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  • Enna, chiesa di San Michele: stori del pavimento policromo in ceramica

    Pubblicato il luglio 20th, 2018 Max Nessun commento

    Chiesa San Michele, il pavimento

    Salvatore Presti

    Quando il 25 e 26 marzo dello scorso anno, dopo i lavori di messa in sicurezza delle strutture murarie, della copertura e restauro conservativo del prospetto, la chiesa di San Michele Arcangelo è stata riaperta in occasione delle Giornate di Primavera, ad iniziativa del FAI (Fondo Ambiente Italiano), Delegazione di Enna, diretta da Nietta Bruno, rendendo possibile interessanti visite guidate a diverse centinaia di persone, grande è stata la mia emozione nel rivedere nella sua interezza e splendore il pavimento policromo in mattonelle di ceramica, da me disegnato e realizzato nel lontano 1957”.

    A parlare è il prof. Giuseppe Marzilla, già docente e preside dell’Istituto d’Arte, ora Liceo Artistico di Enna. In quelle due giornate di visita il Marzilla. con grande soddisfazione, ha potuto constatare il grande interesse di quanti, magari per la prima volta, hanno avuto modo di ammirare il monumento sacro nel suo insieme, rimasto chiuso per inagibilità per alcuni decenni. Gli ennesi e i tanti turisti hanno avuto modo di apprezzare – oltre la particolare pianta ellittica in stile arabo-normanna della chiesa, con le sue opere d’arte (stucchi barocchi, cantoria e quadreria) – il pavimento rifatto sessant’anni fa a Santo Stefano di Camastra (ME). La successione degli eventi realizzativi dell’opera sono minuziosamente descritti in un dossier predisposto dallo stesso Marzilla, fattoci pervenire qualche tempo fa. “Tutto ha inizio negli anni ’50 del secolo scorso – si legge tra le righe del dossier – quando la signorina Maria Giuliano (membro del Terz’Ordine Carmelitano), una pia donna che faceva volontariato a favore degli ultimi, che collaborava gratuitamente presso l’allora orfanotrofio femminile gestito dalle suore Canossiane, annesso alla Chiesa di San Michele, constatò che la decorazione del pavimento in ceramica della chiesa era molto deteriorata e quindi occorreva porvi rimedio”.

    Salvatore Presti

    La Giuliano, nella speranza di trovare interlocutori validi per la soluzione del problema, contattò il geometra Lo Verme, funzionario dell’Ufficio del Genio Civile, il quale si prodigò ad iniziare tutto l’iter autorizzativo e di finanziamento per eseguire i lavori di rifacimento del pavimento. Ma come fare per approntare le mattonelle occorrenti per la nuova pavimentazione? La signorina fu indirizzata a prendere contato con il prof. Luigi Cascio, direttore della locale Scuola d’Arte, il quale si mise subito alla ricerca di un laboratorio idoneo alla realizzazione del pavimento. Occorreva inoltre scegliere la persona adatta per la stesura del disegno-progetto. Preferì, ritenendolo capace, il giovane prof. Giuseppe Marzilla, da poco diplomato presso le Belle Arti di Palermo. L’incaricato, dopo un sopralluogo, individuò circa 20 mattonelle preesistenti in discrete condizioni, comunque leggibili per la riproduzione del disegno originario. Va ricordato che l’antico pavimento, attribuito a Mastro Antonio Brandino su disegno di Vito Mammana, realizzato a Caltagirone, tra il 1761 e il 1765, si era rovinato col trascorrere del tempo, ma il definitivo degrado si ebbe durante i decenni di permanenza delle suore Canossiane, le quali – nell’intento di far bene – facevano il lavaggio con acqua arricchita di acido muriatico che dava brillantezza ai colori, ma a lungo andare arrecò gravissimi danni. “Avuto l’incarico – ricorda Marzilla – iniziai la preparazione del disegno, prima ridotto e poi su scala 100/100. Ciò mi impegnò dal febbraio 1955 all’aprile 1956, perché dovetti approntare anche gli spolveri, occorrenti per il trasferimento del disegno sul supporto definitivo, onde consentire la successiva pittura con motivi a tralci”. Per la decorazione e i colori il Marzilla prese spunto dalle mattonelle recuperate, riuscendo magistralmente a riportare il decoro originario di gusto barocco. È stato soltanto aggiunto all’ingresso lo stemma della Chiesa Madre, che rappresenta le tre torri del castello sormontate dall’immagine della Madonna. Inoltre altre mattonelle incorniciano la scritta, con numeri romani, dell’anno di esecuzione. Il prof. Cascio contattò il Preside della Scuola d’Arte di Santo Stefano di Camastra per individuare in zona un laboratorio ben attrezzato per la produzione delle mattonelle. La grande professionalità dei titolari della fornace, Giorgio Curci e Gaetano Franco, con la loro qualificata assistenza, consentirono al Nostro di completare il lavoro di stesura degli smalti colorati e di assistere alle varie fasi di cottura. Particolareggiata e ben documentata è la descrizione fatta del prof. Marzialla nel dossier, dove, passo dopo passo, descrive tutto l’iter della realizzazione del pavimento, comprese le difficoltà incontrate in corso d’opera, tutte superate brillantemente. Il ragguardevole numero di mattonelle, ben 4900, tutte numerate, impostate su pedane in legno, furono spedite a Enna per la messa in opera. Occorre infine dire che oltre alla pavimentazione dell’ovale (mq. 162) è stato ripavimentato il transetto per mq. 30, dove sono state inserite alcune mattonelle originarie a suo tempo recuperate. “Nelle due Giornate di Primavera FAI (25-26 marzo 2017), alla riapertura della chiesa dopo 25 anni di inagibilità, nel vedere i visitatori guardare con meraviglia il pavimento decorato, il mio pensiero è andato alla signoria Maria Giuliano che con la sua filantropia, ci ha regalato tale emozione”. Così ha scritto il prof. Marzilla a chiusura del suo dossier.

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