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  • Gli ATO alle Province: una soluzione per due problemi

    Pubblicato il ottobre 26th, 2008 Max 17 commenti

    di Massimo Greco
    Le cause del fallimento degli ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti in Sicilia sono tante e non tutte riconducibili al potere esecutivo. Parte di responsabilità è certamente da addebitare al legislatore che, nel contesto di una politica tesa a ridurre progressivamente i costi della politica e a razionalizzare l’architettura istituzionale, ben poteva valorizzare quanto offre attualmente il sistema degli enti locali. E invece ha creato un groviglio dal quale occorre uscire al più presto per evitare danni di lunga durata. Si sono sovrapposti troppi attori istituzionali e questo sta conducendo a compromessi travagliati e poco efficaci; e poi si sono registrati effetti di ricaduta dovuti a gravi errori di programmazione.
    La legislazione nazionale ci offre infatti una serie di esempi che testimoniano una certa tendenza ad individuare nuovi modelli organizzativi prescindendo dalla precarietà di alcune autonomie locali con particolare riferimento al ruolo delle Province. “E’ evidente come l’individuazione di un organo, o di un ente, per lo svolgimento di determinate funzioni dipende dalla scelta discrezionale del legislatore che, in un determinato contesto storico, ha preferito prevedere, ad esempio, altri enti, come le Autorità d’ambito territoriale ottimale per la gestione del servizio idrico, alle quali gli enti locali sono obbligati a partecipare e che sono titolari delle competenze degli enti medesimi; in questo caso una diversa opzione legislativa avrebbe potuto, in un qualche modo, valorizzare il ruolo delle province; lo stesso ragionamento può essere replicato per l’Autorità d’ambito per la gestione integrata dei rifiuti” (Riccardo Carpino, “Le Province: percezione sociale, ruolo e prospettive, in Federalismi.it, n. 3/2008).
    Il legislatore siciliano, “senza colpo ferire”, si è adeguato a tale impostazione, ciò anche in considerazione che “i criteri generali relativi all’istituzione degli ATO e all’organizzazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti, rappresentano un vincolo anche per il legislatore regionale, al quale è rimesso soltanto, per quanto qui interessa, di disciplinare <<le forme e i modi della cooperazione tra gli enti locali ricadenti nel medesimo ambito ottimale, prevedendo che gli stessi costituiscano le Autorità d’ambito di cui al comma 2, alle quali è demandata, nel rispetto del principio di coordinamento con le competenze delle altre amministrazioni pubbliche, l’organizzazione, l’affidamento e il controllo del servizio di gestione integrata dei rifiuti>> (art. 201, comma 1, d.lgs. n. 152/2006)” (Tar Lazio, sede di Roma, sez. I°, n. 4467/2008).
    L’attribuzione della titolarità delle risorse per la gestione dei rifiuti è avvenuta in applicazione di quanto stabilito dal Commissario delegato per l’Emergenza rifiuti nella Regione Sicilia che, in merito, ha previsto come obbligatoria la gestione dei rifiuti in Ambito Territoriale Ottimale (A.T.O.) a mente dell’art. 233 del Dlgs n. 22/97, secondo le modalità ivi pure stabilite (Ordinanza n. 488 dell’11/06/2002 e n. 1069 del 28/11/2002). “Nella rinnovata prospettiva comunitaria in materia di gestione dei servizi pubblici facenti capo agli enti locali, la nuova normativa predilige – in luogo delle gestione diretta del servizio – una gestione ottimale per ambiti territoriali omogenei per il tramite di società d’ambito: la cui istituzione, coinvolgendo direttamente gli Enti Locali interessati, non può ritenersi lesiva della rispettiva sfera di autonomia. In conformità ai principi comunitari di adeguatezza ed efficienza dell’organizzazione del servizio di che trattasi (unitamente alla nuova rilevanza del principio della concorrenza nel settore della erogazione dei servizi pubblici) la nuova normativa si propone il superamento del modello della gestione frammentaria per singoli ambiti comunali, prevedendo forme anche obbligatorie di cooperazione tra gli enti locali (Tar Palermo, sez. I°, sent. 10/05/2006, n. 1061).
    Dopo i primi segnali di fallimento nella gestione degli AA.TT.OO. il legislatore siciliano, attraverso l’art. 45 della L.r. n. 2/2007 rubricato “Individuazione dei nuovi ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti urbani”, ha cercato di correre ai ripari riducendo il numero degli ambiti territoriali da 22 a 14 e disciplinando il passaggio dalle attuali società d’ambito a nuovi Consorzi a cui partecipano obbligatoriamente tutti i comuni. “Il Consorzio è dotato di personalità giuridica e costituisce per il proprio ambito territoriale ottimale l’Autorità d’ambito di cui all’art. 201, comma 2, del D.lgs. n. 152 del 2006 e successive modifiche e integrazioni”. “Le Società d’ambito esistenti devono essere poste in liquidazione entro 60 giorni dall’insediamento dei nuovi consigli di amministrazione. Ogni consorzio subentra in tutti i rapporti attivi e passivi delle società d’ambito esistenti”.

