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  • Bruno, Assoconsumatori: il fallimento dell’Ato rifiuti è il fallimento di un’intera classe politica ennese

    Pubblicato il marzo 21st, 2017 Max Nessun commento

    Pippo Bruno

    Niente di fatto se non allungare ulteriormente i tempi nella riunione dell’assemblea dei sindaci dell’Ato rifiuti di lunedì. Un incontro che si allungato dalle 11 alle 16,30 e poi rinviato al 31 marzo.

    Un incontro che ha avuto uno strascico anche questa mattina con i lavoratori dell’Ato che si sono riuniti in assemblea nella sala del consiglio dell’ex Provincia. I sindaci erano stati chiamati a dichiarare il fallimento dell’Ato e per il momento non l’hanno fatto. Ha seguito i lavori Pippo Bruno responsabile provinciale di Assoconsumatori che dice: “Siamo vicini all’epilogo della gestione dei rifiuti 2004/2017. Il fallimento totale della politica ennese”.

    Bruno comunque è perplesso: “I sindaci si sono riuniti per discutere sull’istanza di fallimento, avanzata da un ex componente del Collegio liquidatore, operante nella stessa società ed oggi amministratore comunale. La cosa che sorprende è che la stessa istanza di fallimento si ribalterà sui Comuni in quanto soci ed è stata inoltrata proprio da chi ha gestito l’Ato per il quale si paventa un danno erariale di circa 9 milioni di euro”.

    Il presidente di Assoconsumatori propone un parallelo politica provinciale-Ato rifiuti.

    “E’ proprio così ed è una bocciatura netta per la politica degli ultimi tredici anni che ha trascinato nel baratro anche la fase amministrativa con un danno sociale inaclcolabile. Solo gli ignoranti, perché arroganti, non hanno capito il baratro verso cui ci si avviava, il fallimento totale dei Comuni per i quali non basteranno i prossimi dieci anni per ripianare i debiti che la mala politica ha creato”.

    E’ stato comunicato che il debito complessivo dell’Ato sia di circa 160 milioni di euro?

    “Mi sembrano valutazioni troppo ottimistiche e palesamente azzardate. Il monte debiti è più vasto. In ogni caso basterebbero questi 160 milioni di euro per portare tutti i Comuni dell’ennese al dissesto”.

    Prima che iniziasse l’incontro i sindaci hanno parlato con le rappresentanze sindacali dei lavoratori. I toni sono esasperati. Le maestranze non ricevono regolari stipendi da dieci mesi e vanno avanti con acconti. Dei contributi previdenziali non si sa e qualcuno giura che fra qualche anno scoppierà anche questo bubbone per centinai di lavoratori.

    “Certo – continua Bruno – gli animi erano accalorati e a ragion di veduta. E’ stata annullata la dignità stessa dei lavoratori senza stipendi da mesi e mesi. In questo la responsabilità sta tutta nella politica che dal 2004 ad oggi ha solo preso in giro i lavoratori con illusorie promesse. La verità sta nelle scelte dissennate di colui o di coloro che hanno pensato di mettere in piedi un carrozzone clientelare nella più assoluta illegittimità, evidentemente, perché abituato/i ad avere poco rispetto delle leggi dello Stato. Oggi i lavoratori favoriti nel 2004 piangono le conseguenze”.

    E l’incontro com’è finito?

    “Il presidente dell’assemblea ha ascoltato le rimostranze e in pratica ha allargato le braccia invitando gli stessi lavoratori ad accomodarsi fuori. Anche noi stiamo stati trattati nella stessa maniera anche se avevamo fatto istanza di presenziare alla seduta. Per la verità il Dott. Di Mauro per noi si era riservato di sentire l’assemblea ma avendo allontanato le rappresentanze sindacali non ha potuto fare altro con noi”.

    Bruno, in fin dei conti cosa ha portato l’Ato rifiuti al disastro assoluto?

    “Prima di tutto la poca democrazia e la scarsissima trasparenza. Adesso la politica si ritrova nell’impossibilità di operare poiché ogni cosa passa di mano, ai commissari nominati dal tribunale per l’esecuzione fallimentare. In questo marasma non si salva nessuno vecchi e nuovi che hanno approvato una pianta organica esageratamente numerosa”.

    Di questa pianta organica se n’è parlato sempre ma mai nessuno è entrato nel particolare?

    “I numeri sono impietosi. Il rapporto popolazione/operatori in provincia è di 450/1, mentre in Italia ed in Europa il rapporto è 1000/1. Quindi è stato assunto un numero pari a più del doppio di quello necessario e sempre senza alcun concorso. Chiaro, quindi, il costo più del doppio che l’utente deve sobbaccarsi. Qualcuno afferma che si è ecceduto per motivi sociali, non è vero è un imbroglio sono stati assunti solo per fare clientela dalla politica di tutti i colori”.

    Ma adesso c’è un nuovo impiccio, il passaggio del personale Ato alla nuova costituenda Srr?

    “La legge 9/10, lo ripeto per chi non vuole capire o non è in grado di capire, prevede il passaggio del personale dall’Ato alla Srr di coloro che sono stati assunti entro il 31/12/2009 con procedure ad evidenza pubblica, ciò vuol dire concorso, oppure in forza di una pronuncia giurisdizionale che abbia acquisito efficacia entro la stessa data. Ad Enna, forse non c’è nessuno che abbia questi requisiti”.

    E allora?

    “A questo punto ai Comuni rimangono in mano solo le ordinanze urgenti e con tingibili, art. 191 legge 152/2006, per organizzare affidamenti del servizio a società private sulla base di nuovi contratti prevedendo il passaggio di personale strettamente necessario, utilizzando la media regionale siciliana di un operatore ogni 850/900 utenti con contratto enti locali. Quest’ultimo è inferiore del 30/40% all’attuale contratto Federambiente”.

    Ma ce ne usciremo mai da questo inferno chiamato Ato rifiuti?

    “Il danno è grande ma se si lavora con trasparenza e legittimità tutto si può fare. Certo sarà un percorso fatto di sacrifici. Prima di tutto bisogna iniziare una seria raccolta differenziata, perché il riciclo crea ricchezza e diminuisce il conferimento in discarica, vendere alle filiere i prodotti riciclabili. C’è sempre l’incognita di quel sistema delinquenziale che opera dietro le quinte e che ha lucrato sul business dei rifiuti in tutti questi anni. Speriamo – conclude Bruno – che i macelli determinati con sperperi di denaro pubblico ed affari illeciti, su cui la magistratura non può soprassedere, venga interrotta da una sana amministrazione”.

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