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  • Giovanni Paolo II abbraccia il Mondo. Oltre un milione di fedeli a Roma per la beatificazione del Papa polacco

    Pubblicato il maggio 1st, 2011 Max 1 commento

    di Francesco Librizzi
    (Città del Vaticano). A sei anni dalla sua scomparsa, il Papa venuto dalla lontana Polonia, colui che da piccolo aveva vissuto i tempi duri del nazismo e del comunismo, è stato innalzato alla gloria degli altari. Una folla immensa, le cifre parlano di oltre un milione di persone, arrivate da tutto il mondo nella città eterna, hanno assistito alla cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II.

     Una celebrazione eucaristica che ha visto il suo momento più toccante quando l’attuale Pontefice Benedetto XVI ha pronunciato le parole che hanno reso ufficiale la beatificazione di Karol Wojtyla. In quel momento un lungo applauso si è elevato da una piazza San Pietro stracolma sino all’inverosimile. Oltre quattrocentomila i fedeli che, potremmo dire, hanno messo a dura prova la resistenza del maestoso colonnato del Bernini. Quelli meno fortunati, si calcola oltre cinquecento mila persone, si sono dovute accontentare di assistere alla cerimonia di beatificazione davanti ai diversi max schermi situati in alcune piazze di Roma. Dalla terra di Wojtyla, la Polonia, sono arrivati a Roma oltre centomila persone. Presente anche il Presidente della Stato polacco. Per l’Itali a guidare la delegazione politica c’era il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Oltre novanta le delegazioni estere presenti. Il popolo polacco, che in occasione dei funerali del loro Papa aveva invaso Roma per inginocchiarsi davanti alle sue spoglie, è ritornato in Italia per questo momento di letizia, per assistere alla beatificazione di colui che, con la forza della fede, con la preghiera, è riuscito a cambiare la storia della Chiesa e portare la libertà religiosa in Polonia. Il Cardinale portoghese Saraiva Martines, Prefetto emerito della Congregazione della causa dei Santi, da noi intervistato durante la veglia di preghiera al Circo Massimo, ha detto: “Questo è un momento importante che merita di essere registrato, per la Chiesa universale, con lettere d’oro. E’ un momento rilevante –ha continuato il Cardinale- anche per quelli che non hanno fede, per gli atei, perché Giovanni Paolo II è stato un Papa amato da tutti, cristiani e non credenti. Wojtyla è stato un papa che amava tutte le persone, una per una. L’amore se non è personale, se è generico, infatti, non è amore. Un papa-ha ancora detto il cardinale Saraiva- che ha coraggiosamente promosso la dignità dell’uomo”. E quando gli ricordiamo dell’anatema contro la mafia, durante la visita in Sicilia, nello splendido scenario della Valle dei Templi di Agrigento, il Cardinale aggiunge: “Un papa autentico, coraggioso, che pensava solo alla verità. Quelle parole contro la mafia le ha pronunciate perché la mafia non è un bene. Lui ha tuonato contro i mafiosi perché per Wojtyla contava la difesa e la dignità dell’uomo”. E l’attuale Pontefice, Benedetto XVI, durante un passaggio dell’omelia, ha detto: “Con la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana, Wojtyla ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato- ha continuato nella sua omelia il Papa- a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia di libertà”. Wojtyla, che inizia a far parlare di sé in Polonia quando il 18 maggio del 1969 posa la prima pietra della chiesa di Nova Huta, opponendosi al regime comunista che aveva sempre rifiutato l’idea che si dovessero costruire chiese e luoghi di culto. La Polonia, Paese dell’Est, nella quale, allora, professarsi cristiano, dinanzi il sistema sovietico, richiedeva un vero coraggio, una grande fede. –


    Gli studi teologici Wojtyla, infatti, li porta a termine da clandestino. Viene ordinato sacerdote il 1° novembre del 1946. Ma la sorpresa per molti cattolici, tra questi diversi italiani abituati ad avere un Papa italiano da 455 anni, arriva il 16 ottobre del 1978 quando il Cardinale di Cracovia viene eletto Pontefice. Lo stupore però dura poco perché il neo eletto Papa (sovvertendo il protocollo), affacciandosi dalla loggia di San Pietro, improvvisa un breve discorso in italiano, pronunciando una frase destinata a rimanere nella storia della Chiesa. Dice: “Se mi sbaglio mi corriggerete”.  La folla applaude. Wojtyla incomincia a entrare subito nel cuore dei fedeli. Il suo sarà un pontificato destinato a cambiare non solo la storia della Chiesa. Chiederà perdono per i peccati commessi dalla Chiesa; tuonerà contro la mafia, come fece nella Valle dei Templi di Agrigento, quando, rivolgendosi ai mafiosi, disse: “ Pentitevi, un giorno verrà il giudizio di Dio”. Ma nel ricordare Giovanni Paolo II, il pensiero di molti giovani, ch oggi hanno invaso Roma, va soprattutto a quelle “Giornate Mondiali della Gioventù”, folle oceaniche di ragazzi immersi a pregare e cantare insieme al Pontefice. E’ proprio la preghiera, la fede immensa che renderà “Grande” Giovanni Paolo II. Swiderchoschi, ex vice direttore dell’Osservatore Romano, intervistato lo scorso anno a Piazza Armerina in occasione della Presentazione di un libro dedicato al Pontefice-beato, rispondendo ad alcune nostre domande, disse: “ Per Wojtyla il momento della preghiera era qualcosa di grande, vedevi un uomo, un Papa andare in estasi. Vedevi un Papa fondersi con lo Spirito Santo”. Un Pontificato, insomma, destinato cambiare la storia. Sono i Paesi dell’Europa dell’Est a voltare pagina. Tutto inizia con il primo viaggio in terra di Polonia, la sua amata Patria, quando a Cracovia oltre due milioni di polacchi lo acclamano, si radunano per pregare insieme a lui. È la scintilla che darà fuoco alla miccia del rinnovamento, della libertà. Il regime comunista polacco, che sino a quel momento aveva oppresso la Chiesa capisce che la storia sta cambiando decisamente pagina. Poi, grazie anche al primo presidente dell’allora Unione Sovietica, Gorbaciov, l’uomo della Perestojca, crolla anche il Muro di Berlino, si iniziano a sgretolare i regimi dell’Europa dell’Est senza spargimento di sangue ma grazie alla spinta della fede. Lungo il cammino del pontefice  c’è anche la sofferenza. La mette in mostra in mondovisione, la offre a Dio. E lo si vede durante l’ultima sua Via Crucis, nel 2004, quando seduto nella sedia, perché impossibilitato a deambulare, abbraccia un grande crocifisso.  Nella Casa del Padre, Wojtyla, tornerà nel 2005. Ai funerali parteciperanno oltre cinquecentomila persone arrivati da tutto il mondo. I fedeli piangono. A rendergli omaggio ci sono anche 240 Capi di Stato. Roma viene invasa dai media di tutto il mondo. E durante i funerali ecco spuntare, tra gli applausi dei fedeli, uno striscione con la scritta “Wojtyla, Santo subito”. Ad aprire la via della beatificazione sarà la guarigione miracolosa della francese suor Marie Simon-Pierre. Ma era già durate il suo pontificato che alcuni suoi stretti collaboratori si sono così espressi: “Accanto a Giovanni Paolo II si respirava l’aria della santità”.


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