    Il legislatore siciliano si è così mosso sul solco già tracciato dal D.lgs n. 152 del 2006 adeguando anche lo strumento di gestione dell’Autorità Territoriale Ottimale da Società s.p.a a Consorzio di comuni.
    Se appare, prima facie, fondato il sottinteso alibi siciliano di non poter cambiare radicalmente il modello per l’individuazione dell’Autorità territoriale ottimale, l’ultima finanziaria 2008, L. n. 244/2007, inizia a segnare una inversione di tendenza nel momento in cui prevede all’art. 2, comma 38, che le regioni in sede di delimitazione degli ambiti devono valutare prioritariamente i territori provinciali quali ambiti territoriali ottimali “ai fini dell’attribuzione delle funzioni in materia di rifiuti alle province e delle funzioni in materia di servizio idrico integrato di norma alla provincia corrispondente….”.

    A questo punto la questione passa nuovamente in mano al legislatore siciliano che potrà, se solo lo vorrà, coniugare un’esigenza impellente di riformare il sistema degli AA.TT.OO. con quella, notoria e vessata, di riempire di contenuti la Provincia Regionale voluta dalla L.r. n. 9/86.
    Se ha un senso quanto fin qui argomentato, non si comprende però il disegno di legge governativo annunciato nei giorni scorsi dal Governatore Lombardo, di trasformare le attuali società d’ambito in Consorzi di Comuni, con l’aggiunta di un, non meglio precisato, ruolo di coordinamento delle Province Regionali. Mantenere un’ Ente che eroga servizi pubblici a valenza sovra comunale (o distrettuale) e in un ambito geografico pari a quello provinciale appare, infatti, in  contrasto con gli articoli della Finanziaria nazionale che recano norme d’indirizzo alle regioni per la riduzione dei costi derivanti dalla duplicazione di funzioni. In particolare, la citata Finanziaria 2008 prevede che le regioni, nell’ambito di rispettiva competenza legislativa, provvedano all’accorpamento o alla soppressione degli enti, agenzie od organismi titolari di funzioni in tutto o in parte coincidenti con quelle assegnate agli enti territoriali ed alla contestuale riallocazione delle stese agli enti locali, secondo i principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.
    Peraltro, le competenze già attribuite alla Provincia Regionale in materia di ambiente in generale e di rifiuti in particolare, rappresentano il contesto di riferimento più idoneo per esercitare anche la funzione di Autorità d’ambito, ai sensi dell’art. 201, comma 2, del Decreto legislativo n. 152/2006. La lettera f) dell’art. 15 della L.r. n. 9/86 attribuisce infatti alla Provincia Regionale la competenza in ordine a “l’organizzazione e gestione dei servizi, nonché localizzazione e razionalizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti e di depurazione delle acque, quando i comuni singoli o associati non possono provvedervi”. Anche l’art. 33 della L.r. n. 10/2000, nel disciplinare le funzioni e i compiti amministrativi della Provincia Regionale, coglie nel segno allorquando al I° comma così recita: “La provincia regionale, oltre a quanto già specificamente previsto dalle leggi regionali, esercita le funzioni ed i compiti amministrativi di interesse provinciale qualora riguardino vaste zone intercomunali o l’intero territorio provinciale, salvo quanto espressamente attribuito dalla legge regionale ad altri soggetti pubblici”. Il correttivo recentemente apportato al Testo Unico dell’Ambiente (decreto legislativo n. 4/2008) ha ulteriormente precisato che “alle province competono in linea generale le funzioni amministrative concernenti la programmazione ed organizzazione del recupero e dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale (…)”, così rafforzando il ruolo della Provincia come Ente di governo nella gestione dei rifiuti.
