La comunità virtuale più libera del web
Icona RSS Icona email Icona home
  • “EnnaEuno” confida sull’ignoranza del contribuente

    Pubblicato il maggio 22nd, 2011 Max Nessun commento

    di Massimo Greco
    Gli avvisi di pagamento che la SERIT Sicilia sta recapitando ai contribuenti della provincia di Enna per la mancata riscossione della tariffa d’igiene ambientale (TIA) per gli anni 2004 e 2005 sono il frutto di un abuso non imputabile all’Agente di riscossione, chiamato dalla legge solamente a riscuotere il tributo in nome e per conto dell’Ente impositore.

     E’ l’Ente impositore, cioè la società d’ambito “EnnaEuno”, che avrebbe dovuto rivedere in autotutela tutta la manovra impositiva della TIA per il triennio 2004/2006 alla luce dei pronunciamenti della Giustizia tributaria e di quella amministrativa. Basta ricordare gli insegnamenti della Corte di Cassazione contenuti nella famosa sentenza n. 2575 del 29 marzo 1990, (ben sette anni prima del Regolamento – D.M. n. 37/97 – che ha positivizzato e disciplinato l’istituto dell’autotutela nei rapporti Fisco-contribuente) secondo i quali è dovere di diritto oggettivo della pubblica amministrazione di correggere la pretesa, quando la riconosce ingiusta, nell’esercizio dei suoi poteri di autotutela. Alla pubblica amministrazione, inoltre incombe un altro dovere specifico: quello della correttezza. E non è certamente corretto imporre a chiunque il rispetto di un atto amministrativo che una autorità giurisdizionale dello –


    Stato ha riconosciuto illegittimo in quanto oggettivamente errato. In uno Stato moderno, il vero interesse del fisco non è affatto quello di costringere il contribuente a soddisfare pretese sostanzialmente ingiuste profittando di situazioni contingenti favorevoli al Fisco sul piano amministrativo o processuale, bensì quello di curare che il prelievo fiscale sia sempre in armonia con l’effettiva capacità contributiva del soggetto passivo, sì da non compromettere per il futuro la fonte del gettito e, al tempo stesso, da stimolare il contribuente alla lealtà fiscale innanzitutto mediante l’autocorrezione dei propri errori.

    Orbene, la società d’ambito “EnnaEuno”, pur sapendo che l’imposizione tributaria relativa alla TIA per il triennio 2004/2007 è stata dichiarata numerose volte illegittima dalle competenti Autorità giurisdizionali, ha ritenuto di non annullare in autotutela gli avvisi di accertamento nel tempo notificati, così legittimando l’Agente SERIT a procedere alla riscossione secondo le procedure esecutive, contando sul fatto che non tutti i contribuenti hanno fatto ricorso individuale e soprattutto sulla totale misconoscenza dell’istituto dell’autotutela. Infatti solo gli addetti ai lavori sanno che il singolo contribuente può anche a distanza di tempo, e pur non avendo presentato ricorso entro i termini, chiedere ancora oggi alla società “EnnaEuno” l’annullamento in autotutela dell’avviso di accertamento notificato ed il consequenziale sgravio per acclarata illegittimità della pretesa erariale ai sensi di quanto previsto dall’art. 68 del D.P.R. 27/3/92, n. 287, dall’art. 2 quater del D.L. n. 564/94, dal D.M. 37/97 (lettera circolare n. 198/S del 5/8/98 e circolare n. 258/E del 4/11/98), atteso altresì che anche alla P.A. grava l’obbligo di rispettare il principio fondamentale del neminem laedere nei confronti del cittadino-contribuente previsto dall’articolo 2043 del Codice Civile. E’ stato infatti già affermato che a nulla rileva il fatto che il potere di autotutela della P.A. sia discrezionale. Secondo la più recente sentenza della Corte di Cassazione, sez. civ., n. 698 del 19/01/2010, nel caso in cui l’autotutela non venga tempestivamente adottata, al punto da costringere il privato ad affrontare spese legali e d’altro genere per proporre ricorso per annullamento dell’atto, la responsabilità della amministrazione permane ed è innegabile.

    Lascia un commento