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  • Che fine ha fatto la verifica degli impianti termici? Cresce il danno erariale

    Pubblicato il dicembre 11th, 2016 Max Nessun commento

    di Massimo Greco

    Tra i tanti disservizi provocati dalla riforma dell’ente intermedio siciliano si registra il vuoto istituzionale in materia di esercizio, conduzione, controllo, manutenzione ed ispezione degli impianti termici per la climatizzazione infernale ed estiva degli edifici e per la preparazione dell’acqua calda per usi igienici sanitari. Le Autorità competenti che dovrebbero infatti attivare nell’ambito del territorio di pertinenza le procedure per l’esecuzione degli accertamenti e delle ispezioni finalizzate all’osservanza della specifica normativa sono individuati nei Comuni con popolazione superiore a 40 mila abitanti e nelle ex Province regionali per la restante parte del territorio, in un quadro di azioni che promuova la tutela degli interessi degli utenti e dei consumatori, ivi comprese, informazione, sensibilizzazione ed assistenza all’utenza.

    Le campagne d’informazione dovrebbero avere anche lo scopo di censire lo stato di manutenzione degli impianti termici presenti sul territorio comunale con la finalità di sicurezza, efficienza e del risparmio energetico degli impianti stessi. Alle Autorità competenti è quindi demandata l’attività di vigilanza che comprende l’accertamento anche dell’attività affidata ai privati operatori incaricati della manutenzione degli impianti termici.

    Ora, nell’ex Provincia regionale di Enna di tale importante servizio non si ha più traccia e non solo perché non appare così pacifico il trasferimento di tale competenza al nuovo libero Consorzio comunale. Infatti, l’interruzione del servizio di verifica e controllo degli impianti termici si è avuta, in vigenza istituzionale della Provincia regionale, con la cessazione del rapporto convenzionale con la partecipata Multiservizi che per anni aveva avuto affidato il servizio. Da allora il servizio in questione non è stato più ripristinato, lasciando l’utenza scoperta di una prestazione collettiva la cui erogazione non è affatto lasciata alla discrezionalità dell’Ente alla cui cura ne risulta affidata la titolarità.

    Orbene la mancata prestazione di un servizio pubblico locale come quello in questione non è solo censurabile per l’evidente inosservanza di un obbligo previsto dalle norme vigenti, ma per il danno all’erario che ne deriva. Infatti il contributo per il finanziamento dei controlli sugli impianti termici individuali previsto dalla l. n. 10/91 ha carattere paratributario, costituendo un onere imposto agli utenti di detti impianti in ragione del rischio ambientale che una cattiva gestione degli stessi comporta, e dei conseguenti costi che ne possono derivare per la collettività. In tale contesto, quindi, a nulla può rilevare che la mancata riscossione degli oneri previsti in capo agli utenti sia dovuta al fatto che il servizio non viene più assicurato. Il servizio di cui trattasi, infatti, non è correlato – nell’ambito di un rapporto di corrispettività – all’effettiva esecuzione delle verifiche da parte degli incaricati dell’ex Provincia regionale, né all’esecuzione di dette verifiche secondo specifiche e inderogabili modalità, in quanto la determinazione di tali modalità è riservata all’autonomia ed alla discrezionalità tecnica dell’Ente locale, e gli oneri economici connessi alle relative operazioni non sono posti a carico dei soli responsabili degli impianti effettivamente verificati, ma a carico della generalità degli utenti, con la conseguenza che il potere dell’Autorità competente d’imporre tale contributo sussiste indipendentemente dal fatto che l’utente sia stato o meno fatto oggetto di effettiva e concreta esecuzione del controllo.

    Ciò considerato, in conseguenza delle finalità di pubblico interesse perseguite dall’ex Provincia regionale e della natura paratributaria di siffatto onere che non consente di utilizzare istituti giuridici che implicano la disponibilità del rapporto giuridico ed esclude la rinunciabilità del diritto a conseguire il pagamento del predetto contributo, il danno all’erario è evidente e qualcuno, prima o poi, dovrà chiedersi qualcosa.

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