    Pertanto, “Una normativa che ne riducesse drasticamente il numero e riportasse le funzioni in capo agli enti ad elezione diretta, ci consentirebbe da subito risparmi ben più significativi della eliminazione di un livello di governo, la Provincia, peraltro previsto dalla Costituzione. Ecco che la scelta di sopprimere gli AA.TT.OO. ed affidarne le funzioni alle Province può essere un primo passo in questa direzione” (Carlo Rapicavoli, “Autorità d’ambito per la gestione dei rifiuti urbani – ruolo della Province – Legge Finanziaria”, AmbienteDiritto.it, 20/05/2008).
    “La Provincia è l’ente più idoneo per aiutarne lo svolgimento e garantirne risultati concreti, assistere i Comuni attraverso uffici di consulenza, ma anche più incisivamente provvedere all’individuazione degli ambiti ottimali per l’esercizio delle funzioni associate da parte dei Comuni, in caso di disaccordo tra di essi e su delega della Regione” (Vincenzo Cerulli Irelli, Relazione al Direttivo UPI su Carta della Autonomie locali, Genova 22 febbraio 2007).
    Del resto, l’Assemblea Generale delle Province Italiane, riunitesi a Firenze nei giorni 22, 23 e 24 ottobre 2007 per l’esame della Finanziaria 2008, aveva auspicato tale cambio di rotta “non solo per il riconoscimento di un ruolo programmatorio e gestionale che le Province svolgono da tempo nei territori, ma per rispondere alla crescente necessità di poter ricondurre al livello provinciale tutte le politiche dei sistemi a rete, in virtù della specifica competenza in materia di pianificazione, tutela e valorizzazione del territorio, ma anche della naturale vocazione di gestione dei sistemi di rete in area vasta”. “Ma al di là dell’intero complesso di funzioni provinciali che assicurano lo sviluppo e la promozione del territorio dell’intero Paese, in sinergia soprattutto con la legislazione statale e regionale e con l’attività regionale, il disegno costituzionale, innovando alla pregressa legislazione – che si limitava alla mera <<assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali>> – fa intravedere con chiarezza un ruolo sussidiario delle Province, rispetto ai Comuni, per il quale tutte le funzioni comunali – anche quelle più caratterizzanti – nei casi in cui questi enti presentano una naturale inadeguatezza o le funzioni medesime non sono a loro rapportabili, per il principio di differenziazione, possono essere assicurate ai cittadini sussidiariamente dall’azione della Provincia, la quale in una evenienza del genere, si deve considerare ente di prossimità, come quello francese, britannico, tedesco e spagnolo, dove Dipartimenti, Contee Kreise e Provincias hanno un ruolo costitutivo del sistema amministrativo generale, che ubbidisce alla formazione di un federalismo territorialmente responsabile, che si basa sulla collaborazione dei diversi livelli di governo, per garantire la diffusione del principio di democrazia e impedire, o – quanto meno – limitare, il proliferare di enti intermedi tra il Comune e la Provincia, dove più che altrove si realizzano sprechi e clientelismo” (Stelio Mangiameli, “La Provincia dall’Assemblea Costituente alla riforma del Titolo V”, Le Province, gennaio-febbraio 2008).
    Uno stop, quindi, alla moda delle esternalizzazioni verticali diffuse su tutti i livelli istituzionali (statale, regionale e locale) che hanno portato alla creazione di Strutture (pubbliche o solo formalmente private) per l’esercizio di funzioni già svolte o che potrebbero benissimo essere svolte dai consolidati Enti Pubblici. E un sì convinto, anche nella prospettiva del Federalismo fiscale, ad una rivisitazione dell’assetto istituzionale siciliano che veda protagoniste le Province nella gestione di tutte le politiche territoriali di area vasta a partire da quei servizi la cui gestione integrata richiede l’individuazione di ambiti territoriali ottimali.

