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  • Gioventù tradita

    Pubblicato il gennaio 6th, 2008 Max Nessun commento

    di Nicola Cassano
    I numerosi articoli sulla scuola, riportati sui giornali in questi ultimi tempi, compaiono con una frequenza a dir poco sospetta. Sembra quasi che all’improvviso tutti, media ed esperti (?!), scoprano una scuola in progressivo degrado, culturale in generale e scientifico in particolare. Oltre naturalmente alla fatiscenza delle strutture! Quest’ultima da ascrivere ormai alla sciatteria mentale e cialtrona degli enti comunali e provinciali responsabili per legge della conservazione degli edifici scolastici e dell’abitabilità comunque intesa (certificato di conformità).
    Sul degrado culturale fanno testo le classifiche compilate da organismi internazionali (OCSE Pisa 2006 e IEA) basate su determinati standard di apprendimento degli studenti e dei relativi punteggi.
    Il quadro è allarmante! E tutti i cd. esperti di cose scolastiche, ministro in testa, si rincorrono nel dare la chiave di lettura di siffatte bassezze cultural – scientifiche e nel suggerirne gli opportuni rimedi.
    C’è chi si interroga sui motivi del basso rendimento degli allievi, pur se tra i Paesi dell’OCSE, l’Italia è al primo posto per ore di lezione e per numero di docenti. Chi invece parla di emergenza matematica. Chi ancora si meraviglia delle pochissime eccellenze di una media italiana distrutta dalle incompetenze. Chi sposta l’attenzione sul nozionismo, invocando una “riforma dell’insegnante” ed una pagella di valutazione. O chi, prendendo a prestito il linguaggio motoristico-stradale, parla di riforme ingolfate nella disomogeneità delle autonomie scolastiche (!?).
    Poche le note positive e pragmatiche. Una tra tutte, il richiamo ad una scuola che coniughi insieme il metodo didattico (eventualmente da correggere!), il riconoscimento professionale del docente ed il ritorno al concetto di autorità. Tre cose che, certamente e stranamente (!?), riporterebbero siffatti soloni-esperti sulla terra accorgendosi finalmente che crescita culturale e civica dell’allievo e consapevolezza del docente del proprio ruolo sociale sono legati a concetti tutto sommato elementari. Che, guarda caso, rifuggono da una burocrazia eccessiva, da norme farraginose, dal buonismo, dal malinteso senso del rispetto degli “allievi-pargolo” e da una dirigenza che nulla ha a che fare, salvo eccezioni, con gli attuali “presidi-manager”, tanto impiegati e poco manager. I Cose che solo marginalmente vengono prese in considerazione da questi cd. “esperti di cose scolastiche” !
    Forse perché non sanno cos’è la scuola reale o forse perché proiettano in una non meglio identificata città del sole di campanelliana memoria quello che la scuola dovrebbe essere ma non è, una scuola solare affollata di soli allievi senza problemi e vogliosi di imparare. La realtà è diversa, essendo la scuola afflitta da molteplici problemi che si scaricano come macigni sulla giovane utenza, disorientata e lasciata sola da troppi anni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una gioventù scolastica culturalmente abbruttita, superficiale e prepotente!
    E a nulla servono i cd. “progetti”, troppi (!), di cui ogni scuola si fa promotrice, magari con nomi esotici o inglesizzanti (mission, vision and so on!). Tra loro, tutti o quasi senza alcun nesso logico e, a volte, a causa del tempo impiegato, sostitutivi o quasi dei curricula previsti dall’ordinamento scolastico. Questo vuoto degli istituti evidentemente non è nato dal nulla, bensì –


    dall’incompetenza e dall’insipienza, salvo rare eccezioni, dei vari ministri che si sono succeduti nel tempo sulla poltrona della Pubblica Istruzione! Ha cominciato la Falcucci con i suoi decreti delegati .
    Che, sull’onda montante di un becero sessantotto, ha tentato maldestramente di svecchiare (?!) la scuola aprendo le porte a genitori ed allievi ed indebolendo il concetto di autorità che tanti danni ha portato negli anni all’immagine del docente. Che, angariato e mortificato dall’Amministrazione, presidi compresi, e dall’utenza (genitori ed allievi!) sempre più arrogante, ha finito per dare una prestazione professionale ripetitiva e priva di slancio. Effetto, questo, di un degrado che procede da quando si è abbandonata la riforma Gentile, continuamente rimaneggiata o meglio (dis)integrata con norme raffazzonate del momento. Come ha fatto il ministro “d’onofrio”, inventore della demagogica quanto insipiente soppressione “sic et simpliciter” degli esami di riparazione a settembre: ultimo fortino a difesa delle orde barbariche dilaganti dopo il sessantotto nelle pianure fertili della cultura, ma penalizzante (?!) per la libertà delle masse oppresse dal merito (?!) e discriminate. Sulla stessa linea si sono mossi i successori, novelli condottieri di una cultura sempre più povera e perdente. Il boy scout Lombardi, proveniente dall’industria, aveva fatto ben sperare in un ritorno al merito! Ancora una volta il nulla: corsi di recupero; scuola aperta al pomeriggio; allievi anziani in cattedra fuori dal controllo dei docenti; permissivismo; apprendimento minimo di nozioni elementari e poco spendibili in termini occupazionali; mortificazione del docente indotto a modificare il metodo di valutazione sempre più elementarizzato e sfociante nelle famose, disgustose ed inattuali tabelle tassonomiche di valutazione, che progressivamente hanno portato l’insegnante al suo livello di incompetenza (di giudizio), secondo il sempre attuale “principio di Peter”! E lo stesso dicasi di Berlinguer, caduto sul demenziale concorsone, o dell’attuale inquilino di viale Trastevere, il ministro Fioroni. Che, forse in un “raptus” di falso senso di colpa, ha cercato di rilanciare i corsi di recupero con verifica nel mese di settembre. E’ bastato il ruggito dei soliti gruppuscoli studenteschi minoritari per ridurre l’iniziale proclama a semplice recupero dei debiti entro il 31 agosto! Di difficile attuazione, perché svolto durante l’anno scolastico in corso con quasi certe difficoltà nel completare il programma curriculare ministeriale e con il rischio di interferire con le ferie delle famiglie e anche…dei docenti!
    Tutte cose che potrebbero essere evitate se nella scuola venisse fatta entrare dalla porta principale l’autorità, il rispetto delle norme, l’efficienza strumentale dei laboratori scientifici ed una nuova classe di “presidi-manager” poco timorosi di un bilancio in rosso. E venisse ridotto anche il numero degli psicologi! La trovata del ministro porterà certamente ad ingiustizie aggiuntive. Più bocciati o forse tutti promossi! Ed il docente rischierà di diventare la solita vittima sacrificale di un modo indecente ed ipocrita di gestire la scuola. Il governo prodi può così dimostrare attraverso un suo sodale, il medico-ministro della P.I., che la cultura è migliorata e così pure la crescita civica degli allievi e la severità delle istituzioni. Non così l’occupazione …intellettuale e sociale. Purtroppo!

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