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  • Il Procuratore della Repubblica Ardita all’Accademia della Politica

    Pubblicato il Marzo 15th, 2010 Max 2 commenti

    di Libero
    Venerdì 12 Marzo u.s.  si è conclusa la VI lezione del II Corso di  Studi Politici dell’Accademia Nazionale della Politica Sede di Enna, che ha visto calare un poker di nomi quali relatori di altissimo spessore e livello: dal Prof. Padre Alfio Spampinato al Prof. Raffaele Maltese, dall’On. Salvo Pogliese al già sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania e componente della Direzione Distrettuale Antimafia. Consulente a tempo pieno della Commissione Parlamentare Antimafia. Componente del Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati. Oggi Direttore Generale della direzione detenuti e trattamento nel Ministero della Giustizia, il Dr. Sebastiano Ardita. La lezione introdotta e coordinata con acuità dal Presidente Riccardo Fiscella, ha  rappresentato sicuramente “l’evento” culturale più significativo e importante  nel campo della storia della vera unificazione dell’Italia, del riscatto del Mezzogiorno e della lotta alla mafia.
    Si è trattato di accurati e preziosissimi contributi, di saggi di storia, che hanno abbracciato diversi punti tematici, da parte d’illustrissimi e noti relatori. In essi abbiamo rintracciato diverse “metodologie del pensiero storico-culturale-sociale”, a seconda della formazione e della sensibilità critica.
    Ma tutti gli interventi, e i loro relatori, sono uniti da un filo sottile, da un unico progetto e da un’unica volontà: contribuire alla migliore conoscenza storica, al nostro Sud, inteso non come un’astratta categoria geografica, ma come un territorio fecondo di cultura, le più diverse, che ne hanno caratterizzato l’intera vicenda culturale.
    Gli interventi si sono presentati, quindi, come una vera e propria antologia storico-culturale-sociale dove ognuno ha offerto il proprio libero e autonomo contributo, ben al di là di temi preconfezionati da trattare, rilevandone i diversi aspetti.
    «Le polemiche sull’unificazione dell’Italia sono inutili, in quanto l’Italia è stata di fatto unificata. Avrebbe ben potuto non esserlo: e, quando lo è stato, ciò è avvenuto grazie al concorso di precisi presupposti e di non meno precise volontà individuali e comunitarie. Quando il principe di Metternich, al concilio di Vienna, proclamava che “l’Italia è un’espressione geografica”, aveva pienamente ragione: la “provincia” augustea d’Italia aveva un puro valore amministrativo-circoscrizionale. –


    Anche il resto è storia nota. Sappiamo dove ci ha condotto tutto ciò: all’irrisolta “questione meridionale”, alla corruzione e alla mafia.
    E alla luce di tale convinzione è legittimo, anzi sacrosanto, “rivedere” il Risorgimento e la “vera” unificazione dell’Italia. E magari perfino smetterla di chiamare il processo d’unità nazionale, con le sue luci e le sue molte ombre, con quel ridicolo, pomposo nome. Tra il 1815 e il 1918 non “risorse” proprio un bel niente. Si affermò, tra molte ambiguità e con parecchie brutte pagine, una nuova realtà istituzionale alla quale da più parti e con vari esiti si cercò di attribuire una storia unitaria, proponendo “radici” e “identità” tutte parziali, tutte discutibili.»
    Questo il sunto delle tematiche affrontate dal Prof. Padre Alfio Spampinato, dal Prof. Raffaele Maltese e dall’On. Salvo Pogliese.
    Risulta evidente, in queste parole,  che la questione dell’unificazione anche economica dell’Italia fosse anche una questione di unificazione politica, perché l’obiettivo del superamento del divario tra il Nord e il Mezzogiorno chiamava in causa le responsabilità dello Stato e perché il permanere di quel divario poteva riflettersi negativamente sulla stessa unità nazionale, con conseguenze che a lungo andare potevano risultare esiziali anche dal punto di vista politico.
    La relazione conclusiva, tenuta dal Dr. Sebastiano Ardita, ha tratteggiato la storia della mafia dalla nascita, nel latifondo d’epoca borbonica, fino alla crisi dello stato liberale nel Regno d’Italia.  L’Ardita, sviluppa l’argomento considerando i principali legami delle organizzazioni criminali con cultura, economia ed istituzioni, partendo dall’unità d’Italia fino ad arrivare al presente.
    L’iniziativa ha avuto un grande seguito, testimoniato da centinaia di studenti e comuni cittadini in silenzio assoluto, evento raro per chiunque frequenti corsi universitari.
    Questa VI lezione si è presentata, quindi, come l’ennesimo e sostanziale contributo collettivo, vivo e reale, che Riccardo Fiscella, Presidente dell’Accademia Nazionale della Politica Sede di Enna svolge in favore di un’ulteriore e proficua “politica” per la corretta conoscenza delle nostre radici, per una migliore coscienza civile e culturale di ciò che il nostro passato ci ha lasciato in eredità e per una corretta gestione e trasmissione di questi stessi temi alle generazioni future.

     

    1 responses to “Il Procuratore della Repubblica Ardita all’Accademia della Politica” Icona RSS

    • Mi complimento con “Liberamente” per la puntualità e la sintesi magistrale con cui ha descritto l’evento a cui ho avuto il pregio di assistere. Confermo quanto letto ed aggiungo che: spererei, ai prossimi incontri, di notare una partecipazione, della cittadinanza ennese, ancora più nutrita. A tali eventi non si dovrebbe mancare, poiché arricchiscono lo spirito umano facendo comprendere quanto degli intellettuali e dei professionisti illustri di buona volontà si offrano con dedizione e generosità per apportare un contributo concreto all’evoluzione culturale del nostro territorio. Mi auguro che, in un futuro prossimo, possa vedere partecipare a sala Cerere, in occasione di tali lezioni, non solo il nostro presidente del consiglio provinciale dr. Massimo Greco ma, anche, gli altri politici locali che ci governano. Un complimento corre l’obbligo di rivolgerlo all’amico e presidente dell’accademia Riccardo Fiscella che grazie alla sua passione e al suo impegno sta dando grande prova di capacità organizzativa, riscuotendo il giusto e meritato successo.


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