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  • Disfagia, un problema che assilla nonni e nipoti

    Pubblicato il Marzo 8th, 2017 Max Nessun commento

    Nonni e nipoti con un problema in comune: quello della deglutizione. Una patologia che si chiama ‘disfagia’ e che nei bambini ha una prevalenza tra il 25% ed il 45%, con conseguenze che possono rivelarsi anche gravi se non identificate in fretta.

    Ad esempio il rifiuto di alimentarsi, l’intolleranza ad alcune consistenze di cibo e l’assenza di crescita. Numeri elevati anche tra gli anziani, i più colpiti in assoluto: circa il 40 per cento presenta disturbi di deglutizione, che salgono nelle persone che hanno subito un ictus (con punte fino all’80%) o soffrono di Parkinson (52-82%) o Alzheimer (84%). In persone anziane ospedalizzate la prevalenza della disfagia sale ben oltre il 50%, con un importante impatto su morbilità, tempi di ospedalizzazione e costi sanitari. Si tratta dunque di un problema di grandi numeri e alti costi sociali e sanitari, che potrebbe essere alleviato con dei  semplici accorgimenti. Ad Enna e provincia, grazie all’impegno della referente provinciale, la logopedista Antonella Dongarrà, si sono tenuti incontri in tutta la provincia. Enna, Regalbuto, Gagliano Castelferrato, Leonforte e Nicosia. Il prossimo appuntamento, a cura della logopedista Franca Santoro, è in programma sabato 11 marzo dalle 9 alle 13 al punto informativo dell’Oasi di Troina. Ecco comunque le cinque regole da tenere sempre presenti:

    1. Attenzione alla tosse durante i pasti. Se insistente rivolgersi tempestivamente agli specialisti: è un segnale importante da non sottovalutare.

    2. Attenzione all’acqua. Spesso è l’elemento più difficile da gestire ed andrebbe addensata con gli appositi gelificanti.

    3. Basta pastina in brodo. Tanto diffusa nei reparti ospedalieri e nelle case di riposo, è però un alimento che crea difficoltà, poiché unisce cibi di consistenza diversa. Preferire alimenti a consistenza omogenea come i puré e i passati.

    4. Verificare la postura: i pasti devono essere serviti con il giusto allineamento di capo, collo e tronco. Per le persone allettate, sollevare il busto durante i pasti e cercare di mantenere la posizione per almeno un’ora dopo il pasto.

    5. Controllare l’apporto calorico e l’idratazione: sono fondamentali ma spesso insufficienti nelle persone con difficoltà di deglutizione. La conseguenza sono stati di malnutrizione e quindi un peggioramento delle condizioni generali della persona, di qualunque età.

    Di questo e di altro si è parlato nell’ambito della Giornata Europea della Logopedia, che in Italia è organizzata dalla Federazione Logopedisti Italiani con una serie di iniziative: saranno predisposte schede educative e informative disponibili sul sito www.fli.it e sarà aperto il consueto canale telefonico diretto al n. 049/8647936, dove gli esperti saranno a disposizione dei cittadini tutti i giorni fino al 10 marzo, dalle 10 alle 12La disfagia – spiega la presidente dei Logopedisti, Tiziana Rossetto – è il termine clinico utilizzato per descrivere la difficoltà di deglutizione di cibi solidi e liquidi. È causata da alterazioni del controllo di nervi o muscoli, determinate da diversi quadri clinici. Alla base vi sono debolezza e problemi strutturali nella coordinazione dei muscoli della bocca e della gola, con conseguente passaggio di cibo e/o liquidi in trachea (“canale respiratorio”) invece che in esofago (“canale alimentare”). Il passaggio di cibo in trachea è un fenomeno potenzialmente pericoloso, che può portare, se non trattato, alla polmonite. La difficoltà di deglutizione può essere presente a diversi livelli di gravità nella persona anziana sana (presbifagia, ovvero, un rallentamento della deglutizione), nell’anziano o nell’adulto con patologia, come anche nel bambino, soprattutto se nato pretermine o con problemi motori”. In generale le cause più comuni possono essere traumi cerebrali, cervicali e vertebrali, ictus e tutte quelle malattie che colpiscono la funzionalità muscolare (Parkinson, sclerosi multipla, SLA), le malattie congenite (come la sindrome di Down e la paralisi cerebrale) e altre problematiche minori per numero non certo per gravità. I campanelli d’allarme sono molti e di facile individuazione: “Il passaggio di sostanze alimentari nelle vie aeree – continua la dr.ssa Rossetto – si può manifestare in modo evidente con senso di soffocamento, tosse insistente, comparsa di colorito rosso o cianotico al volto, oppure silente nei casi in cui piccole quantità di alimenti raggiungono i bronchi senza che la persona avverta sintomi. Nel bambino si possono presentare assenza di crescita, rifiuto ad alimentarsi, intolleranza ad alcune consistenze di cibo, problemi nella masticazione, alterazione della sensibilità del viso e della bocca. Più in generale i sintomi ‘sospetti’ sono la tosse involontaria, comparsa di voce velata o gorgogliante durante o dopo la deglutizione, la fuoriuscita di liquidi o di cibo dal naso, il fastidio o il dolore, la sensazione che parte del cibo resti in gola. Questi sintomi naturalmente provocano un allungamento del tempo dedicato al pasto e il progressivo cambiamento delle abitudini alimentari”. “Ai primi sintomi – conclude la presidente FLI – sarà il confronto con il proprio medico di base o con il pediatra ad indirizzare verso una valutazione specialistica. Ma il professionista sanitario maggiormente coinvolto nella valutazione e rieducazione della disfagia è il logopedista, che in collaborazione con gli specialisti coinvolti nei diversi processi di valutazione e gestione (in primis il medico foniatra) potrà valutare la necessità di approfondimenti clinici o di ulteriori valutazioni specialistiche, utili a identificare e gestire il problema”.

    TRE DOMANDE SULLA DISFAGIA

    Qual è Il motivo per cui si dedica la giornata europea alla disfagia?

    Ci si occupa della Disfagia per l’alta correlazione del disturbo legato all’aumento della cronicità, dell’aumento della popolazione anziana e polipatologica, per il miglioramento e allungamento della vita ma anche per la gestione dei problemi di salute di una popolazione più anziana. Inoltre gli studi di efficacia dell’intervento del Logopedista su pazienti con malattie degenerative comprendono anche la gestione della disfagia associata a tali pazienti. Per l’età evolutiva, le migliori pratiche cliniche e adeguate tecnologie dedicate alla cura dei bambini pretermine e sindromici implicano anche gli aspetti della stimolazione delle funzioni orali e della disfagia.

    Ci sono nuovi accorgimenti appena scoperti?

    La valutazione precoce del sintomo e la riabilitazione sono le soluzioni vincenti per la qualità della vita, tuttavia si stanno avviando studi su utilizzo di stimolatori laringei che dovranno dimostrare dati scientifici di efficacia per ora ancora non fruibili.

    C’è un aumento/diminuzione dei casi o difficoltà a far comprendere alle persone l’esistenza di questa patologia?

    Molto spesso i sintomi vengono sottovalutati, o addirittura nelle difficoltà di deglutizione e disfagia di persone anziane e complesse si passa troppo facilmente all’alimentazione attraverso sondini naso gastrici senza tentare una adeguata riabilitazione. Purtroppo manca una cultura sanitaria che investa maggiormente sulle persone anziane e spesso istituzionalizzate e fornisca un personale adeguato per i diversi bisogni di salute. È dimostrato che laddove esiste il Logopedista in questi Centri o Reparti, diminuiscano le polmoniti da abingestis e che si recuperi una qualità della vita e di gusto nell’alimentazione.

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