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  • Il futuro Libero Consorzio di comuni e il bluff di Crocetta

    Pubblicato il giugno 22nd, 2015 Max Nessun commento

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    da ViviSicilia.it

    Altra questione spinosa per i neo Sindaci, e per quello di Enna in particolare, è quella del costituendo Libero Consorzio di comuni la cui legge è rimasta incompleta all’ARS nonostante in alcuni comuni si siano già celebrati i referendum confermativi per aderire a nuovi Consorzi. Ne parliamo con Massimo Greco.

    La trasformazione della Provincia regionale in Libero Consorzio di comuni è stato un bene o un male?

    E’ uno dei più grandi bluff del Governatore Crocetta, incapace di trasformare in fatti legislativi sostenibili i suoi capricci mediatici. Infatti, mentre nel resto d’Italia la riforma dell’ente intermedio, ancorchè irta di ostacoli, ha superato diversi traguardi compreso il vaglio di costituzionalità, in Sicilia il percorso avviato sembra essersi arenato con danni istituzionali che sono sotto gli occhi di tutti.

    I dipendenti della ex Provincia di Enna sono parecchio preoccupati per il loro futuro…

    Certo, perché il taglio operato sui trasferimenti statali se, per certi versi, risulta coerente con il depotenziamento dell’ente intermedio operato dalla riforma “Delrio”, in Sicilia diventa incompatibile con il disegno di potenziare le soppresse Province regionali sotto la diversa denominazione di Liberi Consorzi di comuni. La Sicilia è rimasta infatti l’unica Regione, anche fra quelle a statuto speciale, a non essersi adeguata ai principi dell’ordinamento giuridico contenuti nella legge “Delrio”. Ammesso che lo Stato fosse disponibile ad accettare una particolarità istituzionale in salsa siciliana, la Regione dovrebbe farsi carico di colmare i mancati trasferimenti statali, che non sono pochi.

    Enna può ancora definirsi il comune capoluogo della provincia di Enna?

    Conservare uno status di capoluogo senza averne più nei fatti la titolarità è una triste consolazione. Né, può essere solo il dato demografico, peraltro in calo di almeno 1000 abitanti, a determinare tale attribuzione. La centralità di un territorio non si auto celebra ma viene riconosciuta dagli altri allorquando questa diventa occasione per investimenti economici, per turismo, per fatti sociali e culturali ecc… Diceva Tolstoj “descrivi il tuo villaggio e sarai universale”. Se hai cosa descrivere bene, se non hai nulla da descrivere per sfortune naturali o per incapacità delle classi dirigenti locali colpevoli di non avere fatto i compiti a casa, è impossibile candidarsi a centro di riferimento di altri territori. Prima Enna era conosciuta anche all’estero per la tradizione lirica e per gli eventi automobilistici di Pergusa. Adesso, se non fosse per l’Università Kore, di Enna non si parlerebbe più nemmeno in Sicilia.

    Accantonato il progetto di allargare i confini della provincia di Enna?

    Penso e spero di no, tuttavia devo, mio malgrado, registrare che questa idea non è stata adeguatamente valorizzata in azioni di progetto. Anche per questo i referendum di Capizzi, Mistretta e altri comuni dell’aera nord sono falliti. Come già detto in altra occasione, i comuni, compreso il capoluogo ennese, non hanno più né la stabilità politica, né l’autorevolezza istituzionale necessaria per promuovere un progetto così ambizioso e complesso. Continuo a credere che l’unica Istituzione in grado di elaborare una piattaforma credibile per l’aggregazione delle aree interne della Sicilia sia l’Università Kore, a condizione però che se ne faccia carico seriamente e non, come fin qui accaduto, solo a titolo convegnistico. Deve infatti diventare la 3° missione dell’Università Kore, anche attraverso una specifica e formale previsione statutaria.

    Ma per fare questo progetto occorre aspettare il completamento della riforma dell’ente intermedio?

    Assolutamente no, il legislatore regionale ha dimostrato di non essere in grado di accompagnare e sostenere, come dovrebbe, le trasformazioni dei territori. Al contrario, in tante occasioni, e questa tentata riforma ne è la dimostrazione, le politiche pubbliche veicolate attraverso la legge sono d’intralcio a spontanei virtuosismi che nascono nei e fra i territori. Le politiche di sviluppo non richiedono necessariamente una cornice istituzionale. Se c’è o ci sarà meglio, ma bisogna lavorare a prescindere per non perdere ulteriore tempo prezioso.

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