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  • Anno bisesto

    Pubblicato il gennaio 21st, 2008 Max Nessun commento

    di Silvana Iannotta
    Anno bisesto, anno funesto! Così la saggezza antica si preparava a vivere l’anno bisestile e da come è iniziato questo dovremmo cominciare a tremare. In poco più di quindici giorni si è abbattuto su questa povera nazione uno tsunami di vergogna. Non è facile scegliere qual è l’episodio più mortificante per il popolo che, sbigottito, sta a guardare: i rifiuti di Napoli? Mastella? Cuffaro? La Sapienza e il Papa? Non entriamo nel merito delle vicende perché sin troppo note ed eccessivamente strumentalizzate da una parte e dall’altra. Pensiamo, invece, a quanto grande è il peso che portano con sé.
    Il problema rifiuti a Napoli è vecchio e, naturalmente, tutti i responsabili, ora, giocano a scaricabarile e nessuno si dimette. Agli occhi stupefatti del mondo intero che ci ha stigmatizzato, la verità è una sola: in Campania lo Stato non c’è; al suo posto reami assoluti che nessuno vuole abbattere.
    La stessa vergogna la proviamo quando si cerca di far passare per normale, non il segnalare o raccomandare (peccato considerato veniale dalla maggior parte dalle persone, ma che, come tutti i vizi umani, crea dipendenza!) ma usare il proprio potere per imporre nomine ovunque, dalle ASL, alle Università, agli Enti pubblici. Così fan tutti? Ecco perché la Sanità è ridotta com’è ridotta, l’Università non fa ricerca, gli Enti pubblici sono solo carrozzoni improduttivi, costosi e pletorici: insomma, i migliori cervelli fuggono all’estero perché l’Italia è solo per i mediocri raccomandati o imposti perché “uomini di fiducia”. Ma di chi? Sicuramente non dei poveri cittadini che ne subiscono l’inefficienza. La vergogna, comunque, nel caso Mastella, ci viene più dall’assurda richiesta, in forma ricattatoria, del sostegno da parte del Parlamento (come se non fosse bastato l’applauso), dalla vergognosa sfilata di sindaci amici dell’inquisito, dalle fiaccolate organizzate quasi si trattasse di un rapito o scomparso. –


    Ci si lamenta delle intercettazioni? Usate, allora, i pizzini, come ha insegnato Provenzano, ma lasciate che gli investigatori facciano il lavoro per il quale sono pagati.
    Strana terra quella della Campania, strana terra quella della Sicilia dove un vicerè condannato all’interdizione dai pubblici uffici, se ne frega della sentenza e non si dimette!! Ma, allora, a che servono i processi? Si, va be’, la solita storia, “è solo il primo grado di giudizio”! Considerata la lentezza della giustizia, avrà tutto il tempo per maturare la pensione d’anzianità e poi decidere se è il caso di dimettersi. Intanto, una valanga d’immondizia ( e non solo quella di Napoli) copre questa terra che non merita sicuramente tale sorte. Se la sentenza dovesse risultare eccessiva o non motivata, il Nostro potrà tornare a testa alta (e ce l’auguriamo per vergognarci un po’ meno) e chiedere il giusto risarcimento. Già, che fine ha fatto il referendum con cui avevamo ottenuto che i giudici rispondessero del loro operato?
    Sulla questione laicismo-religione, innescata dal gran rifiuto dell’Università romana La Sapienza (nome diventato improprio) e utilizzata a piene mani dai tanti che sono alla ricerca di voti, non vogliamo prendere posizione se non per valutarne il risultato. Non ha vinto né la religione, né la libera ricerca scientifica: in un Paese in cui non si riconosce a chiunque il diritto di esprimere il proprio pensiero, è stata uccisa la democrazia, è stato cantato il De profundis della nostra Carta costituzionale. È questa la nostra più grande sconfitta.
    In conclusione, l’assurdo è diventato la norma in questo “Stato che non c’è”, in questa terra dove la Giustizia è aleatoria, il Dovere una virtù da scemi, l’Eticità un optional! Ma, forse, è questo il suo destino se già Dante (oggi, più in voga che mai) così si esprimeva: “Ahi serva Italia, di dolore ostello,/ nave sanza nocchiere in gran tempesta,/ non donna di provincie, ma bordello!” Meglio di così…!!

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