     

    17 responses to “Gli ATO alle Province: una soluzione per due problemi” Icona RSS

    • Il fatto che non cia sia un commento a questo post così interessante la dice lunga sulla coscienza democratica dei frequentatori di questo blog.
      Sarà sconfortante ammetterlo, ma la verità è che benché sia passato oltre mezzo secolo dalla conquista della democrazia, ancora oggi in queste nostre desolate lande ci consideriamo più sudditi che cittadini.
      Uno esempio fra tanti?
      L’elezione di Sgarbi a Sindaco di Salemi.
      Una vera e propria jattura per colpa del 50% della gente che si è lasciata incantare dalle favolette del ferrarese.
      E quando ne prenderà coscienza, sarà forse troppo tardi per rimediare.

    • In effetti la gente non partecipa molto alla vita democratica in generale. Anch’io penso che questo Blog sia uno strumento di partecipazione poco utilizzato se si considera che gli accessi non scendono mai sotto i 250 contatti al giorno.

    • Spero che il presidente Lombardo, da vero autonomista, non si fermi ad ottenere maggiori poteri per la regione, ma si occupi di dare l’autonomia costituzionale prevista per i Comuni. Questi nuovi consorzi non sono altro che il prosequi di quelli precedenti con l’aggravante delle sanatorie incluse nello schema di convenzione sottoposto all’approvazione di C.C. Mi dite voi che centrano le cooperative sociali con la spazzatura? E poi, perchè non accorpare i due ATO (idrico e rifiuti) si avranno sicuramente delle economie.
      Gestione ai comuni, liberi di consorziarsi tra loro, che, per il principio di sussidiarietà sono gli enti più vicini ai bisogni dei cittadini.
      E poi, Dov’è andata a finire l’autonomia delle funzioni amministative ai comuni?
      Leggi http://www.leonforteonline.it su autonomia comuni e sui nuovi consorzi ATO.

    • Non condivido il ritorno ai Comuni degli ATO, non per sindacalismo istituzionale ma per ragioni legate alla struttura tecnica ed economica del servizio in questione. “A tal proposito, si osserva che tra le principali difficoltà sin qui sperimentate nel raggiungimento di un’organizzazione efficiente delle imprese che prestano i servizi in questione vi sono proprio le dimensioni ancora eccessivamente ridotte dei singoli ambiti operativi, per lo più già attualmente corrispondenti ai territori provinciali, che nella maggior parte dei casi non consentono la realizzazione di opportune economie di scala, che sono una condizione indispensabile affinché le imprese del settore siano effettivamente in grado di fornire servizi di migliore qualità con costi e quindi prezzi realmente competitivi” (Segnalazione sulla Finanziaria 2008 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato del 22/11/2007). Figuriamoci se l’ambito si riducesse, come era un tempo, al territorio del singolo Comune. Ciò non toglie che il servizio in mano ai Comuni funzionava. Ma trattasi di un altro problema.

    • Forse ad Enna non funzionava perché qualcuno (di dex e di sinix) s’è messo d’accordo per dare il servizio all’esterno ed infilarsi così i deputati ad espletarlo all’interno della struttura amministrativa locale, ma Ti assicuro che a Leonforte funzionava perfettamente e a molto meno di quanto richiesto dal carrozzone ATO. Il paese era anche molto più pulito e le strade si spazzavano quasi ogni giorno. Adesso…Mai! Se poi per economia di scala intendi che un comune paghi per l’altro purché complessivamente si abbassino i costi io non sono d’accordo perché mina alla base l’autonomia organizzativa e amministrativa dei singoli Enti e il principio di responsabilità anche la capacità a gestire ed amministrare. Poi ho parlato di libertà di scelta degli enti locali a consorziarsi per raggiungere una qualità del servizio migliore di quello che già davano singolarmente e che non s’è raggiunto con gli ATO (al contrario), nè si raggiungerà con il nuovo carrrozzone dei Consorzi, che sostanzialmente prevede il mantenimento dello status quo: sanatoria per chi già c’è usurpando il posto e violando le leggi; l’introduzione delle cooperative sociali per la beneficienza e il perseguimento dell’obiettivo della sudditanza politico-elettorale; nuovi consigli di amministrazione; ecc….Nulla di nuovo all’orizzonte, caro Max.
      La proposta è semplice: servizi ai Comuni e gestione discariche all’ATO (nuovo) accorpato a quello idrico, per raggingere le economie di scala che Tu dici.

