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  • “Il problema dei rifiuti, chissà perché, fa saltare i nervi a tutti !!!!!”

    Pubblicato il gennaio 24th, 2009 Max 10 commenti

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    Creative Commons License photo credit: accurimbono

    Ilaria de Simone – Assessore al Bilancio della Provincia di Enna
    Michele Sutera – Consigliere alla Provincia di Enna

     

    10 responses to ““Il problema dei rifiuti, chissà perché, fa saltare i nervi a tutti !!!!!”” Icona RSS

    • Il problema dei rifiuti

      * Il fenomeno

      Ogni anno nel mondo si producono miliardi di tonnellate di rifiuti e la loro collocazione rappresenta da sempre un problema ambientale di dimensioni rilevanti. Nell’ultimo secolo la crescita demografica e lo sviluppo industriale e tecnologico hanno provocato un aumento dei consumi sia in termini di qualit� che di quantit� di prodotti.
      Il fenomeno � risultato aggravato dalla progressiva urbanizzazione che ha concentrato alcuni problemi ambientali e sanitari in aree estremamente circoscritte tra cui emerge la produzione abnorme di Rifiuti Solidi Urbani RSU.
      Gli RSU sono solamente una piccola parte dei rifiuti; sono, infatti, rifiuti anche gli scarti che derivano dalla produzione agricola, le ceneri che escono dalle centrali elettriche e dagli impianti di riscaldamento, i detriti che provengono dalle demolizioni, gli scarti delle lavorazioni industriali, e cos� via.
      All’inizio degli anni 90 il quantitativo di rifiuti da gestire annualmente nel mondo occidentale ammontava a circa 10 miliardi di tonnellate: di cui circa il 5% � costituito da RSU, circa il 15% da rifiuti di tipo industriale (di cui circa un quinto � costituito da rifiuti pericolosi), ed il rimanente 80% da rifiuti di varia natura, quali residui dell’industria energetica, dell’agricoltura, delle opere di demolizione, dei dragaggi e da fanghi degli impianti di depurazione.
      La situazione italiana � sostanzialmente allineata con la situazione di altri Paesi occidentali: negli ultimi 15 anni la produzione degli RSU � pi� che raddoppiata ed oggi ammonta a circa 30 milioni di tonnellate all’anno pari a circa 1,4 kg procapite al giorno.
      Negli ultimi anni � aumentata molto la frazione di carta, cartone, materie plastiche e legno in quanto � cresciuta la quota dei materiali da imballaggio che raggiunge attualmente il valore del 35-40% in peso e il 50% in volume. Se le attuali linee di tendenza non verranno prontamente corrette c’� il rischio di aumentare ancora la produzione di RSU, portando pertanto il problema del loro impatto ambientale al di fuori di ogni possibile controllo.

      * Gli effetti

      In Italia lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani � stato portato avanti principalmente attraverso lo stoccaggio in discariche controllate (90%), meno del 10% � incenerito e solo il 3% viene riciclato, a fronte di Svizzera e Giappone che inceneriscono il 70-75% dei RSU. Il mercato illegale dello smaltimento dei rifiuti � piuttosto diffuso in Italia: il fatturato degli smaltimenti illeciti ammonta a circa 5-6 mila miliardi/anno ed inoltre il 50% dei rifiuti tossico-nocivi sfugge al sistema legale; 1381 sono le discariche abusive censite dal Ministero dell’Ambiente.

      La discarica rappresenta il sistema di trattamento finale dei rifiuti pi� antico e concettualmente pi� semplice. La costruzione di una discarica controllata � un’operazione complessa, poich� prevede numerosi accorgimenti tecnici per la tutela ambientale (impermeabilizzazione del bacino di contenimento, captazione del percolato e del biogas, copertura giornaliera con terra, ecc.) di conseguenza l’adozione della discarica come sistema di trattamento finale dei rifiuti comporta oggi costi di impianto e di esercizio non pi� trascurabili o nulli, come era invece per le vecchie discariche incontrollate. Questi costi risultano essere comunque inferiori rispetto ad altri sistemi di trattamento finale, sebbene sia difficile prevedere per quante decine di anni dopo la chiusura della discarica sia necessario intervenire anche con investimenti non trascurabili, per il controllo “post-mortem” della discarica stessa e per il recupero ambientale. Il rovescio della medaglia � che le discariche consumano territorio e che per tanto � indispensabile recapitarvi la minore quantit� possibile di rifiuti. Inoltre � da considerare che i siti idonei sono in numero limitato e quindi vanno utilizzati oculatamente per poter smaltire solo ci� che non � possibile smaltire diversamente. Infine � da ricordare che il biogas prodotto nelle discariche dalla digestione anaerobica delle sostanze putrescibili presenti nei RSU � composto per circa il 60% da metano e per il restante 40% da anidride carbonica6, che contribuiscono all’incremento dell’effetto serra.

