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  • Il vaffa-day dell’8 settembre

    Pubblicato il settembre 20th, 2007 Max 3 commenti

    di Silvana Iannotta
    Che giornata particolare! Da non dimenticare! Potrebbe essere il titolo di una nuova canzone dell’Equipe ’84! Due gli avvenimenti, completamente diversi ma ambedue carichi di aspettative.


    Il primo: il funerale di Big Luciano, un artista che ha saputo sapientemente costruire la sua immagine fino a diventare un’icona nel villaggio globale. Su di lui, la sua simpatia, la prorompente personalità sono stati versati fiumi d’inchiostro e parlarne ancora sarebbe un di più. È sull’evento mediatico dell’ultimo saluto al personaggio che voglio soffermarmi.
    Mai avrei creduto di vedere un imbarazzato celebrante elencare dall’altare le personalità politiche presenti con la preoccupazione di scordarne qualcuna. È possibile che nemmeno di fronte alla morte si riesce a fare un passo indietro? I familiari, gli amici, i colleghi, gli ammiratori, la gente comune, non meritavano anche loro di essere citati uno ad uno? E che senso ha avuto chiudere lo show con le frecce tricolori? La civile monarchia inglese si limita (senza costi) a premiare con il titolo di sir gli artisti che portano fama e soprattutto ricchezza al Paese, l’Italia deve fare e soprattutto spendere di più.
    Certo, viene in mente quel povero Fabrizio Quattrocchi, che, rapito e sgozzato da terroristi iracheni, non ha avuto funerali all’altezza del suo coraggio. L’ultima sua frase agli assassini “vi faccio vedere io come muore un italiano” risuona ancora nelle nostre colpevoli coscienze, ma era un mercenario, come ha sostenuto qualche benpensante. Già, un mercenario che era andato in zona di guerra per guadagnare qualcosa in più! Anche Pavarotti lavorava all’estero e guadagnava tanto, ma tanto da patteggiare con 24 miliardi di lire la sua evasione fiscale e quindi meritava anche gli onori militari! Mah, che strano paese è l’Italia!
    Passiamo al secondo evento della giornata, questo sì temuto dai politici.
    L’8 settembre è stato anche il giorno del Vaffa-day di Beppe Grillo: gente in fila sin dalla mattina per firmare le proposte di legge d’iniziativa popolare che hanno ottenuto tale consenso da far tremare il Palazzo. E trema ancora dopo tanti giorni perché, mentre i riflettori si sono spenti sui “funerali di Stato” di Pavarotti ( e pensiamo che nemmeno lui sia contento della parata), lasciando il posto alla questione dell’eredità, il popolo dei grillini è in crescente aumento. E più sono le critiche che giungono dalla “casta”, più il movimento si rafforza. Il leader di un partito ha detto che solo una classe politica senza ideali può scodinzolare dietro Beppe Grillo. Ma come, non è più un ideale chiedere onestà, rigore morale, giustizia alla propria classe dirigente? Le accuse di qualunquismo, populismo, demagogia fioccano da tutte le parti, da sinistra a destra, ma non riusciranno a seppellire le oltre trecentomila firme raccolte in un solo giorno, né il bisogno di politica seria che serpeggia per l’Italia. “… Non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva verso di noi” (Vittorio Emanuele II, 10 gennaio 1859): così iniziava la faticosa ed epica costruzione del regno d’Italia, ma la modernità ha fatto del Palazzo un bunker insonorizzato in cui non giunge la voce del popolo, e asserragliati nelle comodità, nel lusso e nei privilegi, i politici si stringono compatti, pronti a resistere all’assedio. Ah, ecco perché vanno in giro in macchine blu o aerei di Stato anche per fare pochi chilometri! Dopo il condono non hanno nulla più da temere dai delinquenti comuni che si sentono tutelati, ora devono temere il Grillo parlante e tutto il suo seguito che si trova per strada, ad ogni angolo. Per questo ci vogliono macchine veloci e blindate: per scappare dai fischi, dalle critiche, dal diritto di protestare contro lo spreco di alcuni e l’impoverimento progressivo di tanti. Non è questo il modo di protestare? Il linguaggio è volgare? Si corre il rischio dell’astensionismo? E cosa dovrebbero fare? I girotondi come i “morettini”, quegli intellettuali di sinistra che sono scomparsi dalla scena perché non hanno più il caimano da combattere? E cosa c’è di più volgare di rappresentanti del popolo che non hanno altro interesse che quello di gabellare il popolo? Astensionismo? E che pericolo c’è? Tanto i conti, poi, li fanno quadrare sempre a loro favore. Sono i conti delle nostre tasche che non tornano più e ci aspetta un lungo inverno freddo e senza entusiasmo! Grazie, politici dei tempi nostri. Voi, sì, che avete stile!

     

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