    • Lascia perdere l’Autorità del garante alla concorrenza. In Italia siamo pieni di Autorità per creare posti! E poi, se leggi bene, si riferiosce dove il servizio è dato in appalto ad imprese e non dove era attivata una diversa modalità di svolgimento dello stesso.
      Come spieghi che prima Leonforte aveva in carico 20 operatori ed il servizio costava circa (non c’arrivava) 1 Mil di euro (bada sto parlando di costo complessiva e non di quota a carico dei cittadini) e subito dopo è cominciato allievitare sostanziosamente, anno dopo anno, fino all’attuale 1.650.000 € e per di più impiegando (anno 2007) solo 7 operatori? E non credere siano semplici parole tanto per…Ho tutto documentato.

    • Ah, dimenticavo! Se ti serve la documentazione puoi chiederla al Presidente del Consiglio di Leonforte è un’amico Comune.

    • Rimango della mia idea sia per la necessaria economia di scala in un ambito sovraccomunale indipendentemente dal fatto che l’affidamento avvenga in house o per gara pubblica. Del resto lo stesso legislatore regionale al 1° comma dell’art. 45 della L.r. 2/2007 ha tenuto a precisare che “Gli ambiti territoriali ottimali potranno non coincidere con il territorio della provincia”. Inoltre, anch’io ribadisco che la gestione in economia dei rifiuti funzionava nei Comuni ma il fatto che adesso non funziona si appartiene alla gestione e non alla bontà dello strumento.

    • Vedo che siete tecnicamente attrezzati. Vi pongo pertanto alcune domande semplici semplici a cui, sono certo, mi risponderete, senza però lasciarvi condizionare dalle vostre preferenze partitiche.
      Si badi bene: ho detto “partitiche” e non politiche o ideologiche.
      Il mio comune fa parte dell’Ato “Belice ambiente tp2” dal 2004.
      Il servizio è cominciato con l’anno 2005. E tuttavia già il bilancio 2004 presentava una forte passività. Come mai?
      Con la TIA, che per legge doveva essere determinata dagli undici consigli comunali (tanti sono i comuni facenti parte dell’Ato), stabilita dal CdA dell’Ato, per l’anno 2005 si registrò subito un aumento medio del 300% rispetto alla TARSU dell’anno precedente. Si obietterà: ma in regime Tarsu il comune contribuiva ad integrare alla copertura dei costi. Bene, ma tale esborso ammontava ad un 40% circa. Come si spiega allora un aumento così spoporzionato? Come mai i dipendenti sono aumentati senza che peraltro poi vengano retribuiti regolarmente e senza un miglioramento del servizio e senza la raccolta differenziata? Come mai nessun partito, dico nessuno, ha preso le difese di alcuni comitati spontanei di cittadini costituitisi nella Valle per protestare contro l’esosità della tariffa e l’inefficienza del servizio erogato?
      Come mai nonostante sia cambiato il colore politico del presidente (oggi di centro sinistra, ieri di An) la musica è rimasta sempre la stessa?
      Che cos’é? Bieco trasversalismo?
      Come mai l’assessore Pipitone (in quota An) pur avendo denunciato gravissime irregolarità nella gestione dell’Ato in uno degli ultimi consigli provinciali, tanto da costringere il presidente di questa assemblea ad inviare tutto l’incartamento alla procura, si sussura negli ambienti bene informati che la Belice Ambiente spa si salverebbe dalla pseudo riforma lombardiana?
      Il tutto, ripeto, nel silenzio più assordante da parte di tutti!

    • 1) per la passività del bilancio bisognerebbe guardare le carte.
      2) l’esosità della tariffa va ricercata anche nell’effetto IVA (10%), nella diversa tipologia contrattuale delle risorse umane (in aumento) e nell’inserimento di nuove risorse umane, probabilmente non necessarie. Per il resto si dovrebbe dare un’occhiata al piano finanziario e/o industriale approvato dall’ATO.
      3) L’aspetto politico è indecifrabile per definizione, poichè le variabili sono tante e non tutte razionali.