      Inceneritori:

      La combustione dei rifiuti permette di:

      1. ridurre al minimo i rifiuti da portare in discarica (circa il 30% del peso e il 10% del volume) ;
      2. sfruttare il loro potere calorifico;
      3. produrre energia sotto forma di o di energia elettrica (0,3-4 kWh per kg di rifiuto)
      4. controllare e registrare in continuo le emissioni al camino, gli scarichi liquidi e gli scarti solidi in modo da poter verificare i parametri di emissione previsti dalla normativa vigente. La costruzione e l’esercizio di questo tipo di impianti comportano in genere un forte impegno economico e un’elevata capacit� gestionale per cui se ne consiglia l’attuazione solo in presenza di notevoli quantit� di rifiuti da trattare.

      Anche l’inceneritore, come la discarica, non rappresenta da solo una soluzione al problema rifiuti, pu� tuttavia rappresentare, se applicato a determinate condizioni, un sistema di eliminazione di alcune componenti tossiche organiche, o consentire una riduzione del volume di rifiuti contenenti componenti tossici, da inviare in discarica. Il conflitto fra interessi pubblici e privati, noto come la sindrome di NIMBY, � una delle principali cause delle difficolt� che si incontrano nella costruzione di discariche o inceneritori, in quanto nessuno li vuole vicini alla propria casa.

      Compostaggio:

      Un altro processo dei pi� seguiti nella gestione dei rifiuti � il compostaggio, che consiste nel sottoporre la frazione organica precedentemente separata ad un processo di biodegradazione aerobica in condizioni controllate. Il compost pu� essere utilizzato come ammendante dei suoli per reintegrare la componente organica e pu �, sostituendo fertilizzanti chimici, contribuire a ridurre il problema dell’eutrofizzazione.

      Il compostaggio � un metodo corretto dal punto di vista ambientale perch� reinserisce la componente organica dei rifiuti nei cicli naturali. Il compost � indicato per i suoli poveri di humus; pu� causare per � un eventuale apporto di sostanze indesiderabili, quali vetro, plastiche e metalli pesanti. Il trattamento della parte organica dei rifiuti per produrre compost causa tuttavia un notevole traffico veicolare in arrivo (fanghi, RSU) ed in partenza (compost) dall’impianto di compostaggio; i costi di trasporto incidono poi sul prezzo di vendita del prodotto. La commercializzazione del compost app are difficoltosa sia a causa dei requisiti di qualit� ai quali deve sottostare che alla concorrenza dei fertilizzanti inorganici.

      Raccolta differenziata:

      La raccolta differenziata � sicuramente un buon approccio per risolvere il problema dei rifiuti ma anch’essa presenta i suoi pro e contro.
      La raccolta separata della carta � quella pi� praticabile. Dal 1993 l’impiego di carta da macero nell’industria cartaria ha avuto un incremento pari al 20% rispetto all’anno precedente, e, a quella data, il 40% della materia prima utilizzata per la produzione cartaria era costituito da carta e cartoni riciclati. Oggi l’industria cartaria italiana ricicla oltre 3 milioni di tonnellate l’anno, di cui due milioni e 300.000 tonnellate raccolte nel nostro paese.Tuttavia, poich� nel nostro paese la raccolta differenziata della carta � solo del 32%, l’industria cartaria nazionale � costretta ad importare dall’estero circa il 25% di fabbisogno di carta da macero
      In molti paesi, infatti, sono da tempo previste forme di sussidio ed incentivi per quelle amministrazioni locali o associazioni private che predispongano o attuino in prima persona la raccolta differenziata. La carta recuperata, viene inviata alle cartiere che, attraverso appositi trattamenti, la ritrasformano in carta “nuova” senza servirsi della pasta di legno (e quindi senza recidere nuovi alberi). Ma per ottenere una carta riciclata di qualit� accettabile, � necessario sottoporla a dei trattamenti che sono fortemente inquinanti per dissolvere l’inchiostro, togliere la patinatura ecc. In Germania e negli Usa questo problema � stato risolto differenziando ulteriormente la raccolta dei materiali cartacei, in modo da tenere separati, ad esempio, i fogli di scarto di stampanti e simili da quelli delle riviste patinate e non.
      la produzione del vetro richiede un’altissima quantit� di energia e pu� avere un considerevole impatto ambientale. Per ottenere una tonnellata di vetro, ci vogliono pi � di una tonnellata di sabbia, calcare e soda, oltre ad una gran quantit� di acqua. Il vuoto a rendere � una forma di imballaggio molto rispettosa dell’ambiente, infatti, contrariamente ai contenitori in alluminio o in carta, quelli in vetro possono essere riutilizzati fino a 50 volte. Occorre comunque valutare caso per caso la convenienza ambientale di questo sistema rispetto al vetro a perdere riciclato.
      Il riciclaggio � energeticamente molto conveniente rispetto alla produzione di vetro ex-novo.Attivata in via sperimentale nel 1976, la raccolta differenziata del vetro � oramai una pratica diffusa in pi� di 5.000 comuni. Il numero delle campane verdi, che oramai fanno parte di ogni paesaggio urbano, � in continuo aumento e, infatti, nel quinquennio 1990/1994 l’incremento del riciclaggio del vetro � stato del 45%. Sebbene questo abbia permesso il recupero di 950.000 tonnellate di vetro, tuttavia la raccolta in contenitori differenziati a secondo del colore sarebbe sicuramente pi� vantaggiosa.

