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  • Il Sole 24Ore boccia la Kore

    Pubblicato il Luglio 13th, 2009 Max 3 commenti

    di Libero
    Su dieci indicatori scelti dal Sole 24Ore per misurare il livello qualitativo delle università italiane Kore risulta al penultimo posto tra quelle non statali. A primeggiare ancora una volta è stata la Bocconi di Milano. Seguono la Luiss di Roma e la Lumsa.

     

    3 responses to “Il Sole 24Ore boccia la Kore” Icona RSS

    • Troppi corsi di laurea. O pochi docenti. Da qualunque parte la si guardi, la malattia delle università italiane è il gigantismo dell’offerta, che negli anni si è moltiplicata con un florilegio di nuovi corsi di laurea, spesso creati per ragioni più di marketing che di sostanza e senza badare che ci fossero i docenti necessari a garantire la qualità. E ora, per 70 facoltà su 100, scatta l’esigenza di correre ai ripari. In fretta. Entro tre anni, ogni corso di laurea dovrà contare su almeno quattro docenti di ruolo per anno, e dovrà essere in grado di fornire agli studenti informazioni precise e chiare sul tasso di occupazione dei laureati, la quota di abbandoni, la presenza dei docenti e il loro curriculum scientifico. Chi non lo farà, sarà escluso dall’offerta formativa e non potrà attivare il corso. I parametri, fissati da un decreto firmato venerdì scorso dal ministro Mussi, bocciano il 69,5% delle facoltà. Fra queste, cartellino giallo per tutte le nove facoltà italiane di sociologia, 60 delle 68 facoltà di economia e altrettante fra le 70 di lettere e filosofia. Fra le virtuose, invece, spiccano medicina veterinaria (bollino verde per 11 su 14), giurisprudenza e agraria, gli unici tre casi in cui i regolari superano i fuori norma.
      Il Sole-24 Ore ha passato al setaccio tutte le facoltà attive in Italia, e per ciascuna indica il deficit di docenza da colmare per rientrare nei ranghi.

      La mappa dei corsi a rischio
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      Una data limite, il 2010. E un lavoro enorme: ripensare un’offerta didattica che negli anni ha rotto tutti gli argini per riportarla entro dimensioni sostenibili dalle forze di ogni facoltà.
      Fra tre anni accademici, per attivare un corso sarà necessario poter contare su quattro docenti di ruolo per anno: un corso di laurea, quindi, ha bisogno di almeno 12 docenti, una laurea specialistica di 8 e una a ciclo unico di 20 (24 se la durata di legge è di sei anni).
      Ma il cambio di rotta creato dalle Linee guida di luglio e dal decreto attuativo non colpirà allo stesso modo tutte le facoltà, perché c’è chi già oggi vanta un corpo docente più che adeguato alla bisogna e chi invece dovrà correre decisamente ai ripari. Le facoltà storiche, in genere, non hanno nulla da temere dal nuovo corso: ad architettura dell’Università Iuav di Venezia, come a giurisprudenza della Sapienza o della Statale di Milano, il corpo docente è quattro volte più numeroso rispetto ai minimi richiesti dal decreto. La Kore di Enna o l’Università Santa Maria Assunta di Roma, per fare due esempi fra i tanti, dovranno rinforzare drasticamente il numero di professori.
      Anche se per atenei come questi ultimi le regole concedono un po’ più di tempo per l’adeguamento: le università non statali, quelle che hanno meno di 15mila iscritti e gli atenei nati dopo il 1994 dovranno infatti adeguarsi entro il 2012, e non entro il 2010. E in alcuni casi la possibilità di stipulare convenzioni con altre strutture potrà aiutare gli atenei a raggiungere l’organico necessario facendo rientrare nel conto i docenti «prestati». Qui sotto, comunque, la tabella fotografa la situazione di tutte le facoltà italiane attive nell’anno accademico 2006/2007 (ultimo per il quale sono disponibili i dati) e la mette a confronto con il requisito dettato dalle nuove norme. Di ogni facoltà è stato ricavato dall’anagrafe del ministero dell’Università il numero di corsi attivati, distinti per tipologia, e il numero di docenti di ruolo, e lo si è messo a confronto con l’organico richiesto dalle nuove regole. La percentuale (in rosso quando negativa) indica la distanza fra la situazione effettiva e quella che diventerà necessaria con le regole a regime.
      DOPO AVER LETTO QUESTO ARTICOLO NON MI SEMBRA
      PROPRIO IL CASO DI DIRE CHE LA KORE SIA STATA BOCCIATA MA SAREBBE IL CASO DI VEDERE I PARAMETRI
      USATI PER LA CLASSIFICA(UN NI VAGNAMU PRIMA CA CHIOVI)

      Scarica il http://www.unica.it/UserFiles/File/PDF_PAG-02.pdf

    • Caro Gigi, non occorre leggerlo sul Sole 24 Ore quanto la nostra Università sia scaduta negli anni passati. Come in tutti quei casi, in cui si mette l’interesse economico avanti alla conoscenza, anche in questo, ahimè, a prevalere è stato il Dio denaro sulla qualità della cultura. Pertanto ti chiedo e mi chiedo: “E’ cosa logica e corretta che un’Università, che si rispetti, stipuli convenzioni a destra ed a manca, negoziando materie con docenti e discenti pur di rendere appetibile l’iscrizione ai corsi di laurea breve ? E con quali risultati e preparazione ?

    • Ma cosa credevate che la Kore, fiore all’occhiello dei potentati della sinistra ennese, fosse per davvero una Università in grado di preparare culturalmente e professionalmente i giovani? Niente di più sbagliato!
      Al di là dei blà blà blà la Kore è esclusivamente uno stipendificio e nulla più.
      Catone


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