La comunità virtuale più libera del web
Icona RSS Icona email Icona home
  • Fallito il tentativo di sviluppare il Sud

    Pubblicato il marzo 9th, 2008 Max Nessun commento

    di Enzo Conte
    Parte da lontano e ha radici profonde il sottosviluppo della nostra terra. Avendo avuto modo di riflettere su alcuni ottimi spunti di livello universitario voglio riproporli a Voi, Lettori, nella speranza che una consapevolezza nuova ci spinga fin dove non siamo mai arrivati, sebbene mi renda conto dello sforzo che vi chiedo. Correva l’anno 1957: l’Italia firma il trattato di Roma che istituisce la Comunità Europea, e si assume una grande sfida, svilupparsi fino a raggiungere i due stati motori d’Europa, la Germania e la Francia, per non farsi fagocitare da essi. Per raggiungere questi ultimi sul piano industriale, il governo concentra le proprie risorse sul centro-nord, accettando implicitamente anche l’apporto di forza lavoro a basso costo dal mezzogiorno d’Italia. Sono gli anni in cui Torino diviene “la 3° città del mezzogiorno” con i suoi seicentomila lavoratori originari del Sud. L’Italia vince la sfida e si affianca a Francia e Germania negli anni del boom economico. Raggiunto questo traguardo, la conseguenza logica sarebbe quella concentrare le risorse al Sud nello stesso modo, invece succede un fenomeno strano… Mentre i fondi inviati al nord nel ventennio precedente servivano d’impulso all’industria ed al commercio, ponendo le basi per uno sviluppo autonomo, la stessa cosa non avviene al Sud che diviene invece “feudo elettorale” della politica romana. Il sud conosce uno sviluppo quantificabile anche in termini empirici, ma consta di una crescita della ricchezza pro-capite controllata dalla politica tramite denaro pubblico per trarne vantaggio elettorale, niente di più… Col passare degli anni diviene sempre più evidente il fenomeno: i fondi destinati al Sud hanno effetti macroeconomici sempre inferiori alle aspettative perché dirottati dalla Politica verso spese improduttive(leggi sovradimensionamento degli enti pubblici in termini di personale). Intanto gli anni passano e non cambia nulla fino ai primi anni ’90. Gli abitanti delle regioni del nord sono stufi di vedere le loro risorse inviate alle regioni del Sud e impiegate per mantenere il feudo
    Creative Commons License photo credit: kurtxio

    elettorale da parte della politica romana (da qui il detto “Roma ladrona”), e nasce il movimento Lega Nord che porta, tramite alcuni passaggi indiretti, all’abolizione delle leggi per l’intervento straordinario dello Stato nel mezzogiorno. Questo periodo è lo stesso in cui la Comunità Europea inizia a stanziare i fondi Strutturali per lo sviluppo delle c.d. Aree obiettivo 1. La Spagna, con un livello di reddito precedentemente simile a quello della Sicilia, in 15 anni cresce a dismisura, staccando in termini percentuali di circa 30 punti il Sud d’Italia. La Sicilia, con gli stessi fondi stenta a decollare, anche se fa qualche timido passo avanti. Perché? Perché in questa nostra regione continua a radicarsi con sempre più forza, lo stesso modello di economia improduttiva e dannosa controllata palmo per palmo dalla politica da molti decenni, che non ha altro obiettivo se non la propria “eternità elettorale”. Gli enti provinciali ennesi ne sono un esempio paradigmatico e non mi riferisco solamente all’Ato rifiuti. Mi riferisco a quel sistema per cui a Enna un giovane, se vale 3 ed è di un partito di governo, fa il dirigente generale di un grosso ente, se vale 10 va al Nord, perché lì esiste un mercato del lavoro, cosa che qui non c’è. Ebbene, da dati scientifici formulati da alcuni sociologi dell’economia, risulta che ogni posto di lavoro improduttivo in questi enti pubblici, togliendo risorse per lo sviluppo del territorio, produce l’impossibilità di creazione di 3-4 posti di lavoro da sviluppo autonomo. Impressionante, vero? A voi la scelta quindi, fra una terra povera dove ci si accontenta della mancia di un grosso politico (o di un politico grosso), magari in termini di lavoro ultraprecario e umanamente umiliante , lasciata dai giovani laureati per trovare dignità, oppure una terra libera, che sappia mettere le proprie risorse a disposizione dello sviluppo autonomo, industriale, commerciale, turistico, agroalimentare. Sembra banale ma la scelta è nostra.

    Lascia un commento