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  • Città da vivere

    Pubblicato il maggio 15th, 2007 Max Nessun commento

    di Sergio Trapani

    La politica, non da ora ma da troppo tempo ormai, ha rinunciato al governo del territorio, delegandolo al mercato degli immobili ed ai suoi interessi. La città senza un governo pubblico, diventa un agglomerato di costruzioni. Enna è una città assediata, invasa dal cemento e dal traffico. Un ambiente dove è difficile muoversi. Viverci.

    Dove si è smarrita anche la grande cultura dell’incontro per le piazze. Oggi ci si incontra nelle fredde atmosfere dei centri commerciali…..gli spazi sponsorizzati che hanno sostituito “la piazza”. La nostra città la sera diventa spazio di solitudine perché sono spariti luoghi vivibili riservati alle relazioni dirette. Il centro storico è congestionato dal traffico che si muove come un lungo serpente in un moto perpetuo. I quartieri storici, sono sempre più spopolati con centinaia di abitazioni cadenti.

    Con una programmazione di interventi mirati al recupero si sarebbe potuto innescare un senso di appartenenza al luogo, ma a questo avrebbe dovuto contribuire l’urbanistica. Attraverso la pianificazione si poteva valorizzare il paesaggio e la storia dei luoghi. L’ascolto della memoria. Ma il problema non riguarda soltanto Enna Alta ma anche quella che una volta era S.Anna e che poteva rappresentare l’occasione per realizzare uno sviluppo armonioso del territorio e della nuova città.

    Oggi il paesaggio urbano risulta ingabbiato nel cemento, nel traffico reso ancora più caotico dalla presenza massiccia di studenti e operatori universitari. Nulla è stato rivolto all’estetica, quale componente necessaria. Nulla è stato rivolto alla razionalità delle progettualità. Non è sufficiente costruire case senza che esse siano interconnesse con il tessuto urbano. E’ vero che la città è come un organismo. Cresce, si muove e cambia. Il paesaggio è un disegno incompiuto di qualcosa che si vorrebbe perfetto.

    Ma l’essere incompiuto non significa irrealizzabile. Il cittadino, le famiglie, hanno diritto di vivere in un ambiente gradevole che offra loro delle opportunità. Oggi sembra veramente impossibile reinventare la scenografia di questo paesaggio, con il cittadino attore e non semplicemente spettatore. Per questo si è costretti ad operare continuamente nell’emergenza.

    Un’azione politica, incisiva e capace di concertare le proprie scelte con tutti i componenti della società portatori di interessi diffusi, era il modo per contrastare tutto questo abbrutimento. Ma si sa. Le istituzioni nascono sulle nostre scelte. Viviamo in una città dove la cultura del disimpegno e della dimenticanza domina. Per questo oggi la vivibilità passa in secondo piano rispetto a un comodo posto macchina.

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