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  • C’era una volta la “partecipazione”

    Pubblicato il dicembre 13th, 2008 Max Nessun commento

    di Giancarlo Di Marco
    Una costante del discorso politico è l’uso ricorrente della retorica. Come cita il dizionario, retorica è: ….Atteggiamento dello scrivere o del parlare, o anche dell’agire, improntato a una vana e artificiosa ricerca dell’effetto, con manifestazioni, talvolta clamorose, di ostentata adesione ai più banali luoghi comuni…”.
    Quindi, vogliate scusarmi se parlando di politica eviterò arzigogoli ed acrobatiche elucubrazioni e andrò subito al dunque: proposte concrete, solo ed esclusivamente proposte concrete.
    Obbiettivo: coinvolgimento dei cittadini alla programmazione e gestione della politica locale.
    Strategia: democrazia partecipata.
    Proposta concreta: Bilancio Partecipativo.-


    Il fine del Bilancio partecipativo è quello di raccogliere i bisogni dei cittadini per progettare la città dal punto di vista di chi la vive. Attraverso la creazione di una struttura che consenta la conoscenza e le priorità del territorio ( mappatura del territorio e delle realtà presenti attraverso interviste e/o questionari, incontri con le realtà organizzate e i cittadini, assemblee di quartieri, predisposizione di questionari da sottoporre ai cittadini…) potranno essere costituiti dei tavoli di progettazione partecipata per la presa in carico da parte dell’amministrazione  comunale, attraverso la creazione e la relativa dotazione economica di apposite voci da inserire nel  Bilancio di previsione annuale, delle indicazioni espresse dal percorso partecipativo.
    Le buone prassi di comuni all’avanguardia, che da anni ormai adottano questo sistema, potranno certamente essere da viatico per la nostra amministrazione comunale.
    Questo è  un modo per ridurre la distanza, ormai abissale, tra i politici di questa città e i suoi abitanti. E’ il primo passo, quello fondamentale.
    Sarebbe auspicabile la creazione di un vero e proprio Assessorato al Bilancio Partecipativo, dotato di un’efficiente struttura amministrativa,  che permetta, a partire dal 2010, di raccogliere i primi frutti dell’iniziativa.
    E’ innegabile che una iniziativa del genere genererebbe un percorso virtuoso, i cittadini ennesi abbandonerebbero la costante apatia che li contraddistingue ormai da decine di anni sentendosi protagonisti delle sorti della propria città ed i politici locali avrebbero gli strumenti per proporre iniziative concrete e sarebbero effettivamente giudicati sul loro operato.

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