.lexambiente.it, 25/08/2011; sul portale dell’Associazione Siciliana Amministratori Enti Locali (ASAEL) pubblicato su internet all’indirizzo www.asael.pa.it, 25/08/2011; sull’Organo d’informazione dell’Unione Regionale delle Province Siciliane, pubblicato sul web all’indirizzo www.urps.it, 29/08/2011; su Diritto & Diritti – Rivista giuridica elettronica, pubblicata su internet all’indirizzo http://WWW.diritto.it, ISSN 1127-8579, 01/09/2011; in Osservatorio Giuridico “La Previdenza”, pubblicato su internet all’indirizzo www.laprevidenza.it, 10/09/2011; su “Norma”, quotidiano d’informazione giuridica, pubblicato su internet all’indirizzo http://www.norma.dbi.it/index.jsp, 24/08/2011; su “La faccia intermedia del Leviatano, Novagrafh, Assoro, dicembre 2011.

     [2] Corte Cost., sent. n. 230/2001.

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