      Esistono almeno 50 diversi tipi di plastiche, diverse per peso, resistenza, flessibilit�, ecc., ma tutte ricavate da materie prime quali il petrolio, il gas naturale o il carbone. Il ciclo di lavorazione della plastica richiede una discreta quantit� di energia e, come rifiuti, i materiali plastici sono biodegradabili solo a lungo termine. Alcuni di essi (come il PVC) possono costituire un pericolo per l’ambiente se smaltiti scorrettamente. La caratteristica di durata della plastica risulta spesso inappropriata per l’uso che se ne fa. Infatti, che senso ha costruire con un materiale praticamente eterno,imballaggi o oggetti destinati ad essere gettati subito dopo l’uso?

      La caratteristica di durata della plastica risulta spesso inappropriata per l’uso che se ne fa. Infatti, che senso ha costruire con un materiale praticamente eterno,imballaggi o oggetti destinati ad essere gettati subito dopo l’uso? Il riciclo dei materiali plastici � davvero funzionale solo se la raccolta viene fatta separando tra loro i diversi materiali: il polietilene (PE) e il Polietilene teraftalato (PET), impiegati di solito per la fabbricazione di contenitori per liquidi, dal Cloruro di Polivinile (PVC), il Polistirolo (PS). Cos� facendo infatti � possibile recupe rare oggetti di materia plastica facilmente ricommerciabili. Sfortunatamente la maggior parte della plastica proveniente dalle raccolte domestiche e dei negozi � costituita da sacchetti, imballaggi e altre materie plastiche “miste”. Infatti ogni oggetto di plastica contiene anche coloranti, additivi, ecc. che conferiscono alla plastica riciclata una minor qualit�.
      Dal 1985 ad oggi sono state raccolte e riciclate oltre 33.000 tonnellate di alluminio o, in termini di lattine, 2 miliardi e 54 milioni di pezzi. L’alluminio � uno dei metalli pi� resistenti all’ossidazione e quindi resiste nell’ambiente molto a lungo. Per fare 1 tonnellata di alluminio ci vogliono circa 4 tonnellate di bauxite e 16 KW di energia contro gli 0,4 KW necessari per riciclare la stessa quantit� di lattine. Anche se, al contrario delle bottiglie, il riuso delle lattine non � praticabile, il riciclo dell’alluminio risulta particolarmente vantaggioso, sia dal punto di vista ambientale che da quello economico.

      Riciclare una lattina, infatti pu� far risparmiare circa il 95% dell’energia utilizzata per estrarre l’alluminio e riduce di altrettanto l’inquinamento atmosferico provocato dalla sua lavorazione. Oggi circa 1 chilo e mezzo di alluminio ogni 4 non viene pi� prodotto partendo dalla bauxite.

      * Cosa fare?

      Il punto di partenza nella gestione dei rifiuti solidi urbani, � sicuramente la riduzione della quantit� di rifiuti che viene prodotta e che deve poi essere conseguentemente raccolta e smaltita. L’obiettivo principale da perseguire per cercare di risolvere il problema � sicuramente la riduzione alla fonte dei rifiuti . Per questo motivo deve essere data priorit� assoluta agli interventi preventivi come per esempio la riduzione degli imballaggi che raggiungono oramai la soglia del 40% sul totale dei rifiuti solidi urbani.