    • Punto I
      L’ATO non deve necessariamente configurarsi con il territorio provinciale ma, proprio per le ragioni esposte da Max, potrebbe configurarsi con aree geograficamente limitrofe (lo dice anche la normativa di riferimento, ma questa è stata una cosa assolutamente “trascurata” dagli amministratori). E’ evidente che consorziare Troina e Barrafranca non comporta nessuna economia di scala!
      Punto II
      Sono d’accordo che i consorzi e/o le società (intercomunali, ma anche interprovinciali!) consentono comunque delle economie di scala, ma la gestione ritengo sia fondamentale!
      Come mai non si trovano ancora amministratori all’altezza di questa situazione?
      Punto III
      Il passaggio da Tarsu a TIA, sempre secondo la normativa, è l’ultima fase dell’intero ciclo dei rifiuti. Nel senso che una volta pronti gli impianti (di stoccaggio e/o trattamento) i sistemi di raccolta, il personale addestrato per tale servizio, un sistema di comunicazione efficace ecc. ecc. (tra l’altro tutto previsto dal piano di gestione dei rifiuti in Sicilia, a suon di milioni di euro di finanziamenti) ovvero sulla base di un piano industriale che prevedeva la realizzazione delle strutture necessarie alla gestione integrata dei rifiuti, allora e solo allora era possibile fare un calcolo preciso sul costo complessivo del servizio e delle relative economie di scala e, infine il definitivo passaggio a tariffa.
      Punto IV
      Come ho avuto modo di esprimere in diversi interventi, ribadisco che si è trattato di una scelta gestionale precisa da parte di dx e sx, nessuno escluso, in misura proporzionale.
      Appurato che il problema è gestionale, forse qualcuno avrebbe dovuto prevedere che gli incarichi amministrativi e gestionali non vanno affidati partiticamente.
      Punto V
      L’aspetto più drammatico della faccenda è che i debiti ci sono e rimangono e comunque graveranno sulle tasche dei cittadini.

    • Ottimo Sara.

    • Riforma ATO: intesa Governo-Enti locali

      Governo regionale ed enti locali hanno raggiunto ieri a Palazzo d’Orleans un’intesa relativamente alla riforma del sistema di gestione dei rifiuti in Sicilia elaborata dalla giunta regionale.

      La bozza del disegno di legge predisposta dal governo, dopo aver ottenuto il parere favorevole di Unione Province, Anci e Asael, sarà oggetto di un incontro con i capigruppo dell’Assemblea regionale siciliana, su richiesta proprio dalle associazioni degli enti locali dell’isola.

      Parallelamente il governo – che all’incontro di ieri era rappresentato dall’assessore regionale all’Ambiente Giuseppe Sorbello e dai dirigenti dell’Agenzia per i rifiuti, Felice Crosta e Salvo Raciti – si è dichiarato disponibile a ritirare il decreto 127/2008, che impone ai consigli comunali alcuni adempimenti che la nuova riforma rende inutili.

      Il testo attuale, secondo i rappresentanti degli enti locali siciliani, affronta in maniera organica tutta la problematica del ciclo dei rifiuti, dal riordino degli ambiti, alla rideterminazione di poteri, competenze e responsabilità.
      Nella nuova architettura del sistema di gestione dei rifiuti, torna centrale il ruolo delle municipalità: verranno sciolte le attuali società d’ambito, per far posto a consorzi di comuni amministrati dai sindaci.
      L’individuazione degli ambiti – secondo la proposta del governo – terrà conto dei risultati conseguiti in alcune realtà locali e si farà carico delle specificità dei comuni capoluogo delle aree metropolitane.
      Le assemblee dei sindaci saranno presiedute dai presidenti delle province e si occuperanno di programmazione e di organizzazione. I consorzi saranno invece guidati da un sindaco e saranno responsabili della gestione del servizio.
      Ogni comune ne valuterà la qualità e l’efficienza sulla base di una carta dei servizi. E ogni sindaco relazionerà periodicamente in consiglio comunale sull’andamento della gestione.
      La fase di transizione dal vecchio sistema al nuovo, prevede alcune misure di accompagnamento che serviranno a superare l’attuale fase di empasse.
      E’ previsto un sistema di incentivi a comuni e cittadini che permetterà di portare la raccolta differenziata dei rifiuti a livelli accettabili. Si darà corso allo snellimento di alcune procedure soprattutto in materia di autorizzazioni.
      Sono previsti infine dei meccanismi che permetteranno di superare le problematiche economico-finanziarie che hanno paralizzato il sistema

