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  • I droni, Giovanni e Bryant. Guerra 2.0

    Pubblicato il febbraio 25th, 2017 Max Nessun commento

     Beatrice Pecora, criminologa

    Nell’ultimo periodo si è tanto parlato di Aeromobile a pilotaggio remoto o meglio conosciuto come Drone. Sembra essere l’ultima invenzione ipertecnologica utilizzata per la qualsiasi, anche in ambito illegale.

    Il Drone è un velivolo privo di pilota, telecomandato a distanza, usato generalmente per operazioni di ricognizione e sorveglianza, è indicato anche con la sigla RPV, dalle lettere iniziali dell’inglese Remotely Piloted Vehicle «veicolo guidato a distanza». Inoltre era stato utilizzato come bersaglio telecomandato, costituito da un simulacro di nave o di aereo, utilizzato nelle esercitazioni di tiro. Seppur così recente la storia del drone è datata.Il primo tentativo di costruire e utilizzare un velivolo senza pilota, risale al 1849, quando gli Austriaci attaccarono la città di Venezia utilizzando dei palloni caricati di esplosivo, ma fu un tentativo tanto innovativo quanto fallito. I successivi prototipi di velivoli senza pilota fecero la loro comparsa durante la prima guerra mondiale, si ricordi l’”Aerial Target” nel 1916, controllato con tecniche di radio controllo. Dopo le grandi guerre, i droni vennero ancora utilizzati nella guerra di Vietnam e per le esercitazioni militari. In Italia, negli anni sessanta, nacque il primo modello utilizzato dall’Esercito Italiano, fu il CL – 89, o AN USD 51, prodotto dalla Canadair, pian piano se ne susseguirono di altri sempre più sofisticati. A seguito del progresso tecnologico, gli APR hanno cominciato ad essere utilizzati anche in ambito civile, dove sono impiegati nella sorveglianza aerea delle coltivazioni, in aerofotogrammetria, per effettuare riprese aeree cinematografiche, in operazioni di ricerca e salvataggio, nel controllo di linee elettriche e condutture petrolifere e nel monitoraggio della fauna selvatica, e non si esclude l’utilizzo per consegnare la posta e per l’utilizzo dei defibrillatori lì dove serve. Anche se è legale acquistare un drone in Italia è illegale esserne il pilota, come è successo a tre coreani che a Milano per effettuare delle foto del Duomo hanno perso il controllo del velivolo facendolo finire su un palo dell’impalcatura della chiesa; a parte il danneggiamento ai coreani gli viene addebitato il volo abusivo. Ma se da una parte l’utilizzo di questi droni è quasi ludico a volte vengono utilizzati per scopi poco nobili, come ad esempio gli omicidi, anzi l’omicidio del giovane Lo Porto. Molti diranno Lo Porto chi? se non fosse stato per il Presidente della Repubblica Mattarella e la sua citazione alle Camere il giorno dell’insediamento, nessuno ne avrebbe parlato mai. Dimenticato come il suo conterraneo Ignazio Scaravilli scomparso in Libia. Giovanni, 39 anni, palermitano e si occupava della costruzione di alloggi di emergenza nel sud del Punjab, venne rapito nel 2012 in Pakistan dove era impegnato per un progetto della Ue per l’Ong «Welthungerhilfe» (Aiuto alla fame nel mondo). E’ stato ucciso tra Pakistan e Afghanistan lo scorso gennaio; lì dove aiutava gli altri è stato ucciso da un drone americano durante un raid statunitense contro al Qaeda. Oltre a Giovanni sono morti anche un ostaggio americano, Warren Weinstein, 72 anni, e due americani membri di al Qaeda tra Ahmed Farouq. Durante le ore di sorveglianza, la Cia non è stata in grado di rilevare la presenza di nessuno. L’utilizzo dei droni per scopi militari sta prendendo piede anche nel 2015 per riuscire a combattere il terrorismo o il narcotraffico, il problema risiede che sempre più la popolazione civile è la prima a farci le spese. Se da una parte Giovanni era un civile, dall’altra il soldato Bryan, ex Top Gun, rivela cosa c’è realmente dietro alle “missioni di pace”. Brandon Bryant ogni mattina si alzava per pilotare droni o per meglio dire lavorava la joystick per uccidere gente come in un videogame. Ore passate in un bunker per vedere uomini, donne e bambini attraverso un pc e poco interessa se devi uccidere la popolazione civile, l’importante è che uccidi. Lui racconta che all’inizio non si era reso del tutto conto delle vere conseguenze delle sue azioni. «Il nostro training era più immaginario che reale». Per chi lavora con i droni prima o poi si realizza che non si è in un gioco. Racconta di quella volta che uccise un piccolo essere umano dalle sembianze di un bambino che abitava in una di quelle case dai mattoni di argilla che Giovanni costruiva. Dopo lo scoppio della bomba non c’era più nessuno; Il suo superiore esclamò «Tranquillo, era solo un cane». Bryant afferma che negli Stati Uniti, l’opinione pubblica è favorevole alle guerre a distanza, che non creano disturbo quando uccidono civili, e per lo più di una guerra che ha poco impatto psicologico perché non ci si ritrova sul campo, ma per l’ex soldato Bryant e altri come lui non è così, per lui è sempre una sporca guerra. Oltre alle operazioni militari in Iraq e in Afghanistan, Bryant afferma che gli Usa conducono guerre clandestine in Yemen, Pakistan e Somalia, compiendo centinaia di morti l’anno. Ma il soldato dubita che i cittadini siano davvero consapevoli di quel che accade.

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