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  • I costi della politica: il Cesis s.p.a.

    Pubblicato il agosto 10th, 2007 Max Nessun commento

    di Massimo Greco
    Sarà certamente una coincidenza, ma dopo le trasmissioni televisive di Report e la recente pubblicazione del libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (“La Casta”, Rizzoli, 2007) sui costi della politica e sullo status di intoccabili di alcuni furbetti del quartiere italiano, la Commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati ha avviato lo scorso 31 maggio una specifica indagine. La prima riunione, alla quale hanno presso parte anche i vertici delle associazioni di Comuni e Province e una rappresentanza di presidenti di Regioni, è servita a stabilire il metodo per fare il punto su quanto costa la politica in Italia, anche a livello locale. Il Vice Presidente del Consiglio Rutelli ha, addirittura, parlato di gesto forte per evitare di perdere la fiducia dei cittadini. Era ora che un organo ufficiale si prendesse cura di fare quattro conti. Così, ci piacerebbe, ad esempio, cominciare a capirci qualcosa in più sulla società di capitali Cesis s.p.a. a totale partecipazione della Provincia regionale di Enna e sul motivo della sua esistenza. Rifiutiamo infatti di credere che questo organismo venga mantenuto in vita solo per indennizzare i componenti del rispettivo consiglio di amministrazione. Pensiamo, viceversa, che sia estremamente necessario ed utile tale strumento, a condizione però, che qualche illuminato Amministratore della Provincia ci relazioni in merito, visto che agli atti non risulta essere stata consegnata alcuna relazione annuale da parte dei designati e fortunati gestori della società. Ci chiediamo cos’abbia ancora da fare il Cesis, che solo nel 2006 ha ricevuto dalla Provincia circa 100.000 euro, vista la fallimentare esperienza di centralizzare lo sportello unico dei Comuni, la conclusione della rendicontazione del triste Patto Territoriale, la banale gestione di qualche corso di formazione professionale, e la brusca interruzione del portale www.ennaturismo.it. Può un’Amministrazione provinciale, già di suo, finanziariamente disidratata, permettersi di mantenere in vita una sanguisuga del genere solo per rispondere alle esigenze della politica?

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