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  • Caso De Luca. La nota del Caf Fenapi e degli avvocati difensori

    Pubblicato il novembre 25th, 2017 Max Nessun commento

    Cateno De Luca

    Il CAF FENAPI ha sempre avuto ragione: con l’odierna sentenza del Tribunale della Libertà si sono maggiormente appalesate illegittime “le incursioni” dell’Ufficio di Procura sulla Commissione Tributaria Provinciale di Messina.

    La sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Messina nel procedimento tributario sul CAF Fenapi è in buona parte favorevole al Contribuente. La difesa del CAF e del Presidente Carmelo Satta (Prof. Raffaello Lupi – Avv. Emiliano Covino – Avv. Giovanni Mannuccia) ci tiene ad evidenziare che tale sentenza conferma che non ci sono stati artifizi e raggiri ma solo questioni interpretative di natura formale che hanno indotto la stessa Commissione Tributaria, già in primo grado, a riconoscere le ragioni del CAF FENAPI per oltre il 50% dei costi contestati mentre per la rimante parte ne ha negato con argomentazioni fumose e formalistiche la deduzione di costi senza i quali l’attività del CAF sarebbe realmente impossibile, a meno di pensare che i documenti si raccolgano e le dichiarazioni si compilino pronunciando formule magiche. Un’ipotesi è che proprio il clamore mediatico abbia spinto i giudici a non smentire del tutto l’impianto accusatorio: come se il compenso pagato fosse deducibile non solo descrivendo il servizio ricevuto, ma si dovesse anche specificarne i parametri per determinare il prezzo, come le materie  prime e le ore di lavoro, quasi fossero appalti pubblici. Si farà quindi appello alla Commissione Regionale contro le ingiustificate titubanze della CTP, per il totale riconoscimento delle ragioni del CAF Fenapi, anche alla luce della recente ordinanza del Tribunale del Riesame che ha totalmente annullato tutte le misure cautelari in capo agli indagati ed al CAF. Ci preme sottolineare che la forzatura dell’Ufficio di procura è stato inenarrabile: è apparso a tutti noi giuristi come un vero e proprio tentativo di voler anticipare condizionandolo anche il verdetto dell’unico organo giurisdizionale che ha l’esclusivo titolo a sentenziare in materia fiscale e tributaria cioè la Commissione Tributaria.

    Gli avvocati Prof. Carlo TAORMINA e Tommaso MICALIZZI difensori dell’On.le Cateno DE LUCA scrivono:

    De Luca – Una “mano nera giudiziaria” siede nel Tribunale di Messina. La muovono i poteri forti. Ora resta solo l’attentato per far fuori il parlamentare siciliano.

    L’assoluzione di Cateno De Luca da tutti i reati contestatigli in relazione al c.d. Sacco di Fiumedinisi e l’azzeramento di tutti i reati e di tutte le misure cautelari personali e reali da due organi giurisdizionali nello stesso Tribunale, il giudice delle indagini preliminari e il Tribunale della libertà, dimostrano senza il minimo dubbio che una “mano nera” si aggira negli uffici giudiziari di Messina, la quale da tempo ha deciso che l’opera antimafia e antimassonica del deputato siciliano debba essere fermata.

    Bisogna dare atto alla magistratura illuminata di quel Tribunale di aver avuto il coraggio di elevare barricate di onestà contro questi inverecondi attacchi perpetrati verso un uomo delle istituzioni che ha il torto di fare politica solo con la buona amministrazione e che ha avuto l’ardire di volersi impegnare per la ripulitura del verminaio messinese che abbraccia centri di potere, università e uffici giudiziari.

    C’è da augurarsi che si comprenda come, dopo l’abbattimento di ogni iniziativa giudiziaria criminalmente ideata per far fuori Cateno De Luca, il deputato regionale sia esposto all’unica cosa contro la quale la storia siciliana dimostra che è impossibile combattere: un attentato mafioso che, ove si dovesse verificare, non potrà essere negato che sia stato “ordinato” dagli stessi ambienti che da sette anni muovono la “mano nera giudiziaria”.

    Rimarrà nella storia della Repubblica l’arresto di un parlamentare dopo due giorni dalla sua elezione a dimostrazione di quel metodo mafioso che ha lasciato tanti cadaveri sulle vie della Sicilia. Rimarrà, altresì, nella storia la persecuzione penale che Cateno De Luca non si stancherà di contrastare, fino a quando non vadano in galera coloro, magistrati o non magistrati, che gli hanno imposto l’onta del carcere”.

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