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  • Il Comune di Barrafranca non ha mai aderito all’ATO idrico. Riflessi sulla tariffa?

    Pubblicato il agosto 29th, 2016 Max Nessun commento

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    di Massimo Greco

    Il problema dell’elevata tariffa che pagano gli utenti della provincia di Enna per il servizio idrico integrato, aggravato anche dall’acclarata illecita riscossione delle famose “partite pregresse”, andrebbe analizzato con rigore scientifico ed al netto di umori ideologici ereditati dal referendum su l’acqua pubblica.

    Un aspetto che merita di essere approfondito e che potrebbe rilevare sui diversi procedimenti attraverso i quali l’Autorità d’Ambito “ATO Idrico” ha nel tempo approvato le diverse e periodiche articolazioni tariffarie, poi riscosse in fattura dal soggetto gestore “AcquaEnna”, è la mancata adesione del Comune di Barrafranca alla gestione integrata del servizio. Detto Comune continua infatti a gestire autonomamente e in house il servizio avendo sempre rifiutato di consegnare al gestore le relative infrastrutture idriche.

    Ora, in disparte il permanente stato d’illegittimità di questa curiosa vicenda atteso che l’ATO costituisce una forma di cooperazione obbligatoria basata sulla convenzione perfezionata dai Comuni appartenenti al medesimo ambito territoriale ottimale e che, quindi, sussiste l’obbligo dei Comuni interessati di affidare le infrastrutture idriche al gestore del servizio idrico integrato, ciò che va qui evidenziato è il riflesso sulla programmazione economico e finanziaria correlata alla pianificazione d’ambito.

    Infatti, in stretta connessione con il compito di elaborare i citati strumenti di pianificazione e programmazione, l’ATO Idrico provvede alla determinazione della tariffa del servizio idrico integrato che costituisce il corrispettivo del servizio, al quale sono improntate tutte le quote della medesima tariffa. La ratio della tariffa, e quindi il rilevato principio di connessione tra la tariffa e l’esigenza di assicurare l’equilibrio economico-finanziario della gestione del servizio integrato – viene inevitabilmente incrinata nel caso di mancata completa operatività del servizio integrato per il sussistere di gestioni frazionate attuate in economia dai singoli Comuni dell’ATO.

    Nel caso in specie, dove il Comune di Barrafranca si rifiuta ancora oggi di rispettare un obbligo di legge, la pretesa dell’ATO idrico di applicare ugualmente la tariffa unica d’ambito si fonderebbe non più sull’esigenza di remunerare adeguatamente il servizio sulla base di una pianificazione d’ambito che contempla anche il territorio del Comune di Barrafranca, ma su parametri, verosimilmente aleatori, che l’utenza sconosce.

    Orbene, a parte il probabile vizio di istruttoria del procedimento amministrativo di approvazione delle tariffe, sorgono spontanee alcune domande.

    Se la pianificazione d’ambito, quale presupposto per il calcolo del costo del servizio e quindi della tariffa d’ambito, contempla il territorio del Comune di Barrafranca, la tariffa fin qui individuata dall’ATO e riscossa dall’ente gestore ne risente in eccesso o in difetto?

    Come si possono raggiungere economie di scala nel lungo periodo in presenza di Comuni (per fortuna solo quello di Barrafranca) che si rifiutano di aderire al medesimo ambito territoriale ottimale per la gestione integrata di un servizio a rilevanza economica qual’è quello idrico?

    Come mai ancora oggi la Regione non ha esercitato i poteri sostitutivi nei confronti del Comune di Barrafranca che, pur in presenza di una granitica giurisprudenza in materia, si rifiuta di consegnare all’ATO le proprie infrastrutture idriche?

     

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