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  • Aumentano i guai per gli amministratori delle società d’ambito

    Pubblicato il gennaio 8th, 2010 Max 1 commento

    di Massimo Greco

    Qui l’articolo di Antonio Giuseppe Paladino (pubblicato su Norma giuridica il 7/01/2010) con l’avvertenza per i lettori che nell’ordinamento siciliano la competenza dei comuni è stata trasferita ope legis alle società d’ambito:

    I comuni che non attuano la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani rispondono anche di danno erariale. Infatti, l’inerzia degli amministratori nell’attuare le prescrizioni legislative o le eventuali ordinanze commissariali in merito, comporta un maggior costo di conferimento dei rifiuti negli impianti di smaltimento, nonché il mancato introito derivante dalla cessione del materiale recuperato e il maggior costo della cosiddetta “emergenza rifiuti”. Tutte poste di danno che non possono essere addebitate alla collettività, ma agli stessi amministratori che, in maniera negligente, nulla hanno fatto per avviare seriamente la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. E’ quanto ha sancito la sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Campania, nel testo di una recentissima sentenza (la n. 1492/2009), con la quale ha chiarito come l’avvio delle procedure per sensibilizzare i cittadini  alla raccolta differenziata, per le amministrazioni comunali, non sia certo una facoltà, quanto piuttosto un obbligo, dal cui mancato adempimento  possono conseguire rilevanti effetti negativi, non ultimi il danno erariale e  la conseguente  responsabilità amministrativo-contabile.
    Una sentenza, la prima in tal senso sul panorama giurisprudenziale italiano, che ha il merito di evidenziare come spesso i mediocri risultati ottenuti sul fronte della lotta ai rifiuti non sia sempre addebitabile al malcostume generalizzato della popolazione, ma spesso affondi le radici nell’inerzia delle amministrazioni che, per legge, sono tenute alla vigilanza in tal senso. Il collegio della Corte campana ha così sanzionato al pagamento di oltre 450 mila euro, il sindaco e i dirigenti –


    comunali di Marcianise (Ce), in carica nel biennio 2003-2005, per il mancato rispetto degli obblighi inerenti il raggiungimento da parte del Comune delle percentuali minime di raccolta differenziata.
    In caso di violazione, la tariffa a carico dei comuni per gli oneri gestionali della raccolta dei rifiuti avrebbe subito progressive maggiorazioni in misura direttamente proporzionale all’entità della violazione. Nei fatti, verificati dalla procura contabile campana, è emerso che nel 2004 il Comune di Marcianise risultava aver raggiunto la percentuale di raccolta differenziata pari al  6,17.
    Indagando sulle  cause che hanno determinato un risultato così mediocre, la Corte ha potuto pertanto rilevare che in quel comune “nulla era stato previsto per la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani”. In particolare, si legge nella sentenza, non è sorto alcun obbligo per i cittadini di procedere al conferimento separato delle varie tipologie di rifiuti, con la conseguente impossibilità, per gli agenti di polizia municipale, di contestare eventuali infrazioni e nonostante il corrispettivo comunque erogato alla società affidataria del servizio di raccolta dei rifiuti comprendente anche il trattamento della raccolta differenziata. Tre, pertanto, i profili di danno contestati e passati in sentenza. Il primo concerne l’ingiustificato costo sostenuto dall’ente a titolo di tariffa smaltimento rifiuti per il conferimento “dell’indifferenziato” presso gli impianti di smaltimento, quando, invece, avrebbe dovuto essere in parte non conferito agli impianti, ma separato con l’effettuazione della prescritta raccolta. Il secondo, ancora a danno del comune, è costituito dal mancato introito derivante dalla cessione del materiale recuperato. Il terzo, infine, è a danno sia del Comune che dell’Erario ed è costituito dal collasso del piano integrato dei rifiuti e dei costi emergenziali, cui l’insufficiente raccolta differenziata “ha senz’altro partecipato”, anche se in modo non preponderante ad altre cause, quali l’assenza dei termovalorizzatori.


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