      21 ottobre 2008

    • Gigi, grazie della notizia. Nutro speranza nella parte autonomistica presente nel governo regionale (che non si racchiude solo nel movimento di Lombardo, ma che è presente nel PDL).
      Max, non capisco da un lato metti in evidenza la questione delle economie di scala, mentre dall’altra dici “brava” a Sara che la pensa diversamente da su detto argomento. Poi, la gestione dell’ATO Ennaeuno s’è appartenuta ad elementi di dex e di sinix in un incredibile inciucio…e non dirmi che AN ne è rimasta fuori…elementi di AN sono stati anche assunti.

    • C’è un articolo interessante apparso ieri su http://www.leonforteonline.it che dice:
      Sui nuovi Consorzi ATO
      Leonforte 25 ottobre 2008 – Lo schema di convenzione edito dalla Regione non fa altro che ricalcare le orme di quanto precedentemente esistente agendo anche da sanatoria ai clientelismi posti precedentemente in essere.
      Ma l’avete letto? Ci sono le solite “dichiarazioni di volontà” su possibili misure di perequazione per le “fasce più deboli”; quelle d’incentivazione e premialità nonché la compensazione economica per l’attuazione della raccolta differenziata da parte dei cittadini, che non verranno mai realizzate, com’è già avvenuto in passato.
      E poi l’impostazione di detto schema, con durata a vita, ricalca una logica verticistica ed unidirezionale. Ci sono strafalcioni burocratesi incredibili (vedi art. 9 ed ultimo comma art. 19, per citarne alcuni). Ma le chicche migliori sono all’art. 13 ed il 14.
      Nel primo è prevista la solita beneficenza che non garantisce economicità ovvero la (solita) possibilità di affidare la raccolta differenziata ai soggetti di cui all’art. 1, lett. b) della L. 381/91. Chi sono questi soggetti? Le Cooperative sociali con lo scopo (?) di perseguire l’interesse generale della comunità finalizzate (sulla carta) alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini a rischio di emarginazione sociale. Ancora una volta si mette in atto il sistema delle scatole cinesi ovvero il gestore affida ad altro gestore facendo beneficenza a spese di Pantalone, senza possibilità di controllo in materia di accesso, ma solo bei sentimenti che nulla hanno e devono avere a che fare con la spazzatura e le tasse e/o tariffe a carico dei cittadini ed ulteriore non improbabile possibilità di creazione di clientelare precariato.
      L’art. 14 invece prevede una bella sanatoria. Infatti per la dotazione organica il futuro Consorzio “utilizzerà personale che a vario titolo (ndr. anche se assunto illegittimamente) è ora utilizzato presso le società d’ambito precedenti…”. Come dire: cu pigghiau u turcu e so! In barba ai principi costituzionali di imparzialità della Pubblica amministrazione e al principio di pari opportunità.
      Il colmo della stupida farraginosità burocratese si raggiunge quando pur stabilendo che il consiglio di amministrazione è composto da soli tre membri (art. 9,) recita:”le deliberazioni del Consiglio di amministrazione si intendono adottate a maggioranza degli intervenuti con la presenza di almeno la metà dei componenti assegnati arrotondata all’unità superiore”.
      Ah, dimenticavo! Il tutto – così è previsto – avverrà con i soliti criteri di efficacia, efficienza, economicità e trasparenza, come in passato.
      L’ostinazione e l’accanimento fanno da padroni! E non si capisce perché occorre continuar “a pestar l’acqua nel mortaio”. E’ evidente che qui, da noi, come in tante altre parti, questo sistema datato degli ATO (uno 1994 e l’altro 1998) non è stato uno strumento amministrativo appropriato per risolvere diversi problemi, nonostante i deboli aggiustamenti in corso d’opera e perciò va cancellato, anche per dare priorità e senso a principi costituzionali di “sussidiarietà”, “riconoscimento e promozione” degli enti locali attraverso il massimo decentramento e dell’obiettivo della massima autonomia dei Comuni, che anche in quest’altra ipotesi (Consorzio ATO) sono disattesi.
      Che fare? Semplice, levarci mano. Cambiare rotta. Chiedere fermamente se non l’abolizione degli ATO, almeno il ritorno dei servizi ai Comuni. Insistere, accanirsi a tener comunque in vita, sotto mentite spoglie, una struttura amministrativa da tempo morta, che è stata solo occasione e strumento per illegittime assunzioni, incarichi e quant’altro possibile e immaginabile, e perciò invisa alla Comunità, è atto di miopia e d’arroganza politica.
      La proposta? Eccovela:

