La comunità virtuale più libera del web
Icona RSS Icona email Icona home
  • Costi della politica locale. L’uso disinvolto delle commissioni consiliari

    Pubblicato il febbraio 21st, 2015 Max Nessun commento

    untitled

    da ViviEnna.it

    Il problema della riduzione dei costi della politica rimane attuale e la recente polemica alimentata dai media nazionali per il caso Agrigento ci induce a ritornare sull’argomento, atteso altresì che l’uso disinvolto delle commissioni consiliari degli enti locali è sempre più attenzionato dalle competenti Autorità giudiziarie.

    Facciamo il punto con Massimo Greco, che peraltro è stato anche Presidente del Consiglio Provinciale di Enna.

    E’ così difficile ridurre i costi della politica?

    Bisogna intanto uscire dai meandri angusti dell’anti politica. Ci sono costi che il sistema pubblico deve necessariamente sostenere per garantire i normali processi di una democrazia. Il concetto di munus pubblicum implica infatti lo svolgimento di un compito che viene si donato alla collettività, ma non in chiave eminentemente gratuita, presupponendo pur sempre una situazione di debito a carico di coloro che ricevono tale dono. Ci sono poi costi che derivano da un esercizio della funzione pubblica non conforme ai principi di legalità finanziaria.

    Ad esempio?

    In materia di enti locali i costi della politica risentono in modo differenziato del contesto locale. Abbiamo già detto che in quei Comuni dove si registra una calo demografico progressivo la presenza dell’originario numero di componenti l’assemblea elettiva non si giustifica più. Un drastica riduzione del numero dei consiglieri è obbligatoria se non si vogliono sperperare risorse pubbliche.

    Ma anche l’abuso del numero di commissioni consiliari a cui partecipano remuneratamente i consiglieri andrebbe frenato…

    Anche questo aspetto va valutato di volta in volta. I dati certi su cui misurare l’impegno politico/amministrativo sono almeno due: a) le commissioni consiliari vanno convocate per discutere argomenti di sola pertinenza della commissione; stesso discorso vale per le sedute dei consigli comunali. Dubito della legittimità di sedute in cui si discutono argomenti di politica estera, o argomenti astratti dal territorio comunale come “la fame nel mondo”; b) l’esercizio della funzione di indirizzo politico spettante al consigliere comunale ed agli organi di cui questo fa parte deve sempre trovare conforto in una norma di legge o dello statuto. Il fatto che l’ente locale sia un ente a finalità generali non deve rappresentare uno escamotage per abusare del principio costituzionale di autonomia politica. L’organizzazione e l’individuazione di specifiche funzioni amministrative non discendenti da leggi devono infatti trovare espressa disciplina nella fonte statutaria.

    In molti comuni risultano remunerate anche le conferenze dei capi gruppo o le commissioni speciali, è corretto?

    La legge prevede che il gettone di presenza venga erogato al consigliere che partecipa alle sedute del consiglio comunale e delle commissioni consiliari. Nulla vieta però al comune, nell’ambito della propria autonoma organizzazione, di affidare alla conferenza dei capi gruppo o ad altro tipo di commissioni, attraverso il regolamento del consiglio, funzioni non meramente consultive, bensì di studio, di proposta ovvero deliberative. In tale contesto, è gioco forza ritenere che, quando funge da organo deliberante, la conferenza sia assoggettata alle regole proprie di tutti i collegi deliberanti, fra le quali quella che rende necessaria la preventiva iscrizione all’ordine del giorno degli argomenti da trattare, la verbalizzazione e le modalità di voto. Resta inteso che in qualunque ipotesi non possono giustificarsi sovrapposizioni di competenze.

     

    Ma l’eventuale abuso da chi viene controllato e sanzionato?

     

    Esiste un controllo interno affidato agli uffici del settore affari generali per la parte gestionale connessa alla fase di liquidazione dei compensi e un altro di carattere istituzionale affidato alla presidenza del consiglio che attraverso proprie direttive può certamente limitare, ovvero prevenire, forme distorsive. Poi ci sono i tradizionali controlli esterni affidati alla Corte dei Conti nel caso di accertato danno erariale, e alla Procura della Repubblica nei casi più gravi di truffa e/o peculato. Di recente è stato introdotto anche il cosiddetto accesso civico, una sorta di controllo sociale curato dai cittadini attraverso la consultazione on line di atti e documenti inerenti l’attività dei propri amministratori. Le recenti dimissioni dei consiglieri del comune di Agrigento sono anche il risultato dell’attivazione di tale strumento di accesso agli atti del comune.

    Lascia un commento