      Il recupero post consumo da solo non pu� rappresentare l’unica soluzione efficace allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, � importante che i produttori di merci si facciano carico del problema riducendo l’impiego di imballaggi a perdere il cui ingombro supera ormai quello delle merci consumate.

      L’Agenda 21 focalizza per il problema dei rifiuti quattro punti di azione: minimizzazione dei rifiuti, massimizzazione del riuso e del recupero, smaltimento ambientalmente compatibile, incremento di qualit� dei servizi di gestione.

      La legislazione italiana, che finora si � dimostrata arretrata e inadeguata, � stata aggiornata dal Decreto Legislativo n. 22 del 5/2/97 (Decreto Ronchi). I principi fondamentali sono:

      * prevenire la produzione di rifiuti;
      * riciclare il materiale organico (compostaggio);
      * riciclare carta, vetro, plastica il pi� possibile;
      * ricorrere all’incenerimento con recupero dell’energia
      * smaltire in discarica solo i rifiuti inerti e i residui delle attivit� produttive.

      Gli interventi per ridurre la quantit� di rifiuti prodotti, possono essere attuati sia a livello nazionale che locale e devono essere finalizzati a promuovere:

      * il design di nuovi prodotti ed imballaggi;
      * la sensibilit� e la responsabilit� del consumatore sui rifiuti prodotti una volta terminato l’uso del prodotto (soprattutto nei Paesi industrializzati);
      * la raccolta differenziata;
      * il compostaggio.

      La minimizzazione dei rifiuti si basa su due concetti fondamentali:

      1. la riduzione dei rifiuti alla fonte, attraverso cambiamenti nei prodotti (ecodesign) e nei processi (produzione pulita). Il miglioramento dei processi comprende l’utilizzo di tecnologie pulite, di materie prime alternative, il miglioramento dei cicli tecnologici di produzione, etc.
      2. Riciclo e riutilizzo dei materiali.

      Bisogna sottolineare che i benefici della minimizzazione dei rifiuti sono sia ambientali (prevenzione e riduzione dell’impatto ambientale) che economici. In Italia il problema di fondo � costituito dalla diffusa arretratezza del sistema nazionale di gestione dei rifiuti, dall’insufficienza dell’impiantistica di trattamento e smaltimento, da situazioni di smaltimento illegale, dalla scarsit� di informazioni e di dati sulla produzione e sullo smaltimento dei rifiuti industriali.

      MA DI TUTTO QUESTO AI NOSTRI POLITICI (SPECIALMENTE LOCALI) NON GLIENE FREGA PIU’ DI TANTO INFATTI IL CARROZZONE SI E’ ROTTO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    • RIFIUTI: LE COLPE PER L’INERZIA DEI POLITICI E DEGLI

      AMMINISTRATORI NON POSSONO RICADERE SUI CITTADINI

      Tutti sappiamo che la cattiva politica causa danni sia immediati che futuri. È cattiva politica quella che pensa a soddisfare l’utilità personale a discapito degli interessi collettivi. La buona politica si ha, invece, quando si effettuano le riforme e si realizzano opere ed interventi che permettono di dare alle future generazioni una società migliore e un ambiente vivibile.

      È difficile condividere questo principio: molti preferiscono la gallina all’uovo, sfruttando i guadagni immediati senza rendersi conto che così facendo si esauriscono le risorse.

      Già da diversi decenni si è capito che i rifiuti solidi urbani rappresentano una risorsa da utilizzare per risparmiare la materia prima, (petrolio, alberi, minerali, ecc.) e molte Regioni si sono attivate per effettuare la raccolta differenziata ed il riciclaggio delle materie, ottenendo quasi l’azzeramento delle spese del servizio nettezza urbana ed anzi traendone anche introiti economici.

      In Sicilia – dove certi nostri politici o sono indaffarati a sostenere dei lunghi e gravi processi per mafia o sono intenti ad accrescere le clientele elettorali per mantenere il proprio potere e quei privilegi che l’essere “onorevole” comporta – non si riesce ad avere un momento di riflessione, seria e definitiva, per arginare il danno che si sta causando alla comunità presente e futura.

