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  • Cyberbullismo, il dramma di Carolina Picchio

    Pubblicato il Febbraio 5th, 2017 Max Nessun commento

    Paolo Di Marco

    Martedi 7 febbraio, Giornata mondiale per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea, Safer Internet Day 2017, in contemporanea in oltre 100 nazioni di tutto il mondo.

    Un appuntamento arrivato alla sua XIV edizione che ha scelto quale slogan “Be the change: unite for a better internet” (Sii il cambiamento: insieme per un’internet migliore). L’evento è stato realizzato a livello mondiale per far riflettere i ragazzi sull’uso della rete tale che possa davvero diventare un luogo positivo e sicuro. Oggi invece continua ad affermarsi sempre con maggiore forza il fenomeno del cyberbullismo, vale a dire del bullismo online. Un termine che indica un attacco continuo, ripetuto, offensivo e sistematico di ragazzi nei confronti di coetanei attuato mediante la rete. I dati che la Polizia postale ha ultimamente reso pubblici rispetto il 2016 sono davvero preoccupanti: ben 235 casi di cyberbullismo. Casi ufficiali, cioè denunciati che probabilmente sono da moltiplicare per i fatti che restano nel limbo dell’anonimato. A confermare la pericolosità di questa nuova forma di violenza riscontrabile nella fascia dell’adolescenza anche l’analisi dell’università di Firenze secondo la quale l’11 per cento dei giovani condivide gli insulti sui social. I dati della Polizia postale relativi al 2016 fotografano un fenomeno estremamente presente anche in Italia e che deve essere affrontato con decisione. Lo scorso anno sono stati denunciati, fra altri reati riconducibili al cyberbullismo, 88 casi di minacce, ingiurie e molestie; 70 furti d’identità digitale sui social network; 42 diffamazioni online e 27 diffusioni di materiale pedopornografico. Nel nostro Paese la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete avrà luogo a Roma nei locali dell’ex Caserma Guido Reni con inizio alle ore 9,30. Nell’ex struttura militare ragazzi e ragazze potranno dialogare con istituzioni ed esperti. Martedì 7 febbraio si tiene anche la prima Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo a scuola dal titolo ‘Un Nodo Blu – le scuole unite contro il bullismo’. “Un’iniziativa – si legge in una nota dell’Agenzia DIRE consultabile all’indirizzo www.dire.it – lanciata dal ministero dell’Istruzione nell’ambito del Piano nazionale contro il bullismo. Le studentesse e gli studenti, gli istituti scolastici e i partner che aderiscono all’iniziativa condivideranno e rilanceranno attraverso i loro canali di comunicazione il ‘nodo blu’, simbolo della lotta nazionale delle scuole italiane contro il bullismo. La Giornata sarà anche l’occasione per presentare le migliori proposte didattiche in tema di prevenzione e contrasto del bullismo”. Il cyberbullismo è un fenomeno devastante per molti giovani. Una verità pagata a caro prezzo da Carolina Picchio, 14 anni, che nella notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013 a Novara si è lanciata dalla finestra della casa del padre al terzo piano. Carolina vittima di cyberbullismo. Sette giovani novaresi, sei minorenni e un maggiorenne, nel dicembre del 2012 le fecero bere qualcosa che la rese incosciente riprendendola poi con i telefonini. Registrarono e poi misero in rete un video che mostrava la ragazza che stava male con gli istigatori che inscenavano spettacoli a sfondo sessuale. Un video condiviso in rete che in pochi minuti oltrepassò le duemila visualizzazioni. Carolina Picchio non ce la fece a superare la vergogna e per la disperazione dopo pochi giorni si lancio dalla finestra.

    Da qualche mese nella rete circola una lettera del papà di Carolina, Paolo Picchio, scritta nel settembre dello scorso anno, che scandisce lettera per lettera il grande dolore del genitore che non cerca vendette o altri dolori. Soffre affinchè il dramma della sua Carolina non debba più ripetersi:

    “Sono il papà di Carolina, quella ragazzina meravigliosa che manca a me e al mondo da una notte di gennaio del 2013.
    Mia figlia aveva 14 anni, si è uccisa perché dei giovanotti poco più grandi di lei, dopo averla molestata sessualmente e aver filmato ogni scena, hanno messo tutto su Internet.
    Me la ricordo bene la notte in cui tornò da quella festa, andai a prenderla io stesso e la mattina dopo mi disse: papà non ricordo niente di quello che ho fatto ieri sera.
    Non sapeva nulla, povera stella.
    L’ha saputo giorni dopo, quando ha trovato il coraggio di buttarsi dal balcone dopo aver letto i 2.600 like, insulti e volgarità vomitati dal mondo anonimo della rete.
    Ma parliamo dei responsabili. Le hanno fatto perdere coscienza e si sono divertiti un po’. Chissà, a loro sarà sembrato normale…
    Ancora oggi, dopo le loro ammissioni, mi chiedo: hanno capito davvero il disvalore di quello che hanno fatto?
    La consapevolezza dichiarata non sempre corrisponde a quella vissuta ed è per questo che insisto ormai da mesi: devono dimostrare fino in fondo che sono pentiti, come hanno detto in tribunale.
    Hanno ottenuto la messa alla prova invece del procedimento penale?
    Bene. Se hanno elaborato le loro colpe sarà un bene condividerle con gli adolescenti nelle scuole. Questo sarà il loro percorso alternativo al carcere, quando li sentirò parlare sinceramente del male che hanno fatto saprò che hanno capito davvero.
    Se hai perduto tua figlia in modo così tragico hai bisogno di un motivo per alzarti ogni mattina.
    Io ho passato tre mesi senza avere nemmeno la voglia di aprire gli occhi. Poi mi sono detto che Carolina non poteva essere una riga in cronaca che si legge e si dimentica.
    Così oggi vivo per le Caroline che non conosco e che purtroppo, lo so, sono da qualche parte nella rete anche adesso mentre scrivo.
    Vivo per creare anticorpi, per una società migliore.
    Per esempio attraverso la proposta di legge per la prevenzione e il contrasto al cyberbullismo che ha firmato per prima l’ex insegnante di musica di Carolina, la senatrice Elena Ferrara. Il nostro disegno di legge riguarda soltanto i minori e abbiamo avuto la disponibilità di Twitter, Facebook, Google, dei garanti e di tanti altri per agevolare la rimozione dei contenuti che danneggiano, appunto, i minorenni. Ma qualcuno vuole modificare il nostro testo originario ed estendere la legge ai maggiorenni, e temo che la disponibilità dei social e degli altri in questo caso andrà a ramengo. Abbiamo previsto anche un protocollo per trattare casi di cyberbullismo e un centro di prevenzione, ideato dal professor Luca Bernardo, che coinvolga le scuole: è già tutto pronto ma non decolla nulla perché mancano fondi.
    E allora io chiedo a chi può aiutarmi una cosa molto semplice: ascoltate il cuore e valutate l’impegno di un padre che agisce nel nome di una figlia che non c’è più.
    Lo faccio per la mia Carolina, perché quello che è successo almeno serva a qualcosa in futuro.
    Non c’è giorno che io non pensi a lei e di notte la sogno quasi sempre.
    La rivedo anche adesso, qui, accanto a me.
    Ogni tanto sfoglio le sue fotografie, guardo un video che le feci durante un allenamento sportivo, la vedo sorridere.
    La immagino davanti all’altro video, quello mortale, e penso a lei che scrive la lettera d’addio.
    Se n’è andata ma c’è più di sempre.
    È lei che mi fa alzare ogni mattina.”

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