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  • Arroganza e ignoranza ancora presenti nella P.A.

    Pubblicato il Febbraio 19th, 2017 Max Nessun commento

    di Massimo Greco

    Mentre il Governo consuma l’ennesimo “giro di vite” a danno dei cosiddetti furbetti del cartellino, nella Pubblica Amministrazione diffusa è la pratica comportamentale di chi, preposto alla guida di un servizio o di un’articolazione burocratica, fa uso ed abuso della “legge del capo”.

    In forza di questa antica e abbondantemente superata pratica le figure apicali della P.A. si sentono, ancora oggi, abilitate a proferire slogan del tipo “qui comando io e si fa quello che di co io”, “fin quando ci sono io non otterrai mai quello che chiedi” ecc… Si registrano queste condotte sia nei rapporti tra Dirigenti e sotto ordinati che tra Dirigenti e cittadini-utenti. Ma vi è di più, vere e proprie prevaricazioni si registrano anche nei rapporti tra le diverse Pubbliche Amministrazioni i cui rapporti dovrebbero, invero, essere regolati dal costituzionale principio di leale collaborazione.

    Evidente è la necessità di coinvolgere queste figure apicali nei processi formativi connessi alla conoscenza e applicazione delle più recenti disposizioni sulla prevenzione dei fenomeni corruttivi. Se è infatti vero che i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, e che, nell’assolvimento delle rispettive funzioni, si devono comportare conformemente all’etica professionale, cui è correlato il senso morale e dell’onore, è altresì vero che, a fortiori, il comportamento del Dirigente della P.A. deve essere tale da stabilire completa fiducia e sincera collaborazione fra i cittadini e l’Amministrazione.

    In tale contesto non è affatto ultroneo evidenziare che la volontà dell’Amministrazione deve essere sempre veicolata all’esterno in modo asettico, cioè depurata da incrostazioni “di coscienza” o anche più semplicemente caratteriali di chi è preposto a ciò. E’ stato già opportunamente affermato dalla giurisprudenza che “solo gli individui hanno una coscienza, mentre la coscienza delle istituzioni è costituita dalle leggi che le regolano”.

    Corollario di questo principio, che si correla a quello più noto di legalità, è che all’interno della P.A. le gerarchie sono necessarie al solo fine di ripartire i livelli di responsabilità e non certo per mascherare forme più o meno patologiche di arroganza.

     

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