      Se anche nella nostra Regione si fosse effettivamente attuato il cosiddetto “Decreto Ronchi” – che prevedeva un circolo virtuoso di recupero e riciclaggio dei rifiuti al pari degli altri paesi europei – e se si fosse attuata la raccolta differenziata, oggi non avremmo il problema dei rifiuti, le maxi-bollette ATO, le discariche stracolme, ecc.. Anzi, tali rifiuti avrebbero potuto rappresentare una risorsa per la salvaguardia dell’ambiente ed un deciso risparmio economico per i cittadini e la pubblica amministrazione.

      Ma i nostri politici regionali – in tutti questi 10 anni di legislazione statale sul riciclaggio – se ne sono infischiati e quelli locali sono stati accondiscendi. La cosa più inquietante è che si accusano fra di loro, si insultano, si scaricano le responsabilità, sono ben lontani dall’individuare una soluzione immediata all’attuale situazione di emergenza ma, soprattutto, nessuno discute su come recuperare il gravissimo e decennale deficit per giungere ad una soluzione definitiva e di lunga durata che non aggravi la crisi economica dei cittadini.

      Non credo sia giusto che i cittadini debbano pagare il danno causato da chi, per troppi anni, ha omesso colpevolmente di non attuare le norme che imponevano la raccolta differenziata, unico strumento risolutivo in materia di rifiuti.

      Sarebbe bene individuare questi politici ed amministratori e far pagare ad essi il danno per tale comportamento omissivo. Ma tralasciando l’utopia (perché la ricerca delle responsabilità dei politici nella nostra terra è quasi impossibile…) e volendo restare ancorati alla nostra realtà locale, è giusto che i cittadini sappiano che il danno dei maggiori costi del servizio N.U. è stato causato dalla cattiva politica di questi ultimi dieci anni! Ora quella stessa classe politica promette (sic!) di assumere impegni che però sono temporanei, che attenuano il problema contingente ma non lo risolvono…

    • Salve, ho letto con interesse il Vs. articolo e devo dire che purtroppo in Italia non cè ancora la mentalità del recupero vero e proprio. Gli organi di controllo che dovrebbero aiutare e gestire la situazione dei rifiuti e/o mps. purtroppo salvo alcune eccezioni sono totalmente ignoranti in materia ed anche le leggi spesso riguardanti la stessa materia sono contrapposte tra loro.
      Io nel 2003 ho creato un’attività per il recupero del granulato plastico eterogeneo proveniente dalla macinatura dei cavi elettrici come aggregato nelle malte cementizie; il tutto rispettando scrupolosamente l norme UNIPLAST e relativi decreti, dal 2003 ad oggi ho recuperato circa 260.000 tonnellate di plastica e devo dire di averlo fatto con soddisfazione sia per la riuscita del progetto sia per aver deviato dalle discariche un così ingente quantitativo di plastica. A parte qualche difficoltà nel capire le leggi in modo correttoe certficare i miei prodotti, tutto è andato bene sino a settembre del 2008 quando un maresciallo dei NOE ha voluto applicare arbitrariamente e prepotentemente una legga inapprpriata alla mia attività. Ora mi trovo a combattere una guerra per far valere i miei diritti e con un’azienda totalmente ferma con 40 persone (tra dipendenti e indotto) a casa.
      Vi sembra logico dover subire questo solo per ignoranza ???

    • SALVE
      IO HO UN’AZIENDA CHE MACINA CAVO ELETTRICO E VOLEVO CHIEDERE E ERICO RAVASIO SE MI DA’ QUALCHE DRITTA NEL PIAZZARE LA PLASTICA (POLIMERI MISTI)PROVENIENTE DALLA LAVORAZIONE
      GRAZIE

    • noto che il problema rifiuti esiste ma c’è della gente che senza scrupoli ne fa uso in maniera non proprio legale e mi pare strano che fanno chiudere un azienda senzaz che non vi siano cose corrette i noe sono grandi per il lavoro che svolgono

    • luca conosco aziende serie che sarebbero interessate a polimeri misti

    • Tutta la mia solidarietà ai N.O.E. che contribuiscono a tenere pulito il territorio e a scovare gli speculatori del rifiuto.
      Come si legge spesso sulla stampa sono molti quelli che approfittano dell’ecologia per traffici poco puliti.

    • siamo alle solite c’è chi parla bene e chi male ma sti rifiuti di che genere sono? pericolosi allora a ragione marco se nò che male c’è ad usarli come aggregati cementizi? io sono in edilizia da 40 anni e vorrei sapere in che modo si utilizzano .

    • ti do un imput in privato

    • ciao
      marco mi puoi aiutare per lo smaltimento dei polimeri misti ?


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