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  • Antropologia Culturale: Colajanni contro le teorie razziste di Lombroso e Niceforo

    Pubblicato il Febbraio 11th, 2017 Max Nessun commento

    Beatrice Pecora, criminologa

    L’antropologia del crimine si è sempre basata sullo studio delle razze. La paternità di questo metodo di studio è da attribuire a Lombroso ma non fu il solo lo seguì anche Niceforo. 

    Il tutto si basava sugli studi di Darwin in particolare sulla “teoria dell’evoluzione” che giustificava il fattore criminale come istinto primordiale causato dall’arresto dell’ontogenesi. Più che teorie sulle “razze” sembrano delle teorie “razziste” alle quali Lombroso adattava al contesto socio-culturale del 800 e in particolare al Sud Italia. Non a caso scrisse pagine sui briganti e del perché essi delinquono – “Lombroso e il brigante”. Durante questi studi fu colpito dal cranio del brigante Villella poi rivelatosi una bufala perché il povero cranio apparteneva si al Sig.Villella ma non era un brigante, era solo un ladro di “cinque ricotte, una forma di cacio, due pani… e due capretti” ma era anche un povero malcapitato nello studio del medico torinese! Alle teorie razziste si oppose in maniera categorica, Napoleone Colajanni (1847-1921), medico, sociologo, politico e criminologo Ennese – allora Castrogiovanni- il quale le criticava aspramente affermando che il motivo del delinquere poteva essere rintracciato in altri fattori, da quelli ambientali a quelli socio-economici e proprio su quest’ultimi incentrava i propri studi. Nel 1898 lo studioso siciliano pubblicò un opuscolo dal titolo “Per la razza maledetta”, con il quale intese confutare le teorie razziste. Per Colajanni non vi erano dubbi, il perché della delinquenza non era questione di atavismo bensì era da ricercare all’interno del contesto sociale.

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