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  • Cercasi amministratori locali all’altezza della sfida

    Pubblicato il giugno 15th, 2010 Max 5 commenti

    di Massimo Greco
    Gli amministratori locali sono oggi i terminali delle politiche pubbliche e rappresentano le fibrillazioni di comunità sempre più complesse. Sono i primi ad essere interessati dai cittadini per qualità della vita, sviluppo locale, gestione dei servizi pubblici, tassazione e tariffazione. E sono anche i primi ad essere presi di mira dalle manovre finanziarie che sempre più spesso e con maggiore incisività vincolano i bilanci degli enti locali. Un paradosso tutto italiano che vede da una parte la valorizzazione compiuta dell’autonomia locale in forza del nuovo titolo V° della Costituzione e dall’altra un’ingerenza asfissiante dello Stato. Il tutto aggravato dal contesto istituzionale che dovrebbe dare il via al più volte annunciato federalismo fiscale. Insomma i soldi ci sono ma non li puoi spendere perché sfori il patto di stabilità. L’autonomia locale ti è concessa ma i vincoli di bilancio li decide lo Stato. Tutto il contrario di quello che dovrebbe accadere con l’entrata in vigore dei decreti attuativi sul federalismo fiscale. L’amministratore locale diventa così un mix tra il prestigiatore e l’assistente sociale, costretto a dire alcuni no, pochi sì e molti forse. Necessita quindi un amministratore locale all’altezza della sfida che lo attende, capace di contestualizzare il suo ruolo istituzionale, di interpretare i bisogni che quotidianamente emergono dalle comunità, di intercettare le risorse finanziarie, di valorizzare il capitale umano, di attivare politiche innovative, di partecipare le decisioni pubbliche, di fare sistema e, soprattutto, di promuovere fiducia e speranza. Requisiti difficilmente riscontrabili nell’attuale classe politica ma indispensabili per creare una –


    coscienza collettiva e per perseguire vantaggi competitivi rispetto agli altri territori. La sfida non è più fra destra e sinistra, fra conservatori e progressisti, fra classe operaia ed élite, ma tra territori all’interno dei quali ci si potrà pure confrontare sulla base di modelli diversi d’intervento attivo senza però perdere mai di vista la mission: la prospettiva. E’ con questa che il nuovo amministratore dovrà misurare la propria capacità di rappresentare gli interessi di una comunità. Più l’amministratore locale sarà capace di dare una prospettiva al territorio che amministra e maggiori saranno le attenzioni che riceverà in termini di consenso. Viceversa, un amministratore alieno rispetto a queste tematiche ed impegnato solo alla ricerca disperata di piccoli favori per potenziare il suo, altrettanto piccolo, orticello elettorale è destinato a recitare un ruolo di secondo piano, utile magari a conservare una propria posizione di rendita (occupazionale o professionale) ma inutile a perseguire l’interesse generale sul quale riposa il rispettivo mandato elettivo. I partiti politici, titolari ex lege di alcune pubbliche funzioni, sono chiamati ad assumersi grandi responsabilità. Purtroppo questi continuano a cercare fuori delle soluzioni a problemi che essi contribuiscono a creare in misura crescente, e che dipendono largamente dalla loro azione. Primo fra tutti quello attinente alla selezione e valutazione di una classe politica decentemente preparata e orientata all’interesse pubblico. La recente tornata elettorale per il rinnovo del consiglio comunale ennese ci consegna un’assemblea elettiva certamente suffragata democraticamente ma in buona parte deficitaria sul piano della qualità, della competenza e della abnegazione all’esercizio di politiche pubbliche. Pertinente, ma fin troppo spesso ultronea, la famosa frase di Korad Adenauer: “i partiti esistono non per se stessi ma per il popolo”.

     

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