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  • I candidati ai sotto-governo possono non essere luminari”

    Pubblicato il giugno 28th, 2009 Max Nessun commento

    di Massimo Greco
    Per la nomina a Consigliere di amministrazioni di un ente vigilato dal Comune (o dalla Provincia) non occorrono particolari competenze tecniche o culturali (come invece nell’ipotesi di svolgimento di funzioni di concreta gestione dell’ente), essendo sufficiente che il soggetto nominato Consigliere di amministrazione possegga quelle doti normali di ragionevolezza e avvedutezza, proprie del buon padre di famiglia, non essendo comunque – nel caso di pluralità di aspiranti – il Comune tenuto a svolgere una sorta di procedura concorsuale tra i soggetti designati di vari gruppi consiliari, raffrontando i rispettivi trascorsi lavorativi, trattandosi di una scelta politica, ampiamente discrezionale (1). Il discorso cambia se la nomina appartiene alla Regione Siciliana. In questo caso i requisiti sono tutti da dimostrare.

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    (1) Alla stregua del principio è stata ritenuta legittima la nomina a consigliere di amministrazione di una casa di ricovero per vecchi inabili al lavoro di un soggetto che svolgeva la di professione artigiano, e che non aveva prodotto alcun curriculum, il quale era stato preferito ad altro soggetto che, in base al curriculum prodotto, era plurilaureato, abilitato all’esercizio della professione forense ed avente un’esperienza lavorativa specifica decennale in qualità di dirigente di case di riposo.

    Ha osservato in particolare la Sez. V del Consiglio di Stato con la sentenza in rassegna 19 giugno 2009 n. 4033  che il Sindaco del Comune bene aveva fatto a non richiedere il curriculum delle persone designate, in quanto il criterio sulla base del quale doveva effettuare la nomina era semplicemente quello di valutare se il soggetto avesse i requisiti minimi per svolgere il non gravoso incarico di consigliere di amministrazione.

    D’altra parte, la scelta di una persona proveniente dal mondo del lavoro e le motivazioni circa la possibilità che il designato escluso potesse alterare gli equilibri del consiglio di amministrazione dell’ente, costituivano ragioni più che sufficienti per giustificare la scelta effettuata, “trattandosi alla fin fine di una scelta politica, ampiamente discrezionale”.

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