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  • Il Presidente del Consiglio comunale non può essere sfiduciato

    Pubblicato il agosto 3rd, 2008 Max 2 commenti

    di Massimo Greco
    L’annunciata mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio comunale di Enna Contino potrebbe trovare ostacoli di natura giuridica, ciò in considerazione che la deliberazione dell’organo assembleare, pur avendo una motivazione politica, rappresenta sempre un provvedimento di tipo amministrativo e come tale sottoposto alle norme sul procedimento amministrativo. Per l’occasione, occorre prendere le mosse dalla giurisprudenza formatasi sulla questione relativa alla legittima adozione da parte degli organi consiliari di provvedimenti di “sfiducia” caratterizzati da ampia connotazione politica nei confronti del proprio Presidente o del Vice-Presidente. Se infatti l’azione di sfiducia annunciata trova il conforto della norma statutaria ai fini dell’ammissibilità della stessa, medesima cosa non può dirsi sul merito della questione. A tal proposito, i Giudici Amministrativi hanno avuto modo di rilevare che in relazione alle funzioni istituzionali demandate alle cariche apicali dell’assemblea consiliare appare di dubbia legittimità la cessazione in termini di controllo politico che mal si attaglia alle prerogative e alle funzioni tutorie e di garanzia demandate a tali organi (cfr. in tale senso Tar Palermo, sez. I n. 3025/2006 relativa alla legittimità di una norma statutaria che preveda tale facoltà). Il Presidente del Consiglio comunale, in quanto presidente di tutto l’organo collegiale, nella sua unità istituzionale e suo rappresentante, non è collegato ad alcuna parte politica e risponde solo del corretto funzionamento della istituzione, di tal che il provvedimento che lo revochi dal suo incarico può essere motivato solo con ragioni attinenti alla funzione, in quanto ne risulti viziata la neutralità o inadeguata la conduzione, ma non da ragioni di fiducia politica (cfr. Cons. Stat., Sez. V°, 25/11/1999, n. 1983). Alla stregua di tale principio il Consiglio di Stato ha ritenuto illegittima una delibera con la quale si revocava il Presidente del Consiglio comunale per mere motivazioni connesse alla fiducia politica. “La neutralità che contraddistingue la particolare funzione svolta dal Presidente del Consiglio comunale o provinciale può quindi dirsi venuta meno solo in relazione a violazioni (di legge, statuto o regolamenti) che siano: a) reiterate; b) gravi; c) ingiustificate e comunque ingiustificabili” (Giovanni Virga, commento a Tar Lecce, sez. I° sent. n. 408/2003, Giust.it). Più recentemente la Sez. V° del Consiglio di Stato ha accolto l’appello di un Presidente di Consiglio comunale sfiduciato “…tenuto anche conto che non risulta ex adverso dimostrata l’esistenza di inadempimento degli obblighi di servizio” (Cons. Stat. Sez. V° Ord. 18/07/2008 n. 3981). Analoga argomentazione è stata assunta dal Consiglio di Giustizia Amministrativa nella decisione n. 696 del 23/07/2008.
    I fatti contestati nella specie al Presidente del Consiglio comunale di Enna non sembrano possedere queste caratteristiche, specie in relazione alle motivazioni formalmente addotte nella mozione di sfiducia che è sarà sottoposta all’esame dell’organo assembleare, secondo cui le ragioni della revoca risiedono sostanzialmente nel “venir meno della fiducia politica”. Un’approvazione di detta mozione, pertanto, non sfuggirebbe alle censure di legittimità del Giudice Amministrativo stante la palese carenza di adeguata e funzionale motivazione.

     

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    • Ho l’impressione che chi ci amministra non sia molto preparato giuridicamente. Grazie Massimo del chiarimento.


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