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  • In Italia aumentano i nostalgici della lira

    Pubblicato il dicembre 4th, 2011 Max Nessun commento


    di Tony La Rocca
    Sarà ancora l’euro la nostra moneta? Questo è un dilemma del tipo “essere o non essere” di remota reminiscenza shakespiriana. Il ragionamento che richiede tale interrogativo non è di facile risoluzione. Vanno valutate attentamente alcune dinamiche che ci mettono di fronte a fatti compiuti. L’Italia possiede delle criticità che non sono di secondo ordine, ma destano delle preoccupazioni che, per come è determinata la politica monetaria della BCE, sembrano non trovare alcuna soluzione. Già, proprio la politica monetaria della BCE non ci aiuta per niente, considerato l’esiguo spazio di manovra che questa possiede circa l’emissione di moneta, contrariamente a ciò che fa la FED in America.

    Lì questo ha determinato la differenza – almeno per ora – optando per il rifinanziamento delle banche che sono state trasformate da banche d’investimento a banche commerciali, per salvare la faccia ai protagonisti di una deregolamentazione selvaggia. Quella deregolamentazione che ha aggravato ciò di cui si temeva anni prima: lo scoppio della bolla immobiliare. Ma lo scopo di questo articolo non è quello di ricostruire quei momenti, ma è quello di comprendere che ne sarà della nostra moneta. L’euro per l’Italia è una moneta troppo forte e pesante da sostenere, poiché presuppone dei punti sani che l’Italia rifugia quali: una strategia di crescita sostenuta che ci permetta di reggere un supereuro aggressivo e statico, attualmente più quotato del dollaro USA che, ahimè, riesce ad inchiodarlo a livelli troppo alti.


    Una buona quotazione che ci desse un buon assist, vedrebbe l’euro contro dollaro in area 1,10 o al massimo 1,20. Una valutazione EUR/USD di questo tipo aiuterebbe la nostra esportazione che, attualmente, indugia a livelli debolissimi. Quindi, se non si procede a risollevare la competitività delle nostre aziende con l’aiuto delle esportazioni, precedute da una svalutazione della moneta euro, la sola opzione che ci resta è quella di uscire dall’unione monetaria riservandoci l’utilizzo del “seuro”, “euro due” o della nostra vecchia lira prima che i mercati ci facciano naufragare irreversibilmente. Un ritorno alle monete deboli non sarebbe una passeggiata, anzi, tutt’altro; ma, a mio modesto avviso, sradicherebbe, come ha già fatto con altri paesi, il male alla radice. Intanto, nell’immediato, necessita un abbondante flusso di denaro che rifinanziando i nostri istituti bancari, stracolmi di debito pubblico (che difficilmente riusciranno a pagare), allarghi le maglie del credito. In ogni caso, va detto che, ad un rifinanziamento delle banche, dovrebbe corrispondere un acquisto di azioni da parte della BCE che dovrebbe “nazionalizzarle” in parte – così come la FED – reimpostando delle regole ferree in tema di: retribuzione e distribuzione degli utili ai top managers, obbligo di finanziare il credito alle imprese ed alle famiglie e riduzione, se non solo ai fini di ricopertura, dell’utilizzo dei derivati quali opzioni, futures e swap. Questa potrebbe essere una delle opportunità che rigenera un sistema marcio che, così come è impostato, presto, ci condurrà verso un default annunciato e certo.

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