      Restituzione, a decorrere dal 1° gennaio 2009, dell’integrale servizio di raccolta, spazzamento lavaggio strade, cassonetti, annessi e connessi (p.e. derattizzazione, disinfestazione, ecc.); il trasporto dei rifiuti fino alle discariche, nonché la titolarità della determinazione e riscossione della tariffa ai Comuni.
      Possibilità ai Comuni d’aggregarsi liberamente in consorzi o società per la gestione delle attività comuni dei CCR e delle isole ecologiche, lasciando la gestione delle discariche ed i rapporti col CONAI ai nascenti ATO, i cui prezzi di conferimento saranno concordati con i Comuni, tenuto conto della quantità di rifiuti differenziate da questi conferiti in una logica di DARE-AVERE (più conferimenti di differenziati meno oneri di conferimento) i cui risparmi vanno riversati direttamente sui Cittadini virtuosi.
      Attribuzione ai Comuni delle funzioni di determinazione e riscossione della tariffa o tarsu a partire da quella del 2008 e precedenti fino la soddisfo di eventuali crediti vantati.
      I nuovo Consorzio d’Ambito, che si dovrà occupare solo di discariche e di rapporti con Conai in materia di raccolta differenziata, ridetermini il proprio organico sulla base delle effettive necessità, utilizzando personale legittimato.
      Analogo rigore gestionale e finanziario venga perseguito. dalla controllata Sicilia Ambiente S.p.A., cui possono rivolgersi quei Comuni che non vogliono gestire in proprio il servizio.
      E poi, perché non accorpare in un unico Consorzio quello idrico con quello dei rifiuti? Si possono sicuramente realizzare economie sulle spese di rappresentanza e di gestione.

      Salvatore Addamo

    • Quello che penso sugli ATO lo scritto e continuerò a scriverlo. Bene chi condivide, bene lo stesso chi non condivide, ci mancherebbe altro.
      Per le valutazioni politiche, destra sinistra a me interessa poco, i miei articoli sono più tecnici che politici e sono rivolti a tutti coloro che rivestono cariche pubbliche. Non invento nulla dicendo che ci sono buoni e cattivi dirigenti sia a destra che a sinistra.

    • Eppur si muove qualcosa… anche se il ritmo è ancora molto lento.
      Grazie Gigi per la notizia.
      Speriamo che nei nuovi consorzi i sindaci di questa provincia si scommettano davvero e non deleghino soltanto, perchè di questo si tratta.
      A chi non crede che un altro modo di gestire è possibile, consiglio una visita all’ATO CT5 e non per fare il turista dei rifiuti, ma a prendere esempio e modello. Stranamente è una realtà che si preferisce ignorare!
      In quell’ATO non sono ancora a tariffa, ma hanno già gli impianti in funzione da qualche anno.
      Hanno il bilancio in attivo ed hanno pure creato i nuovi posti di lavoro. Non è utopia, provare per credere.
      Esattamente come prevedeva la normativa, per quanto discutibile possa essere.
      C’era davvero così poco da inventare…
      Si è trattato solo di scegliere tra l’uovo e la gallina….
      E mentre CT5 continua a produrre uova, EN1 ha già digerito pure le ossa e le penne della gallina.


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