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  • Cassazione e Gay. Interpretazione e disinformazione

    Pubblicato il settembre 1st, 2007 Max Nessun commento

    di Nicolò Vergata
    L’omosessualita’ va riconosciuta “come condizione dell’uomo degna di tutela, in conformita’ ai precetti costituzionali”. E’ quanto scrive la Cassazione, rilevando inoltre che la “liberta’ sessuale va intesa anche come liberta’ di vivere senza condizionamenti e restrizioni le proprie preferenze sessuali”, in quanto “espressione del diritto alla realizzazione della propria personalita’, tutelato dall’articolo 2 della Costituzione”. La Suprema Corte, (prima sezione civile, sentenza n.16417), torna cosi’ ad affrontare il tema dell’omosessualita’ prendendo spunto dal caso di un cittadino senegalese, dichiaratamente gay, raggiunto da un decreto di esplusione dal nostro Paese, emesso nei suoi confronti dalla prefettura di Torino. Contro tale provvedimento, l’uomo era ricorso al giudice di pace, il quale aveva annullato il suddetto decreto, rilevando che l’uomo, nel suo Paese d’origine, sarebbe potuto essere oggetto di persecuzioni, visto che in Senegal, l’omosessualita’ e’ punita con la reclusione da uno a cinque anni.

    Gli ‘ermellini’, pur condividendo il principio espresso dal giudice di pace, hanno annullato con rinvio la sentenza: “ai fini dell’accertamento della ravvisabilita’ o meno di un fatto persecutorio – spiegano i giudici di piazza Cavour – occorre stabilire se la legislazione senegalese preveda come reato il fatto in se’ dell’omosessualita’ (ipotesi che certamente varrebbe in se’ ad integrarne gli estremi), ovvero soltanto l’ostentazione delle pratiche omosessuali non conformi al sentimento pubblico di quel paese atteso che, in tale ultimo caso, il divieto non si sottrarrebbe al principio di ragionevolezza”. Inoltre, ricorda la Cassazione, la prova dell’omosessualita’ del clandestino sarebbe stata ricavata dalla sua iscrizione all’Arcigay e ad un altro club riservato agli omosessuali: “si tratta certamente di elementi indiziari significativi – si legge in sentenza – che pero’ non risultano tali da conferire la certezza necessaria alla dichiarata omosessualita’” del senegalese. Alla luce di cio’, dunque, un altro giudice di Torino dovra’ riesaminare il caso. (La Repubblica). Pur non disponendo della sentenza per esteso, sembrerebbe ineccepibile il pensiero alla luce della nostra Costituzione. Ma non ne sono affatto convinto. Anzitutto, non è la omosessualità in quanto tale che va tutelata, ma il “principio” della libera “esplicazione” (più che della “realizzazione”) della propria personalità. Ma, attenzione, nell’elaborare e nel sancire questo principio, sussunto in norma di rango costituzionale, i padri costituenti avevano come riferimento unicamente quei valori sanciti nella prima parte (Principi fondamentali) . Il richiamato art.2 è stato forzatamente interpretato, perché i diritti inviolabili dell’uomo cui lo Stato garantisce tutela, sono esclusivamente quelli elencati nei successivi artt. 4 e 13, i quali si riferiscono alla affermazione della personalità in campo sociale, politico e in ogni altro campo dove l’azione umana individuale apporta utilità sociale e soddisfazione personale. Tra questi non mi sembra che l’accoppiamento di due individui dello stesso sesso possa in qualche modo rientrare. Tant’è vero che la stessa Cassazione si contraddice laddove opera un distinguo tra l’essere, cioè lo status di omosessuale e l’ostentazione di esso. Orbene, se la Corte ha ritenuto dover rinviare la causa al giudice di pace per accertare se in Senegal è repressa l’omosessualità in quanto tale o se perseguita l’ostentazione di essa, nel qual’ultimo caso “ il divieto di espulsione non si sottrarrebbe al principio di ragionevolezza” lo stesso vale anche per l’Italia qualora l’esagerata ostentazione violi non solo, come in Senegal, il sentimento pubblico, ma violi specificamente una norma del nostro codice penale (atti osceni in luogo pubblico, art. 527 c.p.). Che, infine, la semplice iscrizione all’Arcigay costituisca prova di omosessualità degli immigrati in arrivo, è semplicemente ridicolo e dagli effetti estremamente pericolosi. Ma torniamo al bacio dei due gay alla luce dei riflettori del Colosseo. L’on. Grillini ne ha data una prima comunicazione alla stampa, ovviamente asserendo la castità del bacio e, quindi, tutto l’orrore di uno Stato discriminatorio, incivile e persecutorio. E’ altresì ovvio che tutto il centrosinistra, compresa la cattocomunista Bindi per non parlare della Turco, hanno gridato allo scandalo pretendendo scuse ufficiali ai due innocenti innamorati. Evviva, alla luce di questa ipocrita e falsa interpretazione della sentenza, l’on.Grillini & Gay stanno sicuramente già pensando che da ora in poi siano leciti gli amplessi gay alla luce del sole ed in mezzo alla folla. Nessun quotidiano, che io sappia (tranne “Libero”) ha osato pubblicare il verbale dei Carabinieri, dove si descrive come non si trattasse del bacio della buona notte ma di qualcosa ben al di là (rectius, ben al di sotto) del candido toccarsi le reciproche labbra. E, non dimentichiamoci che il verbale redatto da pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni fa fede fino a querela di falso (art.2700 c.civ.).

    L’on. Grillini lo sa e sta portando in piazza migliaia di testimoni oculari che affermano il contrario. Scommettiamo che sarà aperta l’ennesima inchiesta, stavolta per falso in atto pubblico, contro le Forze dell’Ordine?

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