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  • C’era una volta la Riserva Naturale Speciale di Pergusa

    Pubblicato il novembre 23rd, 2010 Max Nessun commento

    di Massimo Greco
    L’annoso e vessato scontro tra la Riserva Naturale Speciale e l’autodromo di Pergusa non ha sortito alcun vincitore, anzi, nel voler indagare meglio, e soprattutto a freddo, possiamo serenamente registrare la sconfitta di entrambi i contendenti. Senza entrare nel merito dell’attività dell’autodromo, oggetto di approfondimento altrui, la Riserva di Pergusa, formalmente maggiorenne – attesa l’istituzione della stessa nell’anno 1991 – non può certo vantare un vissuto da trasferire in contesti formativi ed educativi come, invero, accade per tante altre realtà similari. Il legislatore regionale, nel tentativo disperato di contemperare la presenza di due interessi pubblici, entrambi meritevoli di considerazione e tutela (quello sportivo-turistico e quello naturalistico-ambientale), ha finito per inceppare la macchina burocratica, così provocando la paralisi sia dell’autodromo che della Riserva. E’ noto a tutti che le attività motoristiche sono ferme da cinque anni. La Riserva, declassata dal legislatore da integrale a speciale al fine di impallidirne il regime vincolistico, è stata strappata nel 1995 dal sistema della gestione ordinaria delle riserve regionali per essere affidata all’ente Provincia. Mossa apparentemente astuta per salvare le attività motoristiche ma di corto respiro e, soprattutto, miope sotto il profilo della prospettiva gestionale della Riserva. L’affidamento ad un ente locale come la Provincia, privo di adeguata esperienza in materia, ha infatti provocato la paralisi totale del bene protetto. Se si escludono gli interventi specialistici della volenterosa e caparbia Biologa Rosa Termine, a distanza di 15 anni dall’affidamento, la Provincia non può certamente rivendicare alcuna azione di valorizzazione della riserva né, e questo è ancora più grave, alcun tentativo di approfondire la questione. E dire che la conca pergusina gode di tali e tanti pregi attrattivi notoriamente invidiati dagli altri territori siciliani. L’area è infatti sottoposta alle norme di tutela paesaggistica ed ambientale non solo in forza di una specifica legge statale (la cosiddetta Galasso) ma anche a seguito di una meditata azione di tutela scientifica ed amministrativa promossa dalla locale Soprintendenza ai BB.CC.AA., che, nel decretarne la valenza di bellezza d’insieme, non ha omesso di evidenziarne le rare peculiarità naturalistiche, paesaggistiche ed ambientali. E’ altresì sottoposta alle


    norme di tutela in quanto “zona umida” e, per tale riconoscimento, preservata anche nella fascia di rispetto del bacino lacustre. La presenza costante in tutte le stagioni di fauna e di uccelli migratori sono solo alcune delle testimonianze inequivocabili di un bene che dovrebbe rappresentare una fortuna per il territorio ennese. Il paradosso, ormai diffuso non solo in provincia di Enna, è rappresentato dalla diagnosticata inconsapevolezza della classe  dirigente ennese, colpevole di non meritare un tesoro naturalistico di siffatta valenza. In questi venti lunghi anni di ignavia non si registra una sola proposta di gestione, una sola proposta di valorizzazione, una sola proposta di sistemazione della zona “A” della riserva a cura dell’ente Provincia nella qualità di ente gestore, una sola proposta di valorizzazione della pre-riserva a cura del Comune di Enna. Uno strano, e non tanto inconsapevole, comportamento ha accomunato i due maggiori enti locali, ai quali il legislatore aveva pensato invano di affidare le sorti della Riserva di Pergusa. Ovviamente, in tale contesto, appare una bestemmia ipotizzare la candidatura del lago di Pergusa a bene dell’UNESCO. Cosa avremmo da candidare se non un modello di maladministration? Come lamentarsi quando la Regione avoca a sé determinate competenze, magari gridando allo scippo? E’ forse preferibile continuare a mantenere competenze che non si è in grado di esercitare? Il principio di sussidiarietà verticale previsto dal nostro ordinamento giustifica in questi casi, di accertata inefficienza istituzionale, di sostituirsi al governo del livello istituzionale più basso per soddisfare comunque fabbisogni e diritti, come quelli sottesi alla tutela e valorizzazione del paesaggio, che trovano fin anche una copertura di tipo costituzionale. Il cittadino, anche in tempi di federalismo spinto, chiede infatti che i servizi vengano erogati dall’ente locale solamente e nella misura in cui questi siano adeguati ed idonei a soddisfare la domanda. Nessuno si scandalizzi, quindi, se una delle tante proposte di legge che orbitano nelle aule parlamentari dell’A.R.S. possa contemplare anche il passaggio della gestione della Riserva Speciale di Pergusa dalla Provincia alla Regione. E nessuno si offenda se qualche cittadino libero e determinato, nel prendere atto anche della rassegnazione delle associazioni ambientaliste, possa promuovere una class action nei confronti di Provincia e Comune.

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