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  • Fondazione KORE. Dal commissariamento politico al commissariamento governativo

    Pubblicato il febbraio 6th, 2016 Max Nessun commento

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    di Massimo Greco

    Siamo stati in pochi negli anni passati a parlare del rapporto tra l’Università Kore e suoi padri fondatori, al punto di non essere presi sul serio, nemmeno nelle sedi istituzionali. Oggi la questione è di dominio pubblico e ad interessarsene sono tutti, dalle Istituzioni alle forze politiche, dagli organi d’informazione agli organi di controllo e vigilanza, dagli studenti ai comuni cittadini. Meglio tardi che mai! Certo, parlarne adesso quando sul tavolo si alternano provvedimenti giudiziari e governativi si rischia di essere svolazzati come farfalle in preda allo scirocco.

    Se è certamente difficile comprendere a fondo cosa stia accadendo, è invece facile e sbrigativo ridurre il tutto in luoghi comuni, magari impregnati di politichese. Il commissariamento dell’organo di governo della Fondazione Kore, che arriva qualche giorno prima dell’inaugurazione della Biblioteca più grande d’Europa, quasi a voler bilanciare il dissequestro del conto corrente ordinato dal Tribunale del riesame, merita una riflessione. Dalla lettura del provvedimento prefettizio, che non brilla per argomentazioni a supporto del commissariamento, emergono due questioni tra loro inaspettatamente convergenti. Una questione giuridica e una questione politico-istituzionale.

    Senza entrare nel dettaglio del provvedimento, il cui drenaggio non ci sembra affatto utile in questa sede, ciò che salta all’occhio attento di chi conosce vicende politiche, fatti istituzionali e strumenti giuridici, è il commissariamento di una Fondazione che è stata strumentalmente creata dal suo socio unico fondatore (il Consorzio Ennese Universitario – CEU -) per ottenere il riconoscimento della Libera Università non statale Kore e per assicurarne l’autonomia politica e finanziaria. Orbene, una fondazione generata da soli enti pubblici mantiene una veste giuridica privata solo formalmente ma nei fatti è una struttura di diritto pubblico. La Fondazione Kore, così come originariamente concepita e prima delle numerose modifiche statutarie, aveva una configurazione partecipativa perché consentiva l’ingresso di nuovi soci e quindi anche di nuovi capitali. Questi due aspetti (la natura pubblica e quella partecipativa) mentre consentivano al socio unico fondatore di nominare i componenti del consiglio di amministrazione, abilitavano il medesimo socio fondatore ad esercitare quel potere di controllo e vigilanza sulla governance della Fondazione. In sostanza, quella funzione di indirizzo e controllo, tipica degli organi assembleari delle associazioni, veniva assicurata nella Fondazione Kore dal suo socio unico fondatore, col quale non viene rescisso (né può esserlo) il collegamento funzionale e politico, pena lo snaturamento della causa fondativa che, com’è noto agli addetti ai lavori, dà luogo a nullità delle relative deliberazioni.

    Il postulato di questo breve assunto è che la Fondazione Kore non è una tradizionale fondazione di diritto privato sottoposta al controllo dell’autorità governativa. Quanto questo aspetto possa pesare sulla legittimità dell’avvenuto commissariamento saranno i Giudici amministrativi a stabilirlo, quel che a noi preme qui evidenziare è che, paradossalmente, la Fondazione Kore paga il prezzo di un’impostazione giuridica e politico-istituzionale errata del rapporto col suo socio unico fondatore. Se il CEU, che altro non è che lo strumento istituzionale associativo degli enti esponenziali del territorio, non fosse stato sottoposto al “coma farmacologico” in cui versa oggi, verosimilmente tutto questo non sarebbe accaduto. L’avere, invece, voluto tranciare il cordone ombelicale con il socio unico fondatore, se fino a ieri ha consentito arditamente il commissariamento politico della Fondazione Kore, oggi, paradossalmente, consente il commissariamento governativo della Fondazione.

    La conclusione di questa triste analisi è che l’Università Kore è l’unica conquista seria e concreta che si registra nell’entroterra siciliano e che i territori che l’hanno concepita attraverso il Consorzio Ennese Universitario devono respingere con forza sia i commissariamenti politici che quelli governativi, ripristinando le regole democratiche della sua governance. Le uniche in grado di preservarla da predatori più o meno incravattati.

    Meditate Sindaci, meditate!

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