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  • C’erano una volta gli Uffici postali che funzionavano

    Pubblicato il giugno 28th, 2011 Max Nessun commento


    di Massimo Greco
    Illustre Direttore sento la necessità a titolo personale ma soprattutto nella qualità di Presidente del Consiglio Provinciale di Enna di sottoporre alla sua attenzione il disagio che quotidianamente vive la comunità della cittadina ennese nel richiedere i servizi degli Uffici facenti capo alla sua giurisdizione.


    Senza entrare nel merito dei disservizi causati dai guasti ai terminali dei primi giorni del mese di giugno per i quali mi risulta che Poste Italiane s.p.a. ha attivato, su richiesta, i necessari rimborsi agli utenti danneggiati, la diffusa lamentela concerne le croniche “code” che il cittadino è costretto a fare sia per effettuare un semplice versamento che per recapitare ovvero ritirare una raccomandata.

    Orbene, sapendo, verosimilmente, di ricevere l’ovvia risposta della mancanza cronica di adeguate risorse umane, aggravata dall’arrivo del periodo estivo in cui aumentano fisiologicamente i congedi ordinari del personale dipendente, con la presente ed in coerenza con gli Obiettivi principali della “Carta della Qualità” di Poste Italiane, emanata con Decreto del Ministro delle Comunicazioni del 26 febbraio 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 29 marzo 2004, intendo porre un suggerimento che potrebbe ridurre (almeno spero) alcuni dei tipici “fastidi” riscontrati dall’utenza.

    Giorni addietro, dovendo ritirare una raccomandata postale, ho prelevato alle ore 16,06 il solito ticket (che ad ogni buon fine allego alla presente) col numero progressivo P115. Nonostante fossero presenti in sala pochi utenti (di cui due extracomunitari che lasciavano immaginare il grado di difficoltà delle rispettive operazioni), il mio turno veniva chiamato alle ore 17,45, cioè dopo ben un’ora e trenta di attesa. Al danno è seguita la beffa in considerazione del fatto che l’operazione di ritiro della raccomandata è gravata sui tempi dell’orologio (e quindi anche su quelli aziendali) di soli 53 secondi. In pratica, per soli 53 secondi ho dovuto aspettare un’ora e trenta minuti.                       


    Mi chiedo perché debba essere trattato allo stesso modo dal sistema automatizzato il semplice ritiro di una raccomandata con la trasmissione della stessa. Le domando, non potrebbe istituirsi una corsia, dotata di una sua specifica lettera “X”, per il solo ritiro delle raccomandate (e delle assicurate) da intervallare con quelle tradizionali usate (P ed U) per trasmettere le raccomandate secondo lo schema, ad esempio, di cinque ritiri per una trasmissione? Una semplice operazione di tecnica organizzativa gestita dalla medesima postazione “a costo zero”, che eviterebbe tanti disagi non solo agli utenti tutti ma soprattutto a coloro che per motivi professionali  (avvocati, consulenti ecc..) sono costretti quasi quotidianamente a recarsi presso gli Uffici Postali.

    In attesa di ricevere una risposta che la S.V. vorrà cortesemente darmi utilizzando lo stesso mezzo di comunicazione, attesa la rilevanza esterna dell’argomento, vorrei evidenziare due brevi considerazioni che dovrebbero indurre tutti, ma soprattutto coloro che rivestono ruoli apicali nelle Istituzioni pubbliche e private, ad una costante riflessione sulla qualità dei servizi pubblici locali in tempi di Federalismo fiscale.

     Il fatto che la nuova sistematica classificatoria della Pubblica Amministrazione abbia espunto Poste Italiane s.p.a. dal novero degli “organismi pubblici”, stante l’ormai assodata prevalenza, nel contesto delle proprie attività, di quelle esigenze aventi carattere industriale o commerciale che la giurisprudenza precedente aveva – per contro – reputato comunque non significative agli effetti della riconducibilità della Società medesima nell’ambito degli organismi anzidetti, non significa che sia venuta meno anche l’affidamento di rilevanti interessi pubblici sottesi alla mission statutaria.

     Mi piace in questo senso ricordare, nel contesto delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e nella connessa esigenza di “rispolverare” i tratti identitari dell’Italia dei Comuni, la presenza insostituibile in ogni piccola comunità italiana del Maresciallo dei Carabinieri, del Parroco di quartiere e, mi permetto di aggiungere, dell’Ufficio Postale, quale strumento indispensabile per mantenere i contatti con coloro che, per motivi bellici prima e di lavoro dopo, non potevano condividere il calore familiare e comunitario.

     Forse è anche per questo che mi ostino a definire ancora “utenti” i destinatari dei servizi erogati da codesta Azienda e non “clienti” come il “progresso” impone in tempi di liberalizzazioni e privatizzazioni, con buona pace dei referendum appena celebrati.

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