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  • Dimissioni a sorpresa del Presidente del Consiglio Provinciale Massimo Greco

    Pubblicato il Ottobre 31st, 2012 Max 4 commenti

    di Massimo Greco 

    L’analisi dei recenti dati elettorali per il rinnovo dei vertici istituzionali della Regione Siciliana impone una serie ed urgente riflessione che chiama in causa tutta la classe dirigente del Paese a cominciare da quella politica. Far passare inosservato il chiaro, inequivocabile e freddo responso delle urne significherebbe ufficializzare la rottura della necessaria relazione tra società civile e società politica. I segnali di insofferenza verso un certo modo di agire politico dei tradizionali partiti era già arrivato puntuale nei mesi scorsi e il ricorso al governo emergenziale guidato dal Prof. Monti ne è la prova.

    Il sistema politico, così come articolato dalle regole imposte dalla classe politica dominante di questa 2° Repubblica, ha dimostrato di non essere adeguato alla sfida del cambiamento ed alle repentine trasformazioni economiche e sociali che interessano la nostra società, anzi in alcune occasioni ha pure dimostrato di reagire in modo scomposto ed arrogante ai segnali che da più parti sono arrivati alle massime Istituzioni.

    In tale contesto, in cui buona parte delle forze politiche hanno solo messo in campo azioni politiche finalizzate all’autoconservazione ed al mantenimento delle posizioni di rendita, abbiamo assistito ad una umiliazione elettorale senza precedenti nella storia dell’Assemblea Regionale Siciliana. Per il rinnovo degli organi della Regione Siciliana, allo sconfortante 53% di astenuti si è aggiunto infatti il 15,7% di consensi attribuito al movimento 5S di Grillo che, come un fulmine al ciel sereno, ha conquistato il primato di 1° partito della regione. In sostanza, al netto dei 14 Deputati del M5S, i restanti 76 neo eletti all’ARS sono stati votati da appena il 30% dei siciliani. Un dato che, ancor prima di essere liquidato come preoccupante, rischia di mettere a repentaglio i principi democratici sottesi ai modelli di rappresentanza politica.      

    Precipitato di questa realtà è che “il cambiamento” è un fenomeno sociale e politico irreversibile che la società ha posto in essere in autotutela, ciò a prescindere da chi o da coloro che saranno pronti ad interpretarlo.

    Orbene, quella parte sana dell’attuale classe politica che può andare a testa alta sicura di avere sempre perseguito l’interesse della collettività, che può respingere in qualunque momento di essere annoverato nella “casta” e che riesce a decifrare i frequenti bisogni emergenti dalle comunità locali, è quella che, paradossalmente, ancora prima degli altri deve accusare il segnale di avvenuta ricezione del “messaggio”. E per farlo deve continuare a dimostrare di servirsi del mandato elettivo ricevuto solo per contribuire a migliorare la qualità di vita del proprio territorio e non certo per migliorare il proprio status sociale attraverso un uso distorto dei mezzi (compensi, indennità ecc..) che i contribuenti assicurano per sostenerne l’impegno politico.   

    Atteso che la crisi sta investendo indistintamente tutto l’arco costituzionale della politica, ognuno per la propria parte di responsabilità politica soggettiva, ovvero oggettiva, è quindi chiamato a dare il proprio contributo al “cambiamento”, dimostrando di non temere lo tsunami dell’antipolitica e, al contrario, di continuare a professare l’idea nobile dell’impegno pubblico a prescindere dal ruolo rivestito.

    Per quanto mi riguarda e preso atto della cocente sconfitta elettorale, soprattutto del partito in cui milito pur da semplice iscritto, ritengo doveroso, come fatto educativo ed in coerenza con quanto argomentato, rimettere a disposizione dell’Istituzione Provincia il mandato elettivo di 2° grado che mi è stato attribuito dalla maggioranza politica del Consiglio Provinciale, rassegando, alla prima seduta utile, le mie dimissioni da Presidente del Consiglio.

    Ovviamente, rimarrò a disposizione della comunità locale che rappresento in seno al Consiglio Provinciale per continuare a difendere con maggiore determinazione, magari senza la camicia di forza che il ruolo istituzionale spesso impone, gli interessi di un territorio che oggi più che mai, mentre risente della progressiva desertificazione istituzionale, non riesce più ad accendere i motori della crescita sociale, culturale ed economica.

    Riservandomi di farlo in modo solenne, ringrazio i gruppi consiliari del PDL, dell’MPA, dell’UDC e del gruppo Federato per avere fin qui alimentato la fiducia politica nei miei confronti, così come ringrazio i gruppi consiliari della minoranza elettorale che non hanno mai fatto mancare la propria collaborazione istituzionale.

    Ringrazio il Presidente della Provincia e tutti gli Assessori per la correttezza istituzionale con cui hanno inteso confrontarsi fin dal rispettivo insediamento con il Consiglio Provinciale e con i singoli Consiglieri.

    Ringrazio quindi il Segretario Generale, tutti i dipendenti della Provincia e dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio in particolare, nonché i tre Revisori dei conti, per l’instancabile collaborazione fin qui fornitami.

    Vorrei, per concludere, complimentarmi con il Consigliere Provinciale Mario Alloro per il meritato salto di qualità a seguito della elezione a Deputato all’ARS e col Consigliere Provinciale Regalbuto per il successo elettorale personale conseguito. Tali risultati si aggiungono a quelli precedenti della Sindacatura conseguita dai Consiglieri Malfitano, Lupo e Costanza. Ciò, a dimostrazione, ammesso che ve ne fosse la necessità di evidenziarlo, che il Consiglio Provinciale in questi 4 anni, oltre a tante sedute apparentemente infruttuose, ha pure contribuito a creare ed a formare la classe dirigente del futuro.  

     

     

    4 responses to “Dimissioni a sorpresa del Presidente del Consiglio Provinciale Massimo Greco” Icona RSS

    • Caro Massimo,

      mi onoro della tua amicizia ormai da lunghi anni. La mia stima ed ammirazione nei tuoi confronti non sono mai stati intaccati dalla diversità delle scelte partitiche a volte inevitabili e per certi versi forzate da eventi indipendenti dalle nostre volontà. Oggi più che mai dette scelte che ho chiamato “partitiche” e non politiche hanno perso ogni valore ed ogni contenuto, atteso che i partiti stessi sono stati disconosciuti dagli elettori-cittadini.

      La tua scelta inerente le dimissioni da presidente del consiglio provinciale la leggo in termini molto più profondi e di ben più alto spessore morale e politico, rispetto alla “misera” richiesta del Consigliere Spedale. Ma è del tutto evidente che – ahimè- certi satrapi arroccati a talune logiche ormai anacronistiche, non vogliono, o forse non riescono a comprendere il mutare dei tempi, l’evoluzione culturale, sociale e politica della società.

      La lettura che hai voluto dare al voto siciliano, a mio modo di vedere, interpreta magistralmente e in tutta obiettvità tale mutamento a cui accennavo prima, da molti evidenziato con l’appellativo di “antipolitica”.

      Chi ha vissuto e vive la politica intendendola nel reale significato etimologico ed Aristotelico del termine, non può condividere tale appellativo, per il semplice fatto che se la “politica” è l’arte di governare i popoli, “l’antipolitica” varrebbe a dire totale anarchia! Per questo motivo mi piace parlare di evoluzione che i “politici” di professione non sono stati in grado di cogliere.

      Ergo: pur con la consapevolezza che l’istituzione Provincia – che già di per sè non brilla per magnificenza – andrà a perdere una importante componente in termini di competenza, cultura e stile politico, mi sento di condividire la tua scelta delle dimissioni.

      Sai che potrai sempre contare sulla mia vicinanza in termini di amicizia e di condivisione di una visione non miope ma lungimirante della realtà politica.

      Con molto affetto

      Cataldo

    • Mi dispiace per la Provincia ma è un atto coerente

    • La scelta da te operata, coerente con il tuo modo di fare politica, possa essere di esempio alla classe politica dominante.

    • La scelta da te operata, coerente con il tuo modo di fare politica, possa essere di esempio per la classe politca dominante.


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