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  • I limiti del diritto di cronaca

    Pubblicato il settembre 27th, 2009 Max Nessun commento

    di Sabrina PERON
    Il Codice della Privacy (D.Lgs. 196/2003) riserva all’attività giornalistica una disciplina particolare, consentendo a chi fa informazione la possibilità di diffondere i dati, anche senza il consenso degli interessati, purchè ciò avenga nel rispetto dei limiti del diritto di cronaca e, in particolare, di quello dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico (art. 137, comma 3, Codice Privacy). Ciò tuttavia, non significa che il giornalista non sia comunque tenuto anche al rispetto di alcuni principi generali, applicabili a qualunque tipo di trattamento di dati e, in particolare, il dovere di raccogliere e trattare i dati personali in modo corretto, verificando, anzitutto, la loro esattezza (art. 11, comma 1, lett. a) e c) Codice Privacy).

    Nella fattispecie esaminata dal provvedimento del Garante che qui si pubblica alcune testate giornalistiche nel tentativo di dare un volto alla vittima di un incidente, pubblicavano una fotografia tratta da “Facebook” (al momento uno dei più frequentati social networks), senza però previamente verificare la corrispondenza di identità tra la persona ivi rappresentata e quella deceduta nell’incidente, con la conseguenza che veniva pubblicata la fotografia di un omonimo della vittima.Al riguardo il Garante ha rilevato che tale pubblicazione ha concretizzato una violazione delle disposizioni a tutela del diritto alla protezione dei dati personali e –


    dell’identità personale, sia perché sono state raccolte informazioni non adeguatamente verificate sia perché sono stati in tal modo diffusi dati personali errati. E’ stata pertanto affermata l’illiceità del trattamento oggetto di segnalazione con conseguente divieto di diffondere, anche tramite i siti web delle testate coinvolte, la fotografia del segnalante nel contesto della notizia dell’incidente.

    Con la precisazione che in caso di inosservanza del divieto sono applicabili sia la sanzione di cui all’art. 170 (“reclusione da tre mesi a due anni”), che la sanzione di cui all’art. 162, comma 2 ter Codice privacy (“sanzione amministrativa pecuniaria da € 10.000 a € 50.000”). E con l’ulteriore precisazione che è comunque salva la facoltà per l’interessato di far comunque valere i propri diritti in sede civile (cfr. art. 15 Codice Privacy); nonchè l’invio di copia del provvedimento all’Ordine regionale dei giornalisti e al Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, per le valutazioni di relativa competenza. (in http://www.personaedanno.it/CMS/Data/articoli/015610.aspx